Pianeta Migranti. Il ddl immigrazione salva i confini non le persone
Un altro disegno di legge anti-migranti con nuove restrizioni, le ennesime contro i salvataggi in mare. Molteplici le voci di disappunto.
Il consiglio dei ministri ha varato l’11 febbraio il ddl migranti che rende la vita impossibile per chi salva le persone in mare e dà una nuova stretta sui ricongiungimenti, rimpatri e minori non accompagnati. Una stretta sul rilascio di permessi di soggiorno ai migranti che si stanno inserendo nel mondo socio-lavorativo con requisiti più stringenti su reddito e alloggio. Espulsioni più rapide.Trattenimento dei richiedenti asilo nei Centri di accoglienza e alle frontiere limitando la libertà di movimento fino alla conclusione delle verifiche. Divieto all’uso dei cellulari in queste strutture e forte riduzione alle visite di personale medico, umanitario e legale.
Nelle prossime settimane il testo passerà in Parlamento per l’approvazione.
Il ddl include anche le disposizioni per l’attuazione del Patto Ue sulla Migrazione e l’asilo che entrerà in vigore a giugno.
La novità del blocco navale
All’articolo 12 del ddl, riappare il “blocco navale”, che la presidente Meloni invocava ancor prima di diventare capo del governo. I migranti bloccati potrebbero essere trasportati in paesi terzi con cui l’Italia ha accordi specifici.
Dopo aver criminalizzato per anni le ong del mare, ora, il blocco navale le mette fuori gioco. Ciò contrasta con le norme nazionali internazionali, che impongono l’obbligo assoluto del salvataggio in mare. Il Codice della navigazione italiana (art. 489) prevede che “l’assistenza a nave o ad aeromobile in mare o in acque interne, che siano in pericolo di perdersi, è obbligatoria”. L’obbligo poi non si esaurisce nel recupero delle persone, ma include il dovere di condurle in un “luogo sicuro” dove la loro vita non sia più in pericolo e i loro diritti fondamentali rispettati.
Le reazioni indignate
Tante voci si levano preoccupate per la stretta inumana incomprensibile, anticostituzionale e contraria al diritto internazionale introdotta dal ddl immigrazione: dalla Conferenza episcopale italiana (CEI), da Fondazione Migrantes all’ASGI.
Monsignor Giancarlo Perego, arcivescovo di Ferrara-Comacchio e presidente della Fondazione Migrantes, sottolinea che il ddl cerca “prima la tutela dei confini e poi la tutela delle persone”. E che è in contraddizione con l’articolo 10 della Costituzione:“lo straniero al quale sia sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge dalla Costituzione italiana”. Per questo, varie realtà giuridiche iniziano a studiare i profili d’illegittimità del ddl per poter procedere a ricorsi alla Corte costituzionale.
La presa di posizione delle ong
Il provvedimento è “l’ennesima tappa” - dopo la legge Piantedosi e il decreto Flussi- di una strategia che vuole estromettere le navi umanitarie dalle operazioni di ricerca e salvataggio in mare. Ma è inaccettabile che il governo consideri una minaccia alla nazione le persone che rischiano di annegare e le ong che cercano di salvarle.
Il ddl non rende lo Stato più sicuro: il governo mette in pericolo lo stato di diritto, scegliendo di sospendere la legalità nelle città e in mare.
Questa la posizione di realtà come Alarm Phone, Emergency, Medici Senza Frontiere, Mediterranea Saving Humans, Open Arms, ResQ People Saving People, Sea-Watch, SOS Humanity, SOS Mediterranee e Save the Children.



