Mercoledì, 28 ottobre 2026 - ore 10.54

Le parole pronunciate dal Papa ad Assisi hanno un valore universale | Roberto Galletti (PD)

Di fronte a un mondo attraversato da guerre, tensioni e riarmi, la politica ha il dovere di non inseguire l’inevitabilità del conflitto

| Scritto da Redazione
Le parole pronunciate dal Papa ad Assisi hanno un valore universale | Roberto Galletti (PD)

Le parole pronunciate dal Papa ad Assisi hanno un valore che va oltre il momento religioso e investono direttamente il terreno politico, civile e culturale del nostro tempo.

In una fase storica segnata dal ritorno della guerra come possibilità concreta nelle relazioni internazionali, il suo richiamo alla pace, al dialogo e al disarmo rappresenta un messaggio di grande forza, che interroga le istituzioni, i governi e tutte le forze democratiche.

Si tratta di parole importanti non soltanto per la comunità cristiana, ma anche per chi non crede e ha a cuore il destino dell’umanità. Perché quando si parla di pace, di rifiuto della guerra, di dignità della persona e di responsabilità verso i popoli, si tocca un terreno universale che riguarda credenti e non credenti, donne e uomini chiamati a misurarsi con il futuro del mondo e con la qualità della convivenza umana.

Il Papa ha indicato con chiarezza la necessità di respingere la logica della guerra e di contrastare l’illusione che l’accumulo delle armi possa garantire sicurezza e stabilità.

È un messaggio importante, perché ci ricorda che non esiste pace fondata sulla paura e che nessun equilibrio costruito soltanto sulla deterrenza può sostituire il lavoro paziente della diplomazia, della mediazione e della cooperazione tra i popoli.

Accanto a questo richiamo, c’è poi una riflessione che spetta alla politica sviluppare fino in fondo. Quando arretrano la cultura democratica, il senso della comunità internazionale e l’idea di una comune appartenenza a un destino condiviso, avanzano invece le spinte nazionaliste e sovraniste, e con esse torna a farsi strada l’idea che il conflitto sia inevitabile, se non addirittura naturale.

È proprio questo il punto più pericoloso: quando si accetta che i rapporti tra Stati, popoli e identità debbano risolversi secondo rapporti di forza, la guerra finisce per apparire come uno sbocco quasi inevitabile.



Per questo il messaggio di Assisi parla anche alla qualità della nostra democrazia. C’è bisogno di recuperare un’idea più solida e più esigente della democrazia, non ridotta a semplice competizione del consenso, ma intesa come costruzione continua di legami, diritti, responsabilità e partecipazione. E c’è bisogno, allo stesso tempo, di rimettere al centro un concetto forte di persona, della sua dignità, della sua irriducibilità a strumento di potenza, propaganda o interesse nazionale. Senza questa centralità della persona, la politica rischia di smarrire il proprio limite morale e di piegarsi alla logica della forza.



È anche in questo senso che le parole del Papa assumono oggi un significato pienamente pubblico. La pace non è soltanto un auspicio etico, ma una scelta politica che richiede coraggio, coerenza e visione. Significa investire nel dialogo, nel multilateralismo, nella giustizia sociale, nella cooperazione internazionale e nel disarmo; significa soprattutto contrastare tutte quelle culture politiche che alimentano paure, chiusure e contrapposizioni identitarie.



Di fronte a un mondo attraversato da guerre, tensioni e riarmi, la politica ha il dovere di non inseguire l’inevitabilità del conflitto, ma di costruire le condizioni per prevenirlo. È questa la responsabilità delle forze democratiche: affermare che la pace non è debolezza, ma il più alto esercizio di realismo politico e di fedeltà ai valori della dignità umana, della democrazia e della convivenza tra i popoli.

Roberto Galletti

Segretario CIttadino PD Cremona 

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