“È una situazione disperata”, non c'è più niente da mangiare, fa freddo e la popolazione è condannata a preparare zuppe a base di erbe e foglie”, ha dichiarato Sijjad Malik, capo dell'Unhcr (Alto commissariato Onu per i rifugiati) in Siria, che ha fatto ritorno a Damasco dopo la visita a Madaya, isolata ormai da molti mesi. "Abbiamo potuto portare cibo e aiuti solo per un mese, ma serve avere un accesso regolare a queste comunità, o si sarà trattato solo di un cerotto. In ottobre, l' Onu aveva provato a garantirsi un corridoio sicuro per portare aiuto umanitario alla città, ma quel carico alla fine è scaduto e oggi oltre che di fame si muore anche di freddo.”
Non va diversamente in altre località. Behnan Hindo, alla guida dell'arcidiocesi siro-cattolica di Hassakè-Nisibi sostiene che “nella città di Deir El Dor almeno 120 mila civili sono stremati dalla fame.
E Filippo Grandi il nuovo Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati, dopo il suo primo viaggio ufficiale in Turchia, Giordania, Siria e Libano invoca un urgente supplemento di responsabilità: “tutti i paesi che hanno un’ influenza in questo complicato processo di pace, guardando le foto dei bambini siriani affamati, dovrebbero rendersi conto che, se non cercano tutti i compromessi necessari per porre fine alla guerra, si morirà ancor di più di fame. E’ urgentissimo l’accesso umanitario senza ostacoli, in tutte le aree del paese per raggiungere le oltre 400.000 persone nelle zone poste sotto assedio.“
Questo appello per ora è stato accolto e rilanciato da 120 organizzazioni umanitarie che chiedono la fine della carneficina siriana e, alle parti in causa, chiedono un immediato cessate il fuoco. Si legge nell’appello: “in Siria 13,5 milioni di persone hanno urgente bisogno di aiuto umanitario e 4,6 milioni di persone sono fuggite nei Paesi vicini. Sono questi i serbatoi della disperazione che generano le migrazione di massa verso l’Europa, alimentati da una guerra nella quale i Paesi occidentali hanno enormi e imperdonabili colpe, storiche e recenti.”
L’appello chiede un accesso permanente e senza restrizioni per le organizzazioni umanitarie che portano soccorsi urgenti in Siria; chiede tregue umanitarie e cessate il fuoco -senza condizioni e monitorati- per recapitare cibo ed altri aiuti urgenti ai civili; chiede campagne di vaccinazione, e si appella perché sia permesso ai bambini di tornare a scuola; chiede la fine degli attacchi contro le infrastrutture civili, perché le scuole, gli ospedali e l’approvvigionamento idrico siano protetti; libertà di movimento per tutti i civili e la rimozione immediata dei posti di blocco di tutte le parti.
“La pace è l’unica vera risposta che può essere data alla crisi umanitaria siriana.” Lo afferma ancora il capo dell’Unhcr, Grandi, che il 30 marzo prossimo organizzerà a Ginevra alla presenza di Ban Ki Moon una conferenza sulla Siria con lo scopo di impegnare in modo concreto la comunità internazionale a fornire fondi per gestire l’emergenza umanitaria e luoghi di accoglienza per i profughi.
Oggi più che mai, il destino di milioni di sfollati interni e profughi siriani è nelle mani delle potenze regionali e mondiali. L’Europa come si comporterà? Secondo il commissario Onu Grandi “solo ora l’Europa comincia ad accorgersi che se non fornisce aiuti umanitari necessari ai siriani in Turchia, Libano, Giordania, questi fuggiranno nei paesi europei.” Una consapevolezza un po’ tardiva: meglio tardi che mai!
Resta grave però che il dovere all’assistenza umanitaria prescritto a livello internazionale venga subordinato al fine di fermare il flusso migratorio in Europa!


