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Sudan-Sud Sudan /Nuovo round di negoziati

| Scritto da Redazione
Sudan-Sud Sudan /Nuovo round di negoziati

Sono riprese il 6 marzo ad Addis Abeba le trattative tra i rappresentanti di Sudan e Sud Sudan per risolvere le questioni rimaste in sospeso dopo l’indipendenza del Sud Sudan, il 9 luglio scorso. Al centro delle discussioni la questione petrolifera, la definizione della cittadinanza all’interno dei due paesi, la questione finanziaria con la suddivisione del debito estero e la demarcazione dei confini. I negoziati sono presieduti dal presidente sudafricano Thabo Mbeki alla guida dall’African Union High Level Implemetation Panel(AUHIP). All’avvio dei negoziati anche Catherine Ashton, Alto Rappresentante dell’Unione Europea per gli Affari Esteri e la Sicurezza, aveva esortato le due parti a mettere immediatamente fine ai conflitti in atto dallo scorso giungo nelle zone di confine e a rispettare il Memorandum di non belligeranza e cooperazione firmato il 10 febbraio.

Trovato un accordo sulla questione della cittadinanza

Il 14 marzo, Pagan Amum, capo delegazione sudsudanese ai negoziati e la sua controparte sudanese, Idriss Abdel Qadir, hanno firmato una prima intesa per il riconoscimento di alcune libertà fondamentali a coloro che, dopo l’indipendenza del Sud Sudan, si trovano ancora in Sudan pur avendo origini nelle regioni meridionali del paese e che ora appartengono al nuovo stato, e viceversa. L’accordo impegna entrambi i paesi a rispettare e garantire il diritto di residenza, la libertà di movimento, la libertà di intraprendere attività economiche e di disporre di beni di proprietà. Questo primo accordo, che dovrà presto essere firmato dai presidenti dei due paesi, rappresenta un passo in avanti nella soluzione della questione della cittadinanza. A febbraio, infatti, il governo sudanese aveva dato tempo fino all’8 aprile ai sud-sudanesi rimasti in Sudan per lasciare il paese o regolarizzare il loro status, pena il rischio di perdere i diritti di cittadinanza. Numerose agenzie internazionali sono intervenute chiedendo l’estensione del termine ultimo dato da Khartoum. “E’ soprattutto un problema di tipo logistico”, aveva dichiarato Feliz Demir, portavoce dell’Organizzazione Mondiale delle Migrazioni che sta coordinando le operazioni di rimpatrio da Khartoum, “è impossibile trasportare così tante persone in poche settimane”. “Inoltre, ha precisato la Demir, bisogna tener conto che molti di loro vivono in famiglie miste, hanno trascorso lunghi periodi della loro vita al nord o addirittura vi sono nati..”. Il 13 marzo il parlamento di Juba ha deciso di mettere a disposizione circa 18.7 milioni di $ per rimpatriare i connazionali rimasti in Sudan, circa 700 mila secondo le stime dell’UN, ma la mancanza di infrastrutture e i continui conflitti lungo la linea di confine rallentano le operazioni di rimpatrio.

Più difficili le trattative sulla questione petrolifera. L’altra questione al centro delle trattative è quella sulla gestione delle risorse petrolifere. A gennaio il governo del Sud Sudan aveva interrotto le estrazioni di petrolio dopo che Khartoum aveva chiesto il pagamento di una tassa per il passaggio del greggio in territorio sudanese, prima di 36$ al barile e poi di 32,2$. Juba si era detta disposta a pagare meno di 1$ e aveva chiesto il risarcimento di 815 milioni di dollari, pari al valore del greggio che secondo il governo sudsudanese Khartoum avrebbe confiscato illegalmente dall’inizio dell’anno [vedi Newsletter 93 del 15 febbraio 2011]. Secondo alcuni analisti il prezzo proposto dal governo del Sudan sarebbe dieci volte maggiore agli standard internazionali, ma in un’intervista rilasciata alla Reuters, il ministro del petrolio sudanese, Awad al- Jaz, ha ribadito che il suo governo sta chiedendo solo quanto gli spetta.

I continui scontri nelle zone petrolifere lungo il confine tra i due stati rendono ancora più difficili le trattative. Dopo gli attacchi nel distretto di Jau del 10 febbraio scorso [vedi Newsletter 93 del 15 febbraio 2012] l’esercito sudanese avrebbe nuovamente violato il trattato di non belligeranza firmato con Juba all’inizio del mese. Secondo quanto riferito dal Ministro per l’Informazione sudsudanese Barnaba Marial Benamin, infatti, il 29 febbraio due aerei militari sudanesi hanno sganciato diverse bombe su due pozzi petroliferi nei pressi di Elnar, località a circa 35 km da Bentiu, capitale di Unity, stato appartenente al Sud Sudan. “La zona attaccata, ha precisato Marial, si trova a 74 km dal confine con il Sudan e questo significa che l’aviazione sudanese ha chiaramente violato l’integrità del nostro spazio aereo nazionale”. Il governo di Khartoum ha negato qualsiasi coinvolgimento. Philip Aguer, portavoce dell’esercito del Sud Sudan, ha dichiarato all’agenzia di stampa AFP che l’attacco oltre a danneggiare le infrastrutture petrolifere ha causato la contaminazione di alcuni pozzi d’acqua.

fonte:
Segreteria di Campagna Italiana per il Sudan.
Contatti: telefono 02-7723285, segreteria@campagnasudan.it

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