Martedì, 28 giugno 2022 - ore 08.31

Maggiori investimenti nei servizi all’assistenza potrebbero creare quasi 300 milioni di posti di lavoro

ILO: un continuum di assistenza che aiuterebbe ad alleviare la povertà, incoraggiare l'uguaglianza di genere e sostenere l'assistenza ai bambini e agli anziani

| Scritto da Redazione
Maggiori investimenti nei servizi all’assistenza potrebbero creare quasi 300 milioni di posti di lavoro

Secondo il nuovo rapporto “Care at work: Investing in care leave and services for a more gender equal world of work”, pubblicato dall’ International Labour Organization (ILO) in occasione della Goiornata internazionale della donna, «I persistenti e significativi gap nei servizi e nelle politiche di assistenza hanno lasciato centinaia di milioni di lavoratori con responsabilità familiari senza protezione e sostegno adeguati, ma soddisfare queste esigenze potrebbe creare quasi 300 milioni di posti di lavoro entro il 2035».

Il rapporto ILO  rileva che «3 donne su 10 in età riproduttiva, ovvero 649 milioni di donne, hanno una protezione della maternità inadeguata che non soddisfa i requisiti chiave della Convenzione ILO sulla protezione della maternità, 2000 (n. 183)». Questa convenzione prevede un congedo di maternità minimo di 14 settimane con almeno due terzi dello stipendio precedente, finanziato da assicurazioni sociali o fondi pubblici. Lo studio denuncia che 82 dei 185 Paesi consultati per la stesura del rapporto non hanno soddisfatto questi standard, sebbene «Il congedo di maternità retribuito o la protezione della maternità siano un diritto umano e lavorativo universale». Al ritmo attuale delle riforme, nei Paesi analizzati ci vorranno almeno 46 anni per raggiungere il diritto minimo di congedo di maternità, il che significa l’Obieetivo di sviluppo sostenibile 8 – Incentivare una crescita economica duratura, inclusiva e sostenibile, un’occupazione piena e produttiva ed un lavoro dignitoso per tutti –  non sarà soddisfatto.

Dal rapporto emerge che «Più di 1,2 miliardi di uomini in età riproduttiva primaria vivono in paesi senza diritto al congedo di paternità, sebbene questo aiuterebbe a bilanciare le responsabilità lavorative e familiari di madri e padri. Laddove c’è un congedo di paternità, rimane breve – una media globale di 9 giorni – creando un ampio “gap di congedo di genere”. Anche la fruizione dei diritti al congedo di paternità è bassa; una conseguenza della bassa retribuzione di paternità, delle norme di genere e della progettazione delle politiche».

Il rapporto fornisce una panoramica globale delle leggi, delle politiche e delle pratiche nazionali in materia di assistenza, compresa la maternità, la paternità, l’assistenza parentale, l’infanzia e l’assistenza a lungo termine ed evidenzia come alcuni lavoratori non rientrano nell’ambito di queste tutele legali, come i lavoratori autonomi, i lavoratori dell’economia informale, i migranti e i genitori adottivi e LGBTQI+. Esamina anche il caso – e il potenziale impatto di – maggiori investimenti nell’assistenza.

L’ILO evidenzia che «Solo in 40 dei Paesi esaminati le donne in gravidanza o in allattamento hanno il diritto di essere protette contro il lavoro pericoloso o malsano, in linea con gli standard dell’ILO. Solo 53 Paesi hanno offerto il diritto a un congedo retribuito per le visite mediche prenatali. In molti Paesi mancavano anche permessi, sicurezza del reddito e strutture adeguate per l’allattamento al seno».

E il rapporto d si occupa anche di Paesi in forte e rapido invecchiamento come l’Italia: «La necessità di servizi di assistenza a lungo termine per gli anziani e le persone con disabilità è in forte aumento a causa dell’aumento dell’aspettativa di vita e dell’impatto della pandemia di Covid-19». Tuttavia, lo studio rileva che «L’accesso a servizi come l’assistenza residenziale, i servizi diurni comunitari e l’assistenza domiciliare rimane inaccessibile alla grande maggioranza di coloro che ne hanno bisogno in tutto il mondo, sebbene i servizi di assistenza a lungo termine siano essenziali per garantire il diritto a un invecchiamento sano e dignitoso».

Eppure, la creazione di un pacchetto trasformativo di politiche assistenziali, basato sull’accesso universale sarebbe un a grande occasione di investimento per creare un percorso rivoluzionario per la costruzione di un mondo del lavoro migliore e più equo dal punto di vista del genere.  Secondo il rapporto, «Gli investimenti in congedi paritari di genere, assistenza all’infanzia universale e servizi di assistenza a lungo termine potrebbero generare fino a 299 milioni di posti di lavoro entro il 2035. Colmare questi gap delle politiche richiederebbe un investimento annuo di 5,4 trilioni di dollari (equivalenti al 4,2% del PIL annuo totale) entro il 2035, parte del quale potrebbe essere compensato da un aumento delle entrate fiscali derivanti dai guadagni aggiuntivi e dall’occupazione».

Manuela Tomei, direttrice del Dipartimento per le condizioni di lavoro e l’uguaglianza dell’ILO, conclude: «Dobbiamo ripensare il modo in cui forniamo politiche e servizi di cura in modo che formino un continuum di assistenza che offra ai bambini un buon inizio, sostenga le donne per  rimanere nel mondo del lavoro e prevenga la possibilità che le famiglie o gli individui cadano nella povertà. Colmare questi gap nell’assistenza dovrebbe essere visto come un investimento che non solo sostiene la salute e i mezzi di sussistenza, ma anche i diritti fondamentali, l’equità di genere e una maggiore rappresentanza».

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