Mercoledì, 03 marzo 2021 - ore 19.21

John Kerry: il ritiro di Trump dall’Accordo di Parigi è stato ''spericolato''

L'inviato speciale degli Usa per i cambiamenti climatici: azione rapida dopo 4 anni di comportamento sconsiderato sotto Donald Trump

| Scritto da Redazione
John Kerry: il ritiro di Trump dall’Accordo di Parigi è stato ''spericolato''

Il giorno dopo il giuramento di Joe Biden come 46esimo presidente degli Stati Uniti d’America e la firma di un ordine esecutivo che chiede la riammissione urgente degli Usa nell’Accordo di Parigi sul clima e nell’United Nations framework convention on climate change (Unfccc), l’ex segretario di Stato John Kerry, nominato da BIden consigliere speciale per i cambiamenti climatici, è intervenuto a distanza a un meeting del B20 Italy, un forum per la comunità imprenditoriale globale per far conoscere le proprie opinioni al gruppo di Paesi del G20 e ha definito quelli della presidenza di Donald Trump  anni sprecati.

Kerry, al quale Biden ha dato un ruolo centrale nella sua Amministrazione, tanto che partecipa anche National Security Council, ha detto che «Il ritiro degli Stati Uniti dall’Accordo di Parigi ha minacciato il futuro delle persone in tutto il mondo» e ha sottolineato che «Gli Stati Uniti ora andranno avanti con umiltà e ambizione».

Per Kerrry, la 26esima Conferenza delle parti dell’Unfccc (COP26)  che si terrà a Glasgow a novembre è «L’ultima, più importante opportunità per fare progressi».

Poi ha confermato il durissimo giudizio sull’Amministrazione Trmp: «Sappiamo con dolore e un certo imbarazzo che, negli ultimi 4 anni, il leader del nostro Paese ha scelto di ritirarsi dall’Accordo e, francamente, di assumere comportamenti sconsiderati, rispetto al futuro delle persone di tutto il mondo».

Secondo Kerry, ex candidato alla presidenza Usa  e che come segretario di Stato di Barack Obama ha svolto un ruolo chiave nella stesura e nell’approvazione dell’Accordo di Parigi nel 2015, c’è poco tempo per far conoscere le nuove opinioni degli Usa sul clima al gruppo di paesi del G20 e ha aggiunto che «Attualmente il mondo si muove troppo lentamente per evitare un pericoloso riscaldamento. Per arrivare alle emissioni net zero entro la metà del secolo, il mondo deve eliminare gradualmente il carbone 5 volte più velocemente rispetto agli ultimi anni», mentre il dispiegamento di energia rinnovabile dovrebbe essere 6 volte più veloce il passaggio ai veicoli elettrici dovrebbe avvenire 22 volte più velocemente rispetto a oggi.

Ma il consigliere speciale Usa per i cambiamenti climatici è fiiducioso: «Penso che dobbiamo allontanarci  dalle  opzioni sporche molto più velocemente. Alcuni Paesi stanno finanziando centrali elettriche a carbone in tutto il mondo, alcuni Paesi stanno pianificando di mettere in rete più energia alimentata a carbone. Quindi il mio appello a tutti è che dobbiamo raggiungere un percorso di decarbonizzazione molto più veloce, è fattibile».

Per Kerry, la Cop26 di Glasgow «Sarà fondamentale per il futuro del mondo. Abbiamo davvero l’ultima opportunità più importante per il mondo per riunirci, per aumentare l’ambizione e per fare il passo successivo a quello di Parigi. Il fallimento, semplicemente, non è un’opzione».

E gli Usa vengono accolti dalla comunità internazionale come l’atteso figliuol prodigo climatico.  Il segretario generale dell’Onu, António Guterres, ha detto: «Accolgo con grande favore i passi del presidente Biden per rientrare nell’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici e unirsi alla crescente coalizione di governi, città, Stati, imprese e persone che intraprendono azioni ambiziose per affrontare la crisi climatica».

Il nuovo dispositivo di accettazione dell’Accordo di Parigi da parte degli Stati Uniti, che esprime il consenso della ni uova Amministrazione Usa a sottostare ai vincoli dell’Accordo, è stato depositato presso ieri all’ufficio del segretario generale  dell’Onu  ed «Entrerà in vigore per gli Stati Uniti il ​​19 febbraio 2021, in conformità con il suo articolo 21 (3)».

Guterres  ha ricordato che «I Paesi che producono la metà di tutto l’inquinamento globale di carbonio si sono impegnati per lacarbon neutrality,  o emissioni net zero, dopo un vertice tenutosi il mese scorso.  Il nuovo impegno del presidente Biden porta questa cifra a due terzi. Ma c’è ancora molta strada da fare. La crisi climatica continua a peggiorare e il tempo stringe per limitare l’aumento della temperatura a 1,5 gradi Celsius e costruire società più resilienti al clima che aiutino a proteggere i più vulnerabili».

Il Segretario generale dell’Onu ha sottolineato il suo impegno a lavorare con il nuovo presidente Usa e altri leader mondiali per affrontare la crisi climatica e la ripresa dalla crisi del Covid-19: «Attendiamo con impazienza la leadership degli Stati Uniti nell’accelerare gli sforzi globali verso il net zero, anche portando avanti un nuovo Nationally determined contribution con ambiziosi obiettivi per il 2030 e finanziamenti per il clima prima della Cop26 a Glasgow entro la fine dell’anno».

Nel discorso di investitura della sua Amministrazione, Biden ha evidenziato che  «Affrontare un clima in crisi è una priorità» e che gli Usa devono rispondere al «grido di sopravvivenza viene dal pianeta stesso».

Anche Inger Andersen, a capo dell’United Nation environment programme, ha twittato che la sua agenzia non vede l’ora di lavorare a stretto contatto con il presidente Biden e il vicepresidente Kamala Harris per rafforzare l’azione per il  clima «Per affrontare un pianeta in crisi e per costruire un transizione verde per tutti».

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