Giovedì, 14 novembre 2019 - ore 21.04

Pianeta Migranti. Il presepio è dei rifugiati e dei migranti

Animando una veglia di preghiera nella diocesi di Milano, i migranti si sono identificati nelle storie e nei vissuti dei vari personaggi del presepio, trasformandolo così in un evento denso di attualità storica e carico di speranza.

| Scritto da Redazione
Pianeta Migranti. Il presepio è dei rifugiati e dei migranti Pianeta Migranti. Il presepio è dei rifugiati e dei migranti Pianeta Migranti. Il presepio è dei rifugiati e dei migranti Pianeta Migranti. Il presepio è dei rifugiati e dei migranti

Siamo come i pastori. “Quante volte ci siamo sentiti trattati come i pastori: a fare un lavoro scomodo, di notte, al freddo; un lavoro che nessuno vuole fare ed essere tenuti a distanza per ciò che si è e per ciò che si rappresenta. I pastori però sono i primi a vedere la luce del Signore; i primi a correre verso di Lui, ad accoglierlo e a far festa per la sua nascita. Quasi a dire che i pastori, i più umili, chi è tenuto ai margini della società, ha occhi e cuore per vedere la semplicità di quell’amore tanto cercato e desiderato; semplicità che chi è appagato dalla propria ricchezza e posizione fatica a cogliere.”

Giuseppe ci assomiglia.“Anche noi, come Giuseppe, spesso ci troviamo a dovere accettare e accogliere situazioni che non abbiamo desiderato: accettare di abbandonare la nostra famiglia e affetti; di fare compromessi, per il bene delle persone che contano sul nostro aiuto; di mettere da parte l’orgoglio e fare un lavoro umile e mal pagato. È faticoso dovere accettare di essere ‘gli ultimi’, di non essere ascoltati o non essere trattati come persone da altri uomini che oggi gestiscono e decidono delle nostre vite. Ciò che però è importante è accettare questa fatica/responsabilità perché sappiamo di farlo per le persone che amiamo, per chi si è affidato a noi, per noi stessi. E allora, non importa quanto pesa oggi la responsabilità; l’importante è il bene che ne verrà.”

Erode il nemico. “Ogni giorno abbiamo a che fare con un ‘Erode’. Ogni volta che incontriamo qualcuno che, anziché considerarci come persone, uomini e donne con pensieri, progetti, desideri, paure e debolezze, ci considera semplicemente numeri, manodopera, delinquenti, emergenze sociali, abbiamo incontrato un ‘Erode’. Cioè abbiamo incontrato qualcuno che per un qualunque timore ci incasella in leggi e regolamenti, giuridicamente corretti, umanamente dubbi. E’ difficile accettarlo, come difficile è stato accettare che Erode uccidesse bambini innocenti. In una società concentrata a guardare alla migrazione come a un problema, al migrante come a un intralcio, un usurpatore di privilegi, non c’è spazio, o quasi, per una visione positiva, addirittura apportatrice di ricchezza e benedizione, della migrazione e del migrante.”

Portiamo i doni come i magi “I migranti spesso, senza saperlo, portano doni molteplici: certamente un aiuto concreto all’economia, ma ancora la ricchezza che viene dalla diversità di tradizioni, di modi di affrontare la vita; la benedizione di valori (della famiglia e del rispetto per l’uomo in tutte le sue età) forse persi in una società secolarizzata come quella in cui viviamo.”

Viviamo una nuova nascita Per noi tutti uomini migranti, che camminiamo sulla terra vivendo la fatica delle privazioni, la sofferenza dell’essere lontani da casa e dagli affetti, l’invito è a cercare la gioia e la speranza della nascita alla nuova vita, cominciata – pur tra mille difficoltà – con l’arrivo in un nuovo Paese, nel quale essere anche testimoni del progetto di Dio su ciascuno di noi e sull’umanità intera. Un progetto di dignità e futuro.

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