Giovedì, 29 settembre 2022 - ore 04.02

Rivolta del pane.Tunisia, morti e feriti per le strade

| Scritto da Redazione
Rivolta del pane.Tunisia, morti e feriti per le strade

Rivolta del pane.Tunisia, morti e feriti per le strade
Violenti scontri tra manifestanti e agenti di polizia nelle principali città del paese. Secondo agenzie e tv ci sarebbero almeno cinque vittime. Violenze a Tunisi, aggredita la troupe del Tg3: "Volevano la telecamera, hanno paura dell'infomazione". di Rassegna.it
Non si placa la rivolta in Tunisia. Violenti scontri tra manifestanti e agenti di polizia agitano le principali città del paese ed avrebbero, secondo i giornalisti presenti, causato diverse vittime. Anche la capitale, presidiata dall'esercito da stamattina è scossa dalle violenze.

Nel suo ultimo telegiornale l'emittente al-Arabiya ha parlato genericamente di morti e feriti negli scontri di Tunisi, ma senza fornire cifre. Secondo al-Jazeera, invece i morti sarebbero 5. La polizia tunisina avrebbe anche avviato un'operazione contro la sede del sindacato generale dei lavoratori della capitale. Secondo quanto riferisce la tv satellitare, i poliziotti hanno circondato la sede sindacale per arrestare le persone che sono asserragliate all'interno. Negli scontri in corso si registrano tre sindacalisti feriti. Al-jazzera ha dato anche notizia di cinque vittime negli scontri fra polizia e manifestanti a Douz, nel sud del paese, dove la polizia avrebbe sparato ad altezza d'uomo.

Si è conclusa senza violenze, invece, la manifestazione organizzata questa mattina dai sindacati nella città tunisina di Sfax. Secondo quanto riferito dal sindacalista tunisino Samir al-Shaffi in Tv, erano circa 40mila le persone che hanno sfilato per le vie del centro della città per protestare contro la disoccupazione e il carovita e per chiedere al governo di Tunisi di ascoltare le richieste dei disoccupati.

La sede del tribunale di Tozeur, città turistica alle porte del deserto del Sahara è stata invece data alle fiamme. Lo ha annunciato, nel corso di un'edizione straordinaria, Tunis7, la televisione di stato tunisina. Voci che si sono diffuse su internet parlano invece di una destituzione del capo di stato maggiore dell'esercito tunisino Rashid Ammar, e troverebbero conferme, secondo ambienti diplomatici. La destituzione sarebbe avvenuta in quanto egli non avrebbe ottemperato all'ordine di reprimere con la forza il movimento di protesta.

Negli scontri è stata coinvolta anche una troupe del Tg3. "Ci trovavamo al centro di Tunisi mentre era in corso una manifestazione di sindacalisti e comunisti, quando siamo stati aggrediti da poliziotti in borghese che ci hanno sottratto la telecamera e il microfono e hanno colpito alla testa con un manganello Claudio Rubino". E' il commento a caldo della giornalista Maria Cuffaro all'Annkronos, subito dopo l'aggressione subita da lei e dal suo operatore "C'erano tantissimi poliziotti sia in borghese che in divisa - prosegue- mentre proseguivano gli scontri abbiamo tentato invano di recuperare la telecamera con il girato e abbiamo chiamato l'ambasciata italiana". "Dopo circa un'ora – conclude - la polizia ci ha riconsegnato la telecamera con il disco cancellati ma noi siamo tornati in albergo e siamo riusciti, per fortuna, a recuperare le immagini dall'hard disk".

» Analisi: la protesta viene da lontano

LA GIORNATA
Il governo tunisino ha messo in campo l'esercito nella capitale, dove la tensione è salita a seguito degli scontri tra manifestanti e polizia scoppiati ieri sera alla periferia ovest. Nel centro di Tunisi, da stamane, stazionano infatti i mezzi pesanti delle forze armate.

Unità militari leggere e molti soldati sono state schierati stamattina, lo ha constatato l'Afp, mentre agenti di polizia sono posizionati anche di fronte all'ambasciata di Francia e alla cattedrale di Tunisi, e attorno alla sede della tv tunisina, nel quartiere La Fayette. Le stazioni radio nazionali e privati, intanto, hanno trasmesso i loro programmi normalmente.  Nella notte violenti scontri tra manifestanti e polizia in assetto anti-sommossa erano divampati in diversi quartieri. Lo hanno riferito testimoni oculari, comprese le fonti giornalistiche presenti sul posto.

