Giovedì, 23 maggio 2024 - ore 02.50

Il pesce gatto. 'En pescaduur furtunaat' di Giorgio Barbieri

Fra le tante poesie che ha scritto Riccardo Magri (anche autore nel 1978 dell'Inno della Cremonese con la musica dell'amico Ermes Ravasi) ne ho trovata una in dialetto intitolata 'En pescaduur furtunaat' nel libro 'Briciole di umanità', edito nel 1990 da Cremona Tipograf, con prefazione di Angelo Rescaglio.

| Scritto da Redazione
Il pesce gatto. 'En pescaduur furtunaat' di Giorgio Barbieri

Il pesce gatto. 'En pescaduur furtunaat' di Giorgio Barbieri

Fra le tante poesie che ha scritto Riccardo Magri (anche autore nel 1978 dell'Inno della Cremonese con la musica dell'amico Ermes Ravasi) ne ho trovata una in dialetto intitolata 'En pescaduur furtunaat' nel libro 'Briciole di umanità', edito nel 1990 da Cremona Tipograf, con prefazione di Angelo Rescaglio. Non la propongo tutta, ma solo alcuni brani. Non è dialetto cremonese di città ma 'de paees' essendo Magri nato a Cicognolo.

"L'oo vist a parter prest, gh'eera amò scuuri, tot pieen de cani, cun la so Lambreta. Me sun deciis, li gomi j'eera duri, che sun curiit adree in bicicleta. El s'è fermaat a Poo, 'ndua gh'è na laanca, cun l'aaqua quaazi feerma e bela lisa. El g'ha mi zo lam a poosta fraanca per veder de ciapaa 'n qual pes che sprisa. A l'impruiiza 'n mol 'l aa cuminciaat a faa di piirlu, a paarter de vulaada. El pescaduur, in pee, el g'ha tiraat cun foorsa e na tenchela el 'l aa ciapaada. E subit dopu che 'l aa destacaada 'l aa vist che 'n'aalter mol el fiiva 'l mat. En cuulp a la bacheta furtunaada e a 'l lam gh'eera tacaat en bel pes gat. Che gran dafaa, che gran sudisfasioon quaant el metiva i pesgatoon in bagna. Me paar che 'l sanguanes per di furoon, ma fiiva nient, rivaava la cucagna".

Il pesce gatto, questo strano abitante delle nostre lanche, brutto da vedere ma buono da mangiare fritto. Magri racconta in questa poesia scritta nel 1976 l'entusiasmo del pescatore che ha la fortuna di riempire il retino di pesci gatto. E poco importa se i pungiglioni di questo pesce (tre, due ai lati della bocca ed uno sopra la testa) fanno sanguinare le mani del pescatore. Chi va a pesci gatto si deve abituare a questo strumento di difesa. I pungiglioni iniettano un veleno che procura pizzicore, un po' di dolore e qualche volta intorpidimento della mano. Questione di pochi minuti e poi tutto passa, con perdita lieve di sangue. I due pungiglioni laterali sono nascosti dai baffi (ecco perchè pesce gatto) e quindi ci vuole molta attenzione quando si deve togliere l'amo dalla bocca del pesce. Anche perchè il 'gatto' tende a mandare giù di colpo l'esca, con il rischio che l'amo finisca dritto in fondo allo stomaco. Per evitare di farsi pungere si deve prendere la testa del pesce appena sopra le branchie obbligandolo ad aprire la bocca. A quel punto il pesce non si muove più e si deve solo stare attenti a non toccare le punte da cui emette il veleno. A me è capitato di tornare a casa con i jeans pieni di sangue e la coscia bucherellata e dolorante. Perchè il pesce gatto, una volta messo nel retino (che si porta a tracolla e arriva a metà gamba) continua a mantenere attiva la sua arma di difesa.

Una volta le nostra lanche erano piene di pesci gatto, con esemplari che potevano raggiungere gli 8 etti e più di peso. Dorso scuro, pancia bianco-giallastra, bocca larga. Adesso ci sono ancora ma non raggiungono più le dimensioni di una volta. Stanno sul fondo delle lanche, dove l'acqua è melmosa. Si catturano sia con la pesca a galleggiante che con quella a fondo. La mangiata del pesce gatto è decisa, il tappo ('el mol' di Magri) parte immediatamente verso il largo ed il fondo della lanca. Quando il pescegatto abbocca è difficile che possa scappare, proprio perchè ingoia tutta l'esca in un colpo solo. E anche la mangiata con la canna sistemata a fondo (mulinello, piombi in fondo al filo e un paio di ami) è decisa perchè questo tipo di pesce tende sempre a scappare in mezzo al fango. Il pescegatto non muore subito, potete anche metterlo in frigorifero ed il giorno dopo lo ritroverete vivo e vegeto come quando lo avete messo. Di solito a tavola viene presentato fritto, ma può essere squisito anche grigliato, cotto in forno o fatto in padella. Se marinato in salamoia ('aioon') il filetto può anche essere gustato crudo.

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