Domenica, 17 novembre 2019 - ore 16.48

Rapporto NOREF: "Il Sud Sudan, uno stato in emergenza"

| Scritto da Redazione
Rapporto NOREF:

Non ci sono dubbi che il Sud Sudan rimarrà uno stato in situazione di emergenza per i prossimi anni, è la conclusione dell’analisi politica condotta da Jort Hemmer, membro del Conflict Research Unit, una sezione del Netherlands Institute of International Relations Clingendael, istituto di ricerca che si occupa della relazione tra sviluppo e sicurezza in contesti di post conflitto. Il lavoro è stato pubblicato nel rapporto dal titolo “South Sudan’s emergency state” pubblicato a settembre dal NOREF (Norwegian peacebuilding re source center) e dal’istituto olandese. Che tipo di stato ci si può aspettare che emerga nel breve e medio periodo, date le attuali questioni politiche, economiche e di sicurezza con cui deve fare i conti il governo sud sudanese? E’ questa la domanda da cui partono le riflessioni dell’autore del rapporto. Le premesse non sono confortanti. Il partito al governo, l’SPLM, è di fatto l’erede del movimento armato che ha combattuto contro l’esercito governativo per due guerre civili. Gli attuali uomini politici hanno pochissima esperienza nella gestione politica di uno stato, accumulata per lo più durante il periodo di transizione all’indomani della firma del Trattato di pace del 2005 durante il quale, però, le priorità della classe politica erano far in modo che il governo di Khartoum garantisse lo svolgersi del referendum per l’indipendenza delle regioni meridionali del paese e prepararsi ad una nuova eventuale guerra civile con lo storico nemico. I gruppi di ribelli che hanno combattuto fino al 2005 devono essere trasformati in forze militari o di polizia regolari, il nuovo stato manca di struttura amministrativa e dei servizi minimi di base, l’economia è per lo più di sussistenza e meno dell’1% delle terre sono coltivate. A complicare ulteriormente la situazione le questioni non ancora risolte con il vicino Sudan, i conflitti e le tensioni lungo la linea di confine e le ribellioni interne contro l’SPLM, accusato di una politica troppo centralista e di favorire la maggioranza Dinka. Alcuni segnali della direzione che sta prendendo l nuovo stato sono molto chiari, secondo l’autore del rapporto. “Non sorprende, per esempio,- si legge nel rapporto-che la nuova Costituzione riconosca forti poteri al presidente e al governo nazionale, a scapito del parlamento e dei livelli regionali, provinciali e delle autorità locali e di quelle tradizionali”. In questa situazione, è necessario che i donatori prestino particolare attenzione affinché gli obiettivi e i settori dei loro interventi diretti o indiretti non interferiscano con quelli che possono essere gli interessi di breve periodo dell’attuale governo che potrebbe sfruttare questo stato di emergenza come calcolo politico. Il blocco delle estrazioni petrolifere deciso dal governo sud sudanese lo scorso gennaio in seguito all’acuirsi dei rapporti con la controparte sudanese, rappresenta per il nuovo stato una buona occasione per diversificare la propria economia che anche  i donatori potrebbero sfruttare, decidendo di investire nello sviluppo del settore agricolo nazionale, con un vantaggio per la sicurezza alimentare della popolazione. Ugualmente la crisi economica in corso che ha portato il governo a tagliare molti capitoli di spesa pubblica potrebbe indirizzare il governo e i donatori nella strutturazione di un sistema finanziario e di tasse necessario allo sviluppo di un qualsiasi paese.

Il rapporto in lingua inglese può essere scaricato dal sito http://www.peacebuilding.no .

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