Martedì, 30 giugno 2026 - ore 00.13

Jobs Act: Miceli (Filctem): agevola imprese, non lavoratori

Stiamo assistendo all'accentuarsi di un attacco frontale alla parte sana del Paese: i lavoratori dipendenti

| Scritto da Redazione
Jobs Act: Miceli (Filctem): agevola imprese, non lavoratori

“Se le indiscrezioni sulla Legge di stabilità saranno confermate, il prossimo anno verranno ridotte le tasse alle imprese ma non ci sarà alcuna manovra per dare sollievo alle persone. È evidente che ormai tra Confindustria e Renzi c'è un legame inscindibile. Il Jobs Act nasce nelle stanze di Confindustria e rispecchia le sue richieste contrattuali. Ci chiedono la regolazione del controllo a distanza, demansionamenti spinti, ma per noi queste non sono novità. Immaginano che oggi vadano rimesse in piedi tutte le condizioni di agevolazione verso le imprese e che l'Italia che dovrà uscire da questa fase vedrà chi è ricco più ricco e chi è povero più povero. Ecco, dunque, che la manifestazione del 25 ottobre a Roma sarà contro il Jobs Act e, temiamo, anche contro quello che sarà contenuto nella Legge di stabilità”. Con queste parole ha esordito stamani Emilio Miceli, segretario nazionale della categoria dei chimici, tessili, energia e gomma plastica (Filctem) della Cgil, nella conferenza stampa svoltasi nella sede di Alte di Montecchio Maggiore alla presenza anche di Verena Reccardini, segretaria della Filctem provinciale, e di una decina di delegati sindacali di alcune aziende del comprensorio (tra queste: Fis, Imp, Filivivi).

Proprio da questi ultimi è arrivato un appello, in diffusione in tutti i luoghi di lavoro e già sottoscritto da una cinquantina di Rsu (anche di altre sigle sindacali), contro la riforma proposta dal Governo. “Stiamo assistendo all'accentuarsi di un attacco frontale alla parte sana del Paese: i lavoratori dipendenti, che da sempre pagano le tasse e sono il primo contribuente di questo Paese – spiegano i rappresentanti –. La riforma andrà ad incidere negativamente sullo svolgimento delle attività lavorative e condizionerà in maniera deleteria la qualità di vita del lavoratore stesso. Demansionamento, articolo 18, monitoraggio tramite videosorveglianza sono solo alcuni dei provvedimenti che rischiano di far scomparire quei diritti acquisiti negli anni e che fino ad ora hanno difeso la dignità dei lavoratori”.

“Noi non siamo dei privilegiati, non siamo il problema di questo Paese – incalzano le Rsu –. L'economia è bloccata dalle basse retribuzioni, dalla malavita organizzata, dall'illegalità e dalla burocrazia”. A livello locale, ha ricordato Verena Reccardini, i lavoratori ribadiranno il loro no al Jobs Act anche con una manifestazione in programma venerdì 17 ottobre alla rotatoria del 'Cavallo' ad Alte, tra le ore 8 e le 10. Vi hanno già aderito i dipendenti di una quindicina di aziende (tra queste: Imp, Fis, Salvagnini, Mecc Alte, Zach System, Novartis). Mezzora più tardi, alle 10.30, avrà inizio lo sciopero di due ore, indetto dalla Fiom, che prevede un presidio davanti alla Prefettura di Vicenza. Le iniziative vanno ad aggiungersi alle assemblee che in questo periodo si stanno svolgendo nei luoghi di lavoro. “La mobilitazione sta crescendo in tutto il Paese – assicura Miceli –. Il consenso sta aumentando, mentre quello del Governo sta decrescendo. Irrita la mancanza di rispetto nei confronti dei lavoratori”.

“Si chiede a questi ultimi massima flessibilità e disponibilità, a prescindere dal necessario equilibrio fra lavoro e vita familiare, e al contempo una riduzione economica. La crisi sta portandoci a richieste fortissime di bloccare gli aumenti anche nei contratti nazionali – aggiunge in conclusione la segretaria provinciale della Filctem –. Da un lato, dunque, il lavoratore si ritrova più fragile, dall'altro può venir meno la tutela che è data dal contratto nazionale tipico dell'Italia, che non va buttato perché ha permesso alle aziende di crescere. Se la ricetta è 'occupazione', ma non andiamo a vedere di che tipo è, rischiamo di trovarci con un aumento della povertà”.

Fonte: rassegna sindacale 

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