Sabato, 25 aprile 2026 - ore 10.58

L’auto elettrica è davvero dietro l’angolo

L’auto elettrica è dietro l’angolo, e stavolta pare stia per arrivare davvero. Lo dice una sensibilità ecologica sempre maggiore, lo dice l’interesse di marchi che plasmano i gusti dei consumatori come Apple o Dyson, ma lo dicono soprattutto i numeri e gli operatori di settore.

| Scritto da Redazione
L’auto elettrica è davvero dietro l’angolo

L’auto elettrica è dietro l’angolo, e stavolta pare stia per arrivare davvero. Lo dice una sensibilità ecologica sempre maggiore, lo dice l’interesse di marchi che plasmano i gusti dei consumatori come Apple o Dyson, ma lo dicono soprattutto i numeri e gli operatori di settore. Se gli analisti di Bloomberg New Era Finance anticipano agli anni 20 del duemila il boom dell’auto elettrica come opzione economicamente più vantaggiosa rispetto a benzina e diesel, anche col petrolio a buon mercato, Enel per saltare il limite «psicologico» dell’autonomia delle batterie punta alla copertura completa della rete autostradale italiana con punti di ricarica veloce calibrati sulle autonomie minori e aperti a tutti, turisti compresi. Enea però invita ad andare cauti e a non fare troppo conto sulle previsioni, spesso smentite, ricordando, ad esempio, che se è la città l’ambiente naturale dell’auto elettrica, pochi sono i cittadini con un garage a disposizione per ricaricarla.

IL BOOM DELLA TESLA MODEL 3

Sembra di assistere all’innesco di una rivoluzione a lungo attesa. Attesa che pare sempre più ridursi guardando alle oltre 325mila Tesla Model 3, la low cost del marchio icona della mobilità elettrica, prenotate nella prima settimana di offerta, il che fa 14 miliardi di dollari quando (e se) verrà versato il saldo per un’auto che parte da 35mila dollari e arriverà nei garage dei proprietari fra circa 18 mesi, quasi nel 2018 (e il vero successo di Elon Musk sarà riuscire davvero a consegnarle tutte in tempo). Ma ecco il dettaglio delle cose.

tesla_(jecoopr@flickr)

BLOOMBERG: DAL 2020 ELETTRICHE PIÙ CONVENIENTI

Secondo Bloomberg New Era Finance negli anni 20 del duemila i veicoli elettrici diventeranno un’opzione economicamente più vantaggiosa delle auto a benzina o a gasolio nella gran parte dei Paesi. Un recente studio valuta che le vendite toccheranno i 41 milioni di pezzi nel 2040, il 35% dei nuovi veicoli leggeri, circa 90 volte le vendite del 2015, anno nel quale si stima si siano attestate a 462mila unità, comunque un 60% in più rispetto al 2014. La ricerca indica che la crescita dei veicoli elettrici farà sì che essi rappresentino fra 24 anni un quarto delle auto su strada, cancellando il consumo di 13 milioni di barili di greggio al giorno ma usando 1.900 TeraWattora di elettricità. Una quantità equivalente a circa l’8% della domanda globale 2015 di elettricità.

Poi c’è il petrolio: un luogo comune dice che fino a che il barile sarà basso l’auto elettrica non si affermerà. «La nostra principale previsione è basata su un prezzo del greggio che recuperi fino a 50 dollari, e che in seguito tenda ai 70 dollari e più per il 2040», dice Salim Morsy, uno degli autori dello studio, ma «è interessante notare che se il petrolio dovesse crollare a 20 dollari al barile e fermarsi lì, l’adozione di massa dei veicoli elettrici sarebbe solo rallentata ai primi anni 30 del 2000», anziché durante gli anni 20. I

I PROGRAMMI DI ENEL  

«Secondo me le stime di Bloomberg sono molto pessimistiche- dice Ernesto Ciorra, capo Innovation and sustainibility function Enel- c’è una grande volontà di auto elettrica» per diverse ragioni, incluse sensibilità ecologica e limitazioni al traffico. E in Italia? L’auto elettrica è anche «già oggi» più conveniente di una a benzina sul costo del carburante, dice Ciorra, ma qualcosa frena la scelta, l’autonomia: «allora - argomenta - dobbiamo interconnettere le città per togliere quella paura psicologica di una famiglia che si voglia spostare fuori dai centri urbani e tema di non trovare la ricarica». Per questo «in Italia Enel vuole creare una rete di ricarica diffusa su tutto il territorio, che permetta a chiunque di girare in lungo ed in largo il nostro Paese, con la certezza che lungo la strada troverà, quando ne avrà bisogno, una colonnina per ricaricare la propria auto- segnala il manager- velocemente, in circa 20 minuti, il tempo di una sosta in un’area di servizio». 

