Giovedì, 15 aprile 2021 - ore 04.27

Venti di guerra fredda sulla COP26 nell’anno decisivo per clima, persone e pianeta

Onu: è necessaria una maggiore azione per il clima. India: il net zero e ''la torta in cielo'' dei Paesi ricchi

| Scritto da Redazione
Venti di guerra fredda sulla COP26 nell’anno decisivo per clima, persone e pianeta

Intervenendo al Climate and Development Ministerial Meeting la vice-segretaria generale dell’Onu, Amina Mohammed, ha ricordato che «I mondo ha bisogno di una svolta importante per rallentare il ritmo del cambiamento climatico e costruire la resilienza per proteggere i più vulnerabili da impatti climatici sempre più gravi e frequenti».

Il meeting, ospitato dalla Gran Bretagna, doveva essere uno dei più importanti eventi preparatori della 26esima Conferenza delle parti Unfccc che (forse) si terrà as Glsgow a novembre, ma il rifiuto della Cina a partecipare come ritoirsione sulle recenti dichiarazioni sui dirtitti umani del governo britannico ne hanno ridotto molto la portata e hanno reso evidente il rischi che la nuova guerra fredda che contrappone Occidente e Oriente congeli anche la diplomazia climatica.

Per questo la Mohammed ha chiesto a tutti di superare le divisione perché non bisogna  risparmiare nessuno sforzo per raggiungere un accordo sugli obiettivi di Parigi in quello che ha definito «un anno decisivo».

Ma la Mohammed  ha fatto un quadro sconsolante dell’attuale rispetto degli impegni: i finanziamenti climatici promessi ai Paesi meno sviluppati e ai piccoli Stati insulari in via di sviluppo si fermano rispettivamente al 14 e al 2%; nel mondo una persona su tre non adeguatamente coperta dai sistemi di allarme rapido; le donne e le ragazze – che costituiscono l’80% degli sfollati climatici – sono spesso escluse dai ruoli decisionali e ha aggiunto che «La necessità di adattarsi ed essere resilienti è un imperativo morale, economico e sociale, ma riceve solo un quinto del totale dei finanziamenti per il clima. Non possiamo aspettare fino al 2030 o al 2050 per correggere queste carenze. L’Onu ha identificato 5 azioni concrete e realizzabili per aiutare i Paesi durante tutto l’anno a rispondere all’emergenza climatica e garantire la svolta richiesta dal Segretario generale».

Per l’Onu, i donatori devono aumentare il loro sostegno finanziario all’adattamento climatico di almeno il 50% entro giugno, quando il Regno Unito ospiterà il vertice del G7 dei paesi industrializzati, seguiti dalle banche di sviluppo nazionali e multilaterali una volta convocata la COP26 a novembre.  La  Mohammed ha sottolineato che l’accesso ai finanziamenti climatici «Deve essere razionalizzato, trasparente e semplificato, soprattutto per i più vulnerabili e per un aumento significativo degli strumenti finanziari esistenti progettati per gestire i disastri, insieme a nuovi strumenti per incentivare il rafforzamento della resilienza».   Inoltre, «I Paesi in via di sviluppo devono avere a loro disposizione gli strumenti per incorporare il rischio climatico in tutte le strategie di pianificazione, budget e approvvigionamento. Le informazioni sui rischi sono il primo passo fondamentale per la riduzione, il trasferimento e la gestione del rischio».

L’azione finale evidenziata dalla vice segretaria Onu è  stata quella di «Sostenere le iniziative di adattamento e resilienza condotte a livello locale e regionale in Paesi, città e comunità vulnerabili, in prima linea nella perturbazione climatica.  Dobbiamo sostenere gli sforzi che diano agli attori locali, comprese le popolazioni indigene, le donne e i giovani, una voce molto più forte nelle decisioni che più li riguardano. Un decennio di trasformazione non può essere conseguito con livelli di debito alle stelle». Per questo la Mohammed , ha accolto con favore le richieste di una massiccia iniezione di liquidità e di un ampio alleggerimento del debito per fornire risorse extra ai Paesi vulnerabili e ha aggiunto che «Altrettanto importante sarà trasformare l’architettura del debito internazionale in modo che tutti possano uscire da questa crisi con le stesse possibilità di ricostruire meglio e in modo diverso».

Concludendo la vice capo dell’Onu ha esortato i ministri riuniti online a «Cogliere l’opportunità di spingere ancora per ottenere un risultato concreto che sia audace, decisivo e ambizioso, per garantire una transizione climatica inclusiva e resiliente».

Intanto i principali leader internazionali in materia di energia e clima si sono incontrati al Net Zero Summit dell’ International Energy Agency (Iea) – COP26   per discutere su come accelerare lo slancio dell’energia pulita ed esaminare come i Paesi possono collaborare in modo più efficace per ridurre a zero le emissioni di gas serra. Il meeting ha fatto il punto sul crescente elenco di impegni da parte di Paesi e aziende per raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi e si è concentrato sull’attuazione delle azioni necessarie per trasformare in realtà il numero crescente di obiettivi net zero.  Per definire le misure future, i partecipanti di oltre 40 Paesi hanno condiviso approfondimenti su ciò che ha funzionato fino ad ora.   L’evento è stato progettato per aumentare lo slancio verso la COP26 e ha informato la preparazione del prossimo rapporto speciale dell’Iea  “The World’s Roadmap to Net Zero by 2050”.

