Mercoledì, 05 ottobre 2022 - ore 23.29

La pandemia ridurrà il Pil globale di quasi l’1% nel 2020

Undesa: ''La crisi economica avrà un impatto negativo sullo sviluppo sostenibile. Necessaria una ripresa resiliente''

| Scritto da Redazione
La pandemia ridurrà il Pil globale di quasi l’1% nel 2020

Secondo il “World Economic Situation And Prospects: April 2020 Briefing, No. 136” dell’United Nations department of economic and social affairs (Undesa), «Quest’anno l’economia globale potrebbe ridursi di quasi l’1% – esattamente lo 0,9% – a causa della pandemia di Covid-19 e la produzione mondiale potrebbe ulteriormente contrarsi se le restrizioni imposte alle attività economiche si estendessero al terzo trimestre dell’anno e se le risposte fiscali non riuscissero a sostenere entrate e spese dei consumatori».

Dal briefing Undesa emerge che «Le crescenti restrizioni alla circolazione delle persone e i blocchi in Europa e Nord America stanno colpendo duramente il settore dei servizi, in particolare le industrie che coinvolgono interazioni fisiche come il commercio al dettaglio, il tempo libero e l’ospitalità, i servizi ricreativi e di trasporto. Collettivamente, rappresentano oltre un quarto di tutti i posti di lavoro in queste economie. Poiché le imprese perdono entrate, è probabile che la disoccupazione aumenti drasticamente, trasformando uno shock dal lato dell’offerta in un più ampio shock per l’economia dal lato della domanda. La gravità dell’impatto economico – se si tratterà di una recessione moderata o profonda – dipenderà in gran parte dalla durata delle restrizioni alla circolazione delle persone e delle attività economiche nelle principali economie e dalle reali dimensioni e dall’efficacia delle risposte fiscali alla crisi».

Secondo il rapporto, «Un pacchetto di stimolo fiscale ben progettato, dando priorità alla spesa sanitaria per contenere la diffusione del virus e fornendo sostegno al reddito alle famiglie più colpite dalla pandemia, contribuirebbe a ridurre al minimo la probabilità di una profonda recessione economica».

Liu Zhenmin, sottosegretario generale dell’Onu per gli affari economici e sociali, evidenzia che «Sono necessarie misure politiche urgenti e audaci, non solo per contenere la pandemia e salvare vite umane, ma anche per proteggere i più vulnerabili nelle nostre società dalla rovina economica e per sostenere la crescita economica e la stabilità finanziaria».

Il quadro tracciato dal briefing Undesa è davvero preoccupante e non serviranno certo le vecchie ricette propagandistiche (ma fantasiose fino al fantastico) proposte dalla desta italiana a far fronte a quella che i rischia di diventare anche un’epidemia socio-economica: «L’impatto economico si sta diffondendo in tutto il mondo – avverte l’Onu – Gli effetti negativi delle restrizioni prolungate sulle attività economiche nelle economie sviluppate si estenderanno presto ai Paesi in via di sviluppo attraverso i canali commerciali e di investimento. Un forte calo della spesa al consumo nell’Unione europea e negli Stati Uniti ridurrà le importazioni di beni di consumo dai Paesi in via di sviluppo. Inoltre, la produzione manifatturiera globale potrebbe contrarsi in modo significativo, anche per la possibilità di interruzioni estese delle catene di approvvigionamento globali. Nello scenario peggiore, nel 2020 il PIL globale potrebbe ridursi dello 0,9% invece di crescere del 2,5% previsto. La produzione mondiale potrebbe ulteriormente contrarsi se le restrizioni imposte alle attività economiche si estendessero al terzo trimestre dell’anno e se le risposte fiscali non riuscissero a sostenere le entrate e la spesa dei consumatori».

Per fare un confronto, durante la crisi finanziaria globale nel 2009, l’economia mondiale si è contratta dell’1,7%. A preoccupare sono soprattutto il crollo del turismo, le esportazioni di materie prime e i flussi di capitali che avranno un grosso impatto sui Paesi vulnerabili

All’Undesa sottolineano che «I Paesi in via di sviluppo, in particolare quelli che dipendono dal turismo e dalle esportazioni di materie prime, affrontano maggiori rischi economici. L’improvviso stop degli arrivi turistici danneggerà il settore turistico nei piccoli Stati insulari in via di sviluppo (SIDS) che impiega milioni di lavoratori scarsamente qualificati. E il declino dei ricavi legati alle materie prime e un’inversione dei flussi di capitale stanno aumentando la probabilità di difficoltà per il debito per molte economie dipendenti dalle materie prime. I governi potrebbero essere costretti a ridurre la spesa pubblica in un momento in cui devono aumentare le spese per contenere la pandemia e sostenere i consumi e gli investimenti».

Ma l’Onu avverte anche che «La crisi economica avrà un impatto negativo sullo sviluppo sostenibile. La pandemia sta danneggiando in modo sproporzionato milioni di lavoratori con salari più bassi nei settori dei servizi, che spesso non dispongono di protezioni lavorative e lavorano in stretta vicinanza fisica con gli altri. In assenza di un adeguato sostegno al reddito, molti cadranno in povertà, anche nelle economie più sviluppate, peggiorando già livelli elevati di disuguaglianza di reddito. L’effetto delle chiusure delle scuole potrebbe rendere più marcato il divario educativo, con possibili conseguenze a lungo termine».

Il rapporto rileva anche che «Con il peggiorare della pandemia Covid-19, l’ansia economica radicata, alimentata da una crescita più lenta e da una maggiore disuguaglianza, aumenta. Anche in molti Paesi ad alto reddito, una parte significativa della popolazione non ha abbastanza ricchezza finanziaria per vivere per tre mesi oltre la soglia di povertà nazionale». L’Undesa fa l’esempio dell’Italia e della Spagna, colpite duramente e dove «Circa il 27% e il 40% della popolazione, rispettivamente, non hanno risparmi sufficienti per permettersi di non lavorare per più di tre mesi».

Elliott Harris, economista capo dell’Onu e segretario generale aggiunto per lo sviluppo economico, conclude: «Mentre dobbiamo dare la priorità alla risposta sanitaria per contenere la diffusione del virus a tutti i costi, non dobbiamo perdere di vista il modo in cui colpisce la popolazione più vulnerabile e cosa significa per lo sviluppo sostenibile. Il nostro obiettivo è garantire una ripresa resiliente dalla crisi e riportarci sulla strada dello sviluppo sostenibile».

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