Federalisno.Intervento di Luciano Pizzetti fatto oggi ( 1 marzo 2011) in Aula sul decreto per il federalismo municipale rinviato alle Camere da Napolitano.
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Signor Ministro, le esprimo innanzitutto apprezzamento per la dedizione, la competenza, la cortese disponibilità.
Tutte doti che avrebbero davvero reso un buon servizio al rinnovamento statuale del paese.
Se liberate dalle briglie dell’osservanza ad una maggioranza decadente e ad un atto di simbolismo identitario-elettoralistico.
Mi pare evidente, sono certo lo sia anche a lei, che lo smottamento istituzionale in essere suggerisce di lavorare alacremente, con convinzione e determinazione, alla costruzione della nuova Repubblica.
La nuova Repubblica non potrà che essere federale. Per essere unita.
Il federalismo come pilastro, prologo se vuole, dell’unità nazionale.
Nella comunicazione di stamane lei ha usato l’espressione “un federalismo che unisce”.
Se è così, ciò che colpisce di queste settimane è l’arroccamento che contrasta gli intendimenti. Il dichiarare conclusa di fatto la fase del confronto di merito e soprattutto politico. Quando invece ve ne sarebbe più bisogno.
In Commissione in questi mesi abbiamo avanzato proposte. Alcune accolte. Altre no.
È proprio in quel confronto che si è evidenziata la grande confusione. Avete saltellato con soave disinvoltura da una fonte di prelievo ad un’altra. A testimonianza di come la fretta sia cattiva consigliera.
Rendendo incerta la prospettiva.
Incerta sulle fonti di gettito. Incerta sulle vie perequative. Incerta sul concorso locale alla lotta all’evasione fiscale. Incerta sul rispetto del principio d’invarianza della pressione fiscale, come rilevato dalla Corte dei Conti.
In realtà le istituende Imposta Municipale e Tassa sul turismo, oltre che contraddire i principi federalisti, produrranno un aumento del prelievo sulle imprese produttive e commerciali. Ovviamente sui cittadini. Il che rischia d’ingenerare fenomeni di massa di ripudio del federalismo. Lo slogan “no al federalismo delle tasse” dei manifestini affissi in numerosissimi alberghi, rappresenta una testimonianza anticipatrice..
Incerta anche perché state costruendo un federalismo provvisorio. Acefalo. Privo di cornice istituzionale federale. Indefinito nelle funzioni fondamentali delle Autonomie. La carta delle Autonomie è un pressappoco.
Cito come ultima testimonianza a sostegno, l’intervento svolto ieri a Firenze dal ministro Sacconi sul superamento delle Province, trasformandole in Associazioni di Comuni, vale a dire enti di secondo livello.
Considerazioni che personalmente peraltro condivido molto.
A parte ciò, il fatto certifica della confusione circa la cultura istituzionale presente in maggioranza e nel Governo.
In realtà con gli atti in divenire, si colloca un sistema paese già molto terremotato nell’instabilità permanente. Condannate il Paese alla transizione infinita.
Ministro, sono sinceramente colpito dal livello debole della vostra ambizione riformatrice. Tanto conclamata, poco praticata. Sembra più un’ambizione pecuniaria che istituzionale. Elettoralistica più che costituente.
Eppure è proprio dentro un processo costituente che occorrerebbe operare. Per affermare non il coraggio bensì l’autorevolezza di una classe dirigente consapevole.
Nel mentre la Lega chiedeva secessione, il Centrosinistra ha attuato la riforma del Titolo V della Costituzione, avviando il processo federalista. L’attuale legge delega 42/2009 è generata e deriva da quella riforma. Non siamo mai stati per la devolution, oltretutto bocciata dai cittadini italiani nell’apposito referendum. Siamo stati e siamo federalisti, per intima convinzione e oltre ogni ragionevole dubbio.
Molto più dei suoi alleati di governo, giunti al federalismo non per convinzione ma per clonazione necessitata. Tanto che lei li deve costringere al voto favorevole ponendo la questione di fiducia sulla risoluzione del Governo. La fiducia palese sulla sfiducia latente.
Lei l’ha potuto toccare con mano questo nostro convincimento. Nei lavori della Commissione Bicamerale e nell’interlocuzione politica di questi mesi.
Si poteva davvero avviare la fase costituente della moderna Repubblica muovendo dal federalismo.
Federalismo tra i pilastri della nuova Italia.
Sin qui non avete voluto o saputo cogliere la grande opportunità data dalla riforma del titolo V della Costituzione.
Operate con malvagia cocciutaggine una tremendamente colpevole scissione tra riformismo e federalismo. Tra sussidiarietà e federalismo.
Ma non è detta l’ultima.
Siete ancora in tempo per un soprassalto di afflato riformista. Siete ancora in tempo a riprendere un percorso positivo. Utile per l’Italia e agli italiani.
Noi siamo sempre convintamente disponibili a compiere insieme questo importante tratto di strada.
Secondo i dettami di Arcore il voto anticipato si allontana. Non c’è all’orizzonte.
La fretta del federalismo elettoralistico non ha più dunque ragion d’essere.
È perciò possibile e auspicabile riprendere un cammino utile.
Ministro, raccolga davvero la bandiera. Si faccia promotore della proroga dei termini della Delega. Si accinga al restyling di ciò che si è sin qui fatto sulla fiscalità e sulle funzioni fondamentali. Avvii un confronto virtuoso per il bene dell’Italia. Ponga la Lega all’altezza di un passaggio costituente.
È un appello sincero e interessato che le rivolgo. Per mettere a regime il federalismo e ancorarlo al Paese reale.
Noi non intendiamo mettere bastoni tra le ruote del carroccio. Vogliamo concorrere a costruire la strada maestra, nell’Italia capace di vincere le sfide del cambiamento.
Il professor Michele Salvati ha scritto recentemente parole lungimiranti: “…C’è ancora una piccola possibilità che dal federalismo non esca un mostro, qualcosa che complichi ancor di più procedure amministrative già complicate, che aumenti ulteriormente la pressione fiscale, che paralizzi del tutto le già deboli capacità d’indirizzo della politica economica, che provochi seri conflitti tra Nord e Sud. Ma per evitare questo esito occorrerebbe uno sforzo solidale tra le maggiori competenze amministrative del Paese, di destra o sinistra che siano. E soprattutto occorrerebbe dar tempo al tempo…”
Ministro faccia tesoro di queste parole. Le metta a fianco di quelle che nei giorni scorsi ha pronunciato Bersani dalle colonne della Padania.
Assuma l’iniziativa o convinca il ministro Bossi a farlo. Se vuole davvero la Repubblica federale d’Italia.



