Mercoledì, 15 aprile 2026 - ore 00.53

Ucraina I luoghi comuni sulla guerra non aiutano a capire| Giuseppe Azzoni Cremona

È una guerra che si pone in continuità col filone storico dell’im pero zarista granderusso, Stalin ne fece propri alcuni tratti. Lenin e i soviet ne erano agli antipodi

| Scritto da Redazione
Ucraina I luoghi comuni sulla guerra non aiutano a capire| Giuseppe Azzoni Cremona

I luoghi comuni sulla guerra non aiutano a capire| Giuseppe Azzoni Cremona

Egregio direttore, vorrei portare alcune considerazioni su luoghi comuni relativi a due argomenti attuali meno lontani tra loro di quanto parrebbe, ambedue resi cogenti dalla tragica guerra in Ucraina. Il primo è la abusata attribuzione dell’aggettivo «sovietica» alla sciagurata invasione della Russia in Ucraina. Una aggressione che come tale travolge anche alcuni argomenti plausibili per la stessa Russia e non si giustifica in alcun modo. Comunque i «soviet» non c’entrano niente.

 È una guerra che si pone in continuità col filone storico dell’im pero zarista granderusso, Stalin ne fece propri alcuni tratti. Lenin e i soviet ne erano agli antipodi: la terza Internazionale comunista nacque in contrapposizione alla guerra in quanto tale e ai nazionalismi tanto più se imperiali. Del resto, poi, il regime di Putin e dei suoi oligarchi sortì dalla appropriazione delle ricchezze russe da parte di alcuni «privati» già in posizioni di comando dopo la caduta di Gorbaciov. Si instaurò così un potere nazionalistico e autoritario che proprio coi soviet di Lenin non ha niente da spartire. Il secondo argomento sembra lontano da tutto ciò ma deriva anch’esso dalla situazione che questa guerra sta arroventando. Un «mercato globale», che rende costi, ricavi, energia, materie prime, speculazioni fuori controllo, impone al nostro Stato pesanti rinunce nelle entrate erariali a fronte di gravosissime spese.

A fronte di ciò l’attuale governo pare debba prospettare misure volte a evitare limiti invalicabili per il debito pubblico e a disporre però di risorse che facciano fronte alla emergenza sociale ed economica che avanza.

Misure da discutere certamente, ma ritengo assolutamente impropria e assurda la stanca ripresa, da parte della destra politica e delle classi più ricche, degli slogan per cui lo Stato, quasi come un borseggiatore, vuole «mettere le mani nelle tasche degli italiani». Per moltissimi italiani purtroppo le tasche sono vuote, per pochi non si tratta di tasche ma di bauli. Lo Stato deve assicurare un equilibrio tra entrate e spese per un vitale svolgersi delle fondamentali funzioni della società. Lo deve fare, in un quadro europeo, con i criteri di equità proporzionale che la Costituzione prescrive.

Giuseppe Azzoni Cremona

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