Con questo in mente, dice il responsabile innovazione Enel, «abbiamo presentato il progetto Eva in risposta al bando Ue Connecting Europe facility (Cef), di cui si saprà l’esito a giugno», un programma teso a migliorare la connettività in Europa facendo leva su investimenti privati e pubblici per rilanciare la crescita europea. A quel punto, se fra un paio di mesi l’esito sarà positivo, l’azienda potrebbe iniziare a installare le colonnine e rapidamente procedere. «Una volta che ci sarà la rete ci saranno anche gli utilizzatori, finché non c’è la rete qualunque stima è sbagliata», avverte Ciorra segnalando che «se si parte nel 2016, il mercato potrebbe esplodere già nel 2017». Ad ogni modo «lavoriamo per una rete a disposizione di tutti i cittadini e di tutte le aziende che vendono energia, per permettere ai loro clienti di utilizzarla - sottolinea - una rete aperta anche ai turisti in viaggio in Italia, affinché possano ricaricare le loro auto elettriche pagando con la carta di credito, il bancomat, con il Telepass e con una app su cellulare». Una rete che può fungere da spinta decisiva alla diffusione dei veicoli zero emissioni: «altri Paesi si sono mossi con gli incentivi - conclude Ciorra - ma per noi già oggi anche senza incentivi l’auto elettrica conviene». 

CAUTELA DALL’ENEA  

Tutto bene? Insomma. «Sulle previsioni di sviluppo del mercato andrei molto cauto, perché nel tempo abbiamo avuto stime molto diverse e molte previsioni sono state smentite dai fatti», dice Giovanni Pede, responsabile del laboratorio Sistemi e tecnologie per la mobilità e l’accumulo di Enea, «andare poi al 2040 mi sembra davvero eccessivo, si può dire di tutto, e sembrano eccessive anche le percentuali indicate da Bloomberg, se riferite ai veicoli elettrici ’puri’, cioè a batteria». Per le limitazioni nell’autonomia e per le difficoltà di rifornimento, «l’auto elettrica ’pura’ è oggi paragonabile all’auto a solo metano, non bifuel, e quindi, se permarranno le difficoltà di rifornirsi dovunque ed in ogni momento della giornata, solo vincoli esterni molto pesanti potranno portare a percentuali di penetrazione a due cifre», aggiunge il ricercatore. L’idea capace di cambiare le cose, concorda, resta quella di realizzare l’infrastruttura per aprire alla diffusione dell’auto elettrica.  

«A mio parere, l’elemento cruciale è oggi la disponibilità di infrastrutture, intese soprattutto come stazioni di servizio attrezzate con colonnine ad elevata potenza, 50 kiloWatt ed oltre- spiega Pede- senza stazioni di servizio, infatti, l’auto elettrica, rimarrebbe un prodotto di nicchia, riservato a chi può ricaricarsela a casa. E, disgraziatamente, le maggiori opportunità d’uso di un’auto elettrica sono in città, dove minori sono le probabilità che l’utente disponga di una sua postazione di ricarica», visto che pochi hanno un garage. Infine «andrebbe considerato che una distribuzione capillare sul territorio, nelle stazioni di servizio, di accumuli elettrici stazionari, faciliterebbe una gestione ’smart’ della rete, con queste batterie in servizio bidirezionale anche come accumulatori per rispondere alla richiesta di picco». Il tutto «in un’ottica ’smart grid’», conclude Pede, alla quale potrebbero partecipare le auto elettriche configurate ’vehicle to grid’ (v2g), diventando accumulatori diffusi quando non in uso (come sta già facendo Enel in Danimarca facendo incassare mille euro l’anno ai proprietari come remunerazione). 

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