Giovedì, 29 settembre 2022 - ore 03.17

Le misure contro il coronavirus in Cina hanno ridotto l’inquinamento atmosferico

Nell’ultimo mese è stata registrata una riduzione del 20-30% dei livelli di PM2.5 (che nel Paese provocano oltre 800mila morti premature l’anno) rispetto agli ultimi tre anni

| Scritto da Redazione
Le misure contro il coronavirus in Cina hanno ridotto l’inquinamento atmosferico

Combinando le osservazioni dei satelliti con modelli dell’atmosfera computerizzati, Copernicus – ovvero il programma di punta per l’osservazione della Terra offerto dall’Unione europea – ha registrato un calo sensibile nei livelli di PM2.5 registrati in Cina nell’ultimo mese, un dato con tutta probabilità legato alle mise messe in campo nel Paese per contrastare l’epidemia del nuovo coronavirus Covid-19.

«A fine dicembre 2019 – ricorda Copernicus – lo scoppio del virus Covid-19 nella provincia di Hubei, in Cina, ha portato il governo cinese ad adottare misure per diminuire il rischio di diffusione dell’epidemia riducendo significativamente anche le attività quotidiane, nessun’eccezione per l’industria e il traffico». Il risultato, in termini di inquinamento atmosferico, è stato di grande impatto: confrontando la media mensile del mese di febbraio nel 2020 con quella dei mesi di febbraio nel 2017, 2018 e 2019, risulta chiaramente che febbraio 2020 ha registrato una riduzione del 20-30% circa dei livelli di PM2.5 su vaste parti della Cina. «La riduzione del PM2.5 – sottolinea Copernicus – può essere probabilmente attribuita al rallentamento dell’attività per via delle misure contro la diffusione del Covid-19».

Se dunque da una parte l’epidemia di coronavirus ha mietuto finora 3.015 vittime in Cina, al contempo le misure di contenimento – oltre a limitare la diffusione del virus – hanno tagliato di circa un quarto l’inquinamento da PM2.5, che solo nel gigante asiatico si stima provochi 825.203 morti premature l’anno.

«Tuttavia ci sono anche altre variabili che potrebbero aver influito nella riduzione rilevata – spiega Vincent-Henri Peuch, direttore del Cams di Copernicus – La Cina, ad esempio, sta cercando attivamente di diminuire le emissioni. Inoltre, bisogna tenere in considerazione la variabilità meteorologica tra le diverse annate. Per sottrarre queste variabili dall’equazione, abbiamo utilizzato la durata dei tre anni, dal 2017 al 2019, per calcolare le condizioni della “situazione ordinaria”. In questo modo siamo riusciti ad ottenere una stima rappresentativa della media mensile di febbraio senza considerare un periodo di tempo troppo lungo, nel quale vi è una variazione sostanziale delle emissioni a causa delle tendenze a lungo termine».

Questo, naturalmente, non significa cadere nel paradosso di attribuire risvolti salvifici all’epidemia di coronavirus in corso. Anche perché non appena l’emergenza rientrerà i livelli di inquinamento da PM2.5 torneranno a crescere, senza misure strutturali di contenimento che passino attraverso una solida transizione ecologica. I dati forniti da Copernicus danno però la possibilità di mettere in prospettiva i rischi per la salute percepiti ed effettivi, che mostrano un ampio divario anche in Italia.

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