Martedì, 16 agosto 2022 - ore 18.23

Sogni e incubi tedeschi RAR

Il sogno che fu di grandi statisti sembra giunto al capolinea; il sogno dell’unione europea si è trasformato in un incubo che ci riporta indietro negli anni bui della prima e della seconda guerra mondiale, entrambe volute dalla Germania, mai dimentica dell’eterna aspirazione pan germanica.

| Scritto da Redazione
Sogni e incubi tedeschi   RAR

L’incubo si è materializzato  in occasione della crisi greca, quando la Germania della Merkel ha gettato la maschera, mostrando il vero volto aggressivo. La Grecia è stata circuita e usata come campo di prova generale per successivi analoghi interventi.  Se la Grecia avesse incassato i miliardi per i danni subiti nella seconda guerra mondiale, da parte della Germania, con l’aiuto (che poi si rivelò più dannoso per gli interessi tedeschi) di una Italietta succube del pazzo nazista e pilotata da un fragile esecutore di ordini, oggi sarebbe una delle nazioni-pilota dell’Europa. Il medesimo destino è toccato a tutte le altre nazioni occupate militarmente e depredate economicamente, con l’aggravante che un falso senso del pietismo graziò la Germania dall’onere di rispondere economicamente  dei disastri provocati. Errore gravissimo fu quello di permettere la riunificazione delle due Germanie, perché avvenne con i fondi che dovevano servire a risarcire le nazioni che avevano subito danni e distruzioni, oltre che milioni di morti non risarcibili.

La Germania non sta mostrando alcuna gratitudine verso le nazioni che poi risultarono vincitrici del conflitto armato, mentre la Germania non venne neanche ascoltata nella riunione decisionale di Parigi, perché nazione militarmente occupata. Così potè rimettere in piedi un esercito (che adesso non intende utilizzare forte dell’esperienza che con l’uso delle armi la Germania perde le guerre), privilegiando l’armata delle banche che controllano lo spread, diventato il metro di paragone sul potenziale economico  delle nazioni sottoposte alla valutazione dello spread.

Ma la Germania è veramente così ricca ?

La più grande operazione finanziaria tedesca, voluta dalla Merkel, più per ragioni di facciata che per reali esigenze di bilancio, è costata alle casse del quarto reich della Merkel, ben 10 punti del PIL; si è trattato del  sostegno finanziario ad  alcune banche in odore fallimentare. Fu così che il debito pubblico tedesco è volato dal 73,5%  all’83,2%, collocando la Germania al terzo posto al mondo per debito pubblico, lievitato a  2.080 miliardi di euro, superando il debito pubblico italiano di ben 235 miliardi di euro; cosa che nessun analista economico si azzarda a sottolineare, mentre gli stessi analisti passano al setaccio il debito italiano, fingendo di ignorare che il debito pubblico estero, che è quello che più conta a livello internazionale, vede  la Francia con una percentuale del 50% di debito con l’estero sul PIL, del 51% dell’Italia e del 44% della Germania, praticamente sullo stesso piano di rischio default.

C’è  un vantaggio per l’Italia, e si tratta della ricchezza privata italiana, per cui le famiglie italiane posseggono 3.600 miliardi della ricchezza finanziaria nazionale, pari al 178%  del PIL, contro montagne di debiti delle famiglia americane, tedesche, francesi e anche inglesi.

Lo spread imposto dalla Germania della Merkel, all’intera Europa, ci appare come un grande bluff che le nazioni europee temono di “vedere”.

In cosa consiste il bluff della Merkel ?

Gran parte delle banche tedesche sono in mani pubbliche, tramite tali banche la Germania investe pesantemente nei nostri btp, lucrando sulle variazioni dello spread; basta fermare la voragine degli acquisti di btp e lo spread si innalza, alimentando gli interessi sugli investimenti. Praticamente si tratta di un esercizio abusivo di controllo diretto  sulla nostra politica interna, che vede il montante degli interessi passivi cambiare da un giorno all’altro, alimentando guadagni parassitari da parte delle banche tedesche.

Ma Berlino opera al contrario con i propri titoli, investendo i guadagni ricavati dai titoli italiani su titoli tedeschi, mantenendo bassi i tassi di interesse.

Non è ancora una guerra dichiarata e ufficialmente aperta, ma è certamente una guerriglia di posizione, dove le forze italiane non sanno trovare compattezza, preferendo l’esportazione  all’estero in isole fiscali,  alla difesa sostenuta da una folle politica fiscale che, con i governi Berlusconi, ha sostenuto la finanza creativa scoraggiando investimenti produttivi con condoni fiscali, sanatorie e scudi fiscali che hanno fornito di denaro fresco e senza pagare il dovuto, la mafia, la camorra, la ndrangheta e sacra corona, nonché le varie criminalità associate nella gestione delle istituzioni, grazie alla corruzione dilagante.

Vogliamo veramente una Europa unita politicamente, economicamente, militarmente, commercialmente ?

Allora bisognerà educare la Germania allo spirito di solidarietà che deve animare una scelta di comune convivenza; l’Europa unita non può presentarsi davanti al mondo come dilatazione, in senso pan-germanico, della sola Germania.

Rosario Amico Roxas 

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