Giovedì, 18 agosto 2022 - ore 00.46

Nel 2021 record storico di emissioni globali di CO2. Iea: 2 miliardi di tonnellate di CO2 in più

Colpa soprattutto dell’uso del carbone che ha vanificato il record dell’energia rinnovabile

| Scritto da Redazione
Nel 2021 record storico di emissioni globali di CO2. Iea: 2 miliardi di tonnellate di CO2 in più

Secondo la “Global Energy Review: CO2 Emissions in 2021” pubblicata dall’International energy agency (Iea) e che fa parte della più vasta “Global Energy Review”, « Dato che l’economia mondiale è rimbalzata fortemente dalla crisi del Covid-19 e ha fatto molto affidamento sul carbone per alimentare tale crescita, nel 2021 le emissioni globali di anidride carbonica legate all’energia sono aumentate del 6%, a 36,3 miliardi di tonnellate, il livello più alto mai raggiunto».

I dati sulle emissioni globali di CO2 e sulla domanda di energia si basano sull’analisi dettagliata dell’Iea  regione per regione e combustibile per combustibile, attingendo agli ultimi dati ufficiali nazionali e ai dati energetici, economici e meteorologici pubblicamente disponibili. Insieme alle stime delle emissioni di metano pubblicate dall’iea il mese scorso e alle stime delle emissioni di protossido di azoto e di CO2 legate al flaring, la nuova analisi mostra che «Le emissioni complessive di gas serra dall’energia sono salite al livello più alto mai raggiunto nel 2021».

Il rapporto Iea dimostra che «L’aumento delle emissioni globali di CO2 di oltre 2 miliardi di tonnellate è stato il più grande nella storia in termini assoluti, più che compensando il declino indotto dalla pandemia dell’anno precedente. La ripresa della domanda di energia nel 2021 è stata aggravata dalle condizioni meteorologiche e del mercato energetico avverse, in particolare dai picchi dei prezzi del gas naturale, che hanno portato a una maggiore combustione di carbone nonostante la produzione di energia rinnovabile abbia registrato la sua più grande crescita di sempre».

L’International energy agency sottolinea che «Le cifre chiariscono che la ripresa economica globale dalla crisi del Covid-19 non è stata la ripresa sostenibile che il direttore esecutivo dell’Iea Fatih Birol ha chiesto durante le prime fasi della pandemia nel 2020. Il mondo ora deve garantire che il rimbalzo globale delle emissioni nel 2021 è stato un evento unico e che una transizione energetica accelerata contribuisca  alla sicurezza energetica globale e alla riduzione dei prezzi dell’energia per i consumatori».

Mentre in Italia il governo Draghi ipotizza ancora di riaprire le  centrali a carbone chiuse, il rapporto evidenzia che «Il carbone ha rappresentato oltre il 40% della crescita complessiva delle emissioni globali di CO2 nel 2021, raggiungendo il massimo storico di 15,3 miliardi di tonnellate». Quanto all’altro combustibile fossile che sembra essere l croce e delizia dell’energia italiana ed europea il rapporto fa notare che «Le emissioni di CO2 del gas naturale sono rimbalzate ben al di sopra dei livelli del 2019 a 7,5 miliardi di tonnellate».  Mentre, «Con 10,7 miliardi di tonnellate, le emissioni di CO2 del petrolio sono rimaste significativamente al di sotto dei livelli pre-pandemia a causa della limitata ripresa dell’attività di trasporto globale nel 2021, principalmente nel settore dell’aviazione».

La cosa positiva è che , nonostante il rimbalzo record del carbone e del gas «Le fonti di energia rinnovabile e l’energia nucleare hanno fornito una quota maggiore della produzione globale di elettricità rispetto al carbone nel 2021. La generazione da fonti rinnovabili ha raggiunto il massimo storico, superando gli 8.000 terawattora (TWh) nel 2021, registrare 500 TWh al di sopra del livello del 2020. La produzione eolica e solare fotovoltaica è aumentata rispettivamente di 270 TWh e 170 TWh, mentre la produzione idroelettrica è diminuita a causa degli effetti della siccità, in particolare negli Stati Uniti e in Brasile».

E l’Iea evidenzia lo stretto legame tra i combustibili fossili: «L’uso del carbone per la generazione di elettricità nel 2021 è stato intensificato dai prezzi record del gas naturale. I costi di esercizio delle centrali a carbone esistenti negli Stati Uniti e in molti sistemi energetici europei sono stati considerevolmente inferiori a quelli delle centrali a gas per la maggior parte del 2021. Il passaggio da gas a carbone ha aumentato di oltre 100 milioni di tonnellate le emissioni globali di CO2 provenienti dalla produzione di elettricità, in particolare negli Stati Uniti e in Europa, dove la concorrenza tra centrali a gas e a carbone è più serrata».

A trainare il rimbalzo delle emissioni globali di CO2 al di sopra dei livelli pre-pandemia è stata in gran parte la Cina, dove tra il 2019 e il 2021 le emissioni di gas serra sono aumentate di 750 milioni di tonnellate. La Cina è stata anche l’unica grande economia a registrare una crescita economica sia nel 2020 che nel 2021.

Il rapporto evidenzia che «Le emissioni aumentate in quei due anni in Cina hanno più che compensato il calo aggregato nel resto del mondo nello stesso periodo. Nel 2021, le emissioni di CO2 della Cina sono aumentate di oltre 11,9 miliardi di tonnellate, rappresentando il 33% del totale globale».

E si ritorna al punto dal quale bisognava uscire: «L’aumento delle emissioni della Cina è il risultato in gran parte di un forte aumento della domanda di elettricità che dipendeva fortemente dall’energia a carbone. Con una rapida crescita del PIL e un’ulteriore elettrificazione dei servizi energetici, nel 2021 la domanda di elettricità in Cina è cresciuta del 10%, più velocemente della crescita economica dell’8,4%. Questo aumento della domanda di quasi 700 TWh è stato il più grande mai registrato in Cina. Con la crescita della domanda che supera l’aumento dell’offerta da fonti a basse emissioni, il carbone è stato utilizzato per soddisfare più della metà dell’aumento della domanda di elettricità. Questo nonostante il Paese nel 2021 abbia visto anche il suo più grande aumento mai registrato nella produzione di energia rinnovabile».

Non va molto meglio nell’altro gigante demografico eed economico asiatico, l’India, dove nel 2021 le emissioni di CO2 sono fortemente rimbalzate fino a superare i livelli del 2019, trainate anche lì dalla crescita dell’utilizzo del carbone per produrre  elettricità. Il rapporto rileva che «La generazione di energia a carbone ha raggiunto il massimo storico in India, balzando del 13% al di sopra del livello del 2020. Questo è in parte dovuto al fatto che la crescita delle energie rinnovabili è rallentata fino a un terzo del tasso medio registrato nei 5 anni precedenti».

Nel 2021, nelle economie avanzate la produzione economica globale è tornata ai livelli pre-pandemia, ma le emissioni di CO2 sono aumentate in modo meno marcato, segnalando una traiettoria più costante di declino strutturale. Dal rapporto Iea emerge che «Le emissioni di CO2 negli Stati Uniti nel 2021 sono state del 4% inferiori al livello del 2019. Nell’Unione Europea erano inferiori del 2,4%. In Giappone, le emissioni sono diminuite del 3,7% nel 2020 e sono rimbalzate di meno dell’1% nel 2021. Su base pro capite, le emissioni di CO2 nelle economie avanzate sono scese in media a 8,2 tonnellate e sono ora al di sotto della media di 8,4 tonnellate in Cina, sebbene permangano ampie differenze tra le economie avanzate».

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