I soldati in strada, però, non sono l'unico effetto della rivolta che infiamma il paese da tempo. Dopo settimane di violente proteste contro il carovita, il presidente tunisino Zine al-Abidine Ben Alì, ha destituito il ministro dell'Interno, Rafik Belhaj Kacem, e ha ordinato la scarcerazione dei manifestanti arrestati nei disordini dei giorni precedenti. Ad annunciarlo è stato stamattina il premier Mohamed Ghannouchi.

Kacem è stato rimpiazzato da Ahmed Friaa, un ex docente universitario che ricopriva la carica di sottosegretario. Ben Alì ha anche disposto la creazione di una commissione speciale d'inchiesta, con il compito di indagare sull'operato di alcuni alti funzionari pubblici in occasione dell'emergenza in atto, e in particolare su eventuali casi di corruzione. Nel frattempo Tunisi resta presidiata dall'esercito, che ha schierato uomini e mezzi nei punti nevralgici della capitale, dalla sede della televisione di Stato ai ministeri, dalle arterie piu' importanti alle ambasciate straniere principali.

Nuova manifestazione a Gassrine, località situata 200 chilometri a sud-ovest della capitale, teatro lo scorso fine settimana di alcuni tra i disordini più violenti dall'inizio della crisi. Dalla folla, stimata da testimoni oculari, in circa 3mila persone, sono stati scanditi slogan contro il governo e contro lo stesso capo dello Stato che lo guida, essendo la Tunisia una repubblica presidenziale. "Vattene, Ben Ali!", gridavano i contestatori. Sempre secondo i testimoni, polizia e forze di sicurezza non sono intervenute, quanto meno sulle prime: "Si sono ritirate nelle loro caserme", hanno raccontato alle agenzie di stampa.

Intanto, la comunità internazione si interroga sul da farsi. Il segretario di Stato Usa, Hillary Clinton, ha auspicato oggi una soluzione pacifica. "Siamo preoccupati per i problemi e l'instabilità" in Tunisia, ha detto la Clinton in una intervista ad Al Arabiya, dicendosi egualmente preoccupata per "la reazione del governo, che sfortunatamente ha provocato la morte di alcuni giovani dimostranti". La Clinton ha poi espresso il proprio rammarico per la convocazione dell'ambasciatore Usa a Tunisi da parte delle autorita' del Paese, che hanno espresso la propria "sorpresa" per le posizioni critiche assunte da Washington.

E' necessario "condannare senza se e senza ma ogni forma di violenza contro civili innocenti, ma anche sostenere un governo come la Tunisia che ha pagato un prezzo di sangue per il terrorismo: noi siamo sempre dalla parte della lotta al terrorismo".Così il ministro degli Esteri, Franco Frattini, torna oggi a commentare i disordini.

A Berna, in Svizzera, intanto diversi ordigni incendiari sono stati lanciati contro l'ambasciata tunisina nelle prime ore di oggi. La polizia ha precisato che i danni sono stati minimi perché le fiamme non si sono sviluppate. L'attacco è avvenuto poco dopo la mezzanotte e gli autori sono riusciti a fuggire.

Il governo libico, invece, ha abolito tutte le tasse che gravano sul prezzo dei beni alimentari in vendita nel paese. Secondo quanto riferisce 'al-Jazeera', l'esecutivo ha deciso di adottare una misura drastica per fermare il carovita ed evitare proteste da parte dei cittadini simili a quelle scoppiate in Tunisia e Algeria. Il provvedimento include l'orzo, il riso, il grano, la pasta, lo zucchero, l'olio ed il latte. "Questa misura - si legge in una nota diffusa dal governo - ha come  obiettivo quello di impedire che il paese risenta dell'aumento del prezzo di questi prodotti causato dalla crisi economia mondiale".


fonte: http://www.rassegna.it/articoli/2011/01/12/70268/tunisia-morti-e-feriti-per-le-strade

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