Mercoledì, 19 giugno 2024 - ore 22.29

Stato della qualità dell’aria in Europa, Eea: l’Italia tra i Paesi messi peggio

L'inquinamento dell'aria è ancora una delle principali preoccupazioni per la salute degli europei.

| Scritto da Redazione
Stato della qualità dell’aria in Europa, Eea: l’Italia tra i Paesi messi peggio

L’European Envoronmen Agency (EEA) ha presentato il briefing “Europe’s air quality status 2022” che fa parte di una serie di pubblicazioni dell’”Air quality in Europe 2022 report” e che conferma che «L’inquinamento atmosferico è il più grande rischio per la salute ambientale in Europa, causa di malattie cardiovascolari e respiratorie che portano alla perdita di anni di vita sani e, nei casi più gravi, a morti premature».

Il nuovo  briefing presenta lo stato delle concentrazioni di inquinanti nell’aria nel 2020 e nel 2021 per inquinante, in relazione sia agli standard di qualità dell’aria dell’Ue che alle linee guida dell’Oe rganizzazione mondiale della sanità (Oms) aggiornate nel 2021 e dimostra che «I superamenti degli standard di qualità dell’aria sono comuni in tutta l’Ue , con concentrazioni ben al di sopra delle ultime raccomandazioni dell’Oms».

Tuttavia, nel 2020, le misure di lockdown adottate per ridurre al minimo la diffusione del CovidD-19 hanno avuto un impatto temporaneo sulle emissioni del trasporto su strada, dell’aviazione e del trasporto marittimo internazionale, il che a sua volta ha portato a una riduzione delle emissioni di inquinanti atmosferici. L’EEA ricorda che «Mentre alcuni settori industriali hanno anche ridotto i livelli di attività, il livello della produzione agricola è rimasto più o meno stabile. Le emissioni del riscaldamento domestico sono leggermente aumentate poiché le persone sono rimaste a casa.

L’effetto complessivo sulle concentrazioni varia a seconda dell’inquinante preso in esame: Nel 2020 le concentrazioni di biossido di azoto (NO2) sono diminuite temporaneamente come diretta conseguenza delle riduzioni del trasporto su strada durante i lockdown. Sono state osservate riduzioni delle concentrazioni medie annuali di NO2 fino al 25% nelle principali città di Francia, Italia e Spagna; durante il primo lockdown di aprile 2020, le concentrazioni di NO2 monitorate nelle stazioni di traffico sono diminuite fino al 70%. Nonostante queste riduzioni e il continuo miglioramento generale della qualità dell’aria, l’inquinamento dell’aria è ancora una delle principali preoccupazioni per la salute degli europei.

L’Europa centro-orientale e l’Italia hanno registrato le concentrazioni più elevate di particolato e benzo[a]pirene (un cancerogeno), dovute principalmente alla combustione di combustibili solidi per il riscaldamento domestico e al loro utilizzo nell’industria.

I livelli di ozono erano inferiori rispetto agli anni precedenti, ma ancora elevati nell’Europa centrale e in alcuni Paesi mediterranei.

Dal rapporto emerge comunque che «Nonostante la riduzione delle emissioni, nel 2020 la maggior parte della popolazione urbana dell’UE è stata esposta a livelli di inquinanti atmosferici fondamentali dannosi per la salute. In particolare, il 9,6 % della popolazione urbana è stata esposta a concentrazioni di particolato fine (PM2,5) superiori alla linea guida dell’OMS del 2021 di 5 µg/m3. I superamenti del valore limite giornaliero dell’UE per il PM10 sono stati osservati in Italia e in alcuni Paesi dell’Europa orientale. Nella maggior parte dei Paesi dell’Europa centrale e orientale, combustibili solidi come il carbone sono ampiamente utilizzati per il riscaldamento delle famiglie e in alcuni impianti industriali e centrali elettriche. La Pianura Padana, nel nord Italia, è un’area densamente popolata e industrializzata con specifiche condizioni meteorologiche e geografiche che favoriscono l’accumulo di inquinanti atmosferici nell’atmosfera».

Il riepilogo fatto dall’EEA evidenzia che, per quanto riguarda le concentrazioni di PM10 nel 2020:  «20 Paesi dichiaranti, inclusi 15 Stati membri dell’Ue, hanno registrato concentrazioni superiori al valore limite giornaliero dell’Ue di 50 µg/m3; 10 Paesi dichiaranti, inclusi 6 Stati membri dell’Ue, hanno registrato concentrazioni superiori al valore limite annuale dell’Ue di 40 µg/m3; Tutti i 36 Paesi dichiaranti hanno registrato concentrazioni superiori alla linea guida giornaliera dell’OMS di 45 µg/m3; Tutti i Paesi dichiaranti, ad eccezione dell’Islanda, hanno registrato concentrazioni superiori alla linea guida annuale dell’Oms di 15 µg/m3»

Le concentrazioni di PM10 al di sopra del valore limite giornaliero dell’Ue sono state misurate nel 16% delle stazioni di monitoraggio, l’84% delle quali urbane e l’11% suburbane.

L’EEA fa notare che «L’impatto delle misure di lockdown del Covid-19 sul livello medio annuo di PM10 è stato limitato e non superiore a una riduzione mediana del 4% in tutte le stazioni (ETC/ATNI, 2021/16, di prossima pubblicazione). Ciò può essere dovuto al fatto che l’aumento delle emissioni del riscaldamento residenziale ha compensato le riduzioni delle emissioni in altri settori. Mentre le diminuzioni delle concentrazioni medie annuali di PM10 sono state misurate principalmente nelle stazioni di traffico, alcune altre stazioni di monitoraggio hanno misurato un netto aumento. Non c’era un chiaro modello geografico in tutta Europa. Nel corso di aprile 2020, infatti, sono state riscontrate riduzioni fino al 35% in alcune stazioni di traffico in Italia e Spagna, sebbene anche alcune stazioni di fondo abbiano mostrato un aumento delle concentrazioni di aprile 2020».

Analizzando le concentrazioni di PM10 nel 2021 viene fuori che «16 Paesi dichiaranti, inclusi 12 Stati membri dell’Ue, hanno segnalato concentrazioni superiori al valore limite giornaliero; 8 Paesi dichiaranti, inclusi 5 Stati membri dell’Ue, hanno segnalato concentrazioni superiori al valore limite annuale; Tutti i 32 Paesi dichiaranti hanno riportato concentrazioni superiori alle linee guida giornaliere dell’Oms: Tutti i Paesi dichiaranti, ad eccezione dell’Islanda, hanno segnalato concentrazioni superiori alle linee guida annuali dell’Oms».

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