Ma sui due vertici sono calate come mazzate le dichiarazioni e decisioni dei due giganti asiatici: al summit Iea, l’India ha criticato i piani di riduzione del carbonio del mondo più ricco, definendo «una torta in cielo” gli obiettivi net zero a lungo termine.

Il loro ministro indiano dell’energia, Raj Kumar Singh,  ha detto che «Le nazioni povere vogliono continuare a usare combustibili fossili e che i Paesi ricchi non possono fermarle».

La Cina si è rifiutata di partecipare al Climate and Development Ministerial Meeting in polemica con le posizioni sui diritti umani di Gran Bretagna e Usa che Pechino vede come una intromissione nei suoi affari interni.

BBC News ha commentato: «Cercare di portare avanti 197 Paesi sulla questione globale critica del cambiamento climatico non è un lavoro per i deboli di cuore, come sta scoprendo attualmente il Regno Unito». Come presidente della COP26 Unfccc, la Gran Bretagna ha il compito di garantire il  successo del vertice dei leader mondiali e dei loro negoziatori e il summit ministeriale doveva essere un nuovo mattone per costruire l’accordo peer mantenere il mondo sulla strada degli 1,5 – 2° C indicata a Parigi nel 2015.

L’India ha praticamente sbeffeggiato l’obiettivo net zero che si sono dati per il 2050 grandi inquinatori, come Stati Uniti, Unione europea, Regno Unito e Giappone, mentre la Cina prevede di arrivarci entro il 2060. Il problema è che il quarto emettitore al mondo di gas serra, l’India, non sembra più intenzionata a entrare nel club. E Singh ha sfottuto anche i rivali cinesi: «2060 suona bene, ma è proprio così, suona bene. Mi dispiace dirlo, ma è solo una torta in cielo».

Mentre i suoi colleghi degli altri Paesi non nascondevano il loro imbarazzato disagio, l’esponente del governo della destra induista indiana ha aggiunto: «Ci sono Paesi le cui emissioni pro capite sono 4 o 5 o 12 volte la media mondiale. La domanda è quando scenderanno? Quello che sentiamo è che entro il 2050 o il 2060 diventeremo carbon neutral, il 2060 è lontano e se le persone emettono alla velocità che stanno emettendo il mondo non sopravviverà, quindi cosa farete nei prossimi 5 anni questo è ciò che il mondo vuole sapere. Mentre sono stati i Paesi più ricchi ad aver bruciato la maggior parte dei combustibili fossili a causare i problemi, ora vogliono che i Paesi in via di sviluppo si fermino: questo è ingiusto. Il mondo sviluppato ha già occupato quasi l’80% del budget del carbonio, ci sono 800 milioni di persone che non hanno accesso all’elettricità. Non si può dire che debbano andare verso il net zero, hanno il diritto di svilupparsi, vogliono costruire grattacieli e avere un tenore di vita più alto, non potete fermarlo».

Intervenendo all’evento virtuale dell’Iea, il cinese Zhang Jianhua, direttore dell’Amministrazione nazionale dell’energia, ha detto che, riguardo al cambiamento climatico, la Cina «Vuole una maggiore comprensione reciproca e fiducia reciproca per lavorare insieme». Come dire che le polemiche sul rispetto dei diritti umani e la nuova guerra fredda potrebbero affossare l’accordo sul clima.

Intervenendo al meetini Iea, l’inviato speciale Usa per  cambiamenti climatici, John Kerry,  ha risposto a indiani e cinesi che ai Paesi in via di sviluppo non verrà richiesto lo stesso piano di riduzione delle emissioni dei Paesi scviluppati, ma anche che tutti dovranno fare di più: « Nolenti o volenti, non possiamo ignorare i prossimi 10 anni, perché gli scienziati ci dicono che se non facciamo abbastanza nei prossimi 10 anni non possiamo mantenere la temperatura della Terra entro i più 1,5° C, non possiamo nemmeno rispettare la roadmap verso il net zero entro il 2050. Quindi, la mia richiesta è di evitare l’ happy talk e riconoscere che questa sfida è globale e non c’è mai stata una sfida che richieda come ora l’unità dei Paesi di tutto il pianeta».

Intanto, il governo del Fregno Unito ha dovuto smentire che ci siano piani per posticipare per la seconda volta la COP26 Unfccc che inizialmente doveva tenersi nel 2020.

Infatti, Sky News ha riferito che «Le preoccupazioni per il peggioramento della pandemia di Covid-19 in alcune parti del mondo potrebbero costringere gli organizzatori a ritardarla o cambiarla radicalmente. L’evento potrebbe essere rinviato al 202».

Ma sia Downing Street che il governo indipendentista scozzese sono per una volta uniti nel dichiararsi irremovibili sul non consentire un ulteriore rinvio della conferenza.

Secondo la stessa Sky News  il premier conservatore britannico Boris Johnson sta facendo di tutto perché la COP26 si tenga in presenza, con la vaccinazione di tutti i delegati e con un solido regime di test.

Il deputato conservatore Alok Sharma, presidente della COP26, assicura che si tratterà di un evento con delegati seduti attorno al tavolo, il problema sarà come riuscirci con i 20. 000 – 30.000 delegati e partecipanti attesi a Glasgow.

Inoltre, lo stesso governo britannico ha recentemente deciso di abbandonare i piani per tenere di persona la molto meno impegnativa riunione dei ministri delle finanze del G7 che doveva tenersi in Cornovaglia nella tarda primavera. Ora il cancelliere Rishi Sunak ha annunciato che ospiterà virtualmente quell’evento.

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