In una nostra precedente nota avevamo richiamato l’attenzione dei responsabili locali e nazionali di tutte le forze politiche sulla gravità della situazione ambientale di Brindisi, segnata anche dal grave inquinamento prodotto dall’uso smodato di carbone nelle centrali elettriche chiedendo che si adoperassero anche per mettere fine alla oramai insostenibile situazione del rigassificatore di Brindisi che, a nostro avviso, covava ancora sotto le ceneri. Una situazione prodotta dal contraddittorio comportamento della British Gas che, da una parte, chiude gli uffici e mette in cassa integrazione i dipendenti e, dall’altra, non rinuncia al progetto in attesa di tempi “migliori”.
Siamo stati facili profeti. Una notizia apparsa recentemente sulla stampa ci fa sapere che il Ministero dell’Ambiente, portando avanti la procedura, ha posto un altro tassello sulla vicenda del rigassificatore modificando la prescrizione che imponeva di utilizzare solo gas a “miscela leggera” consentendo anche l’impiego di “miscela pesante” con un differenziale di CO2 da compensare.
La perdurante minaccia del rigassificatore, quindi, continua ad incombere come una cappa di piombo sul destino del nostro territorio e ne condiziona lo sviluppo condannandolo ad una crisi resa più acuta dai pesanti effetti della congiuntura economica generale. Una situazione che ha indotto il Presidente della Corte d’Appello del distretto di Lecce Mario Buffa il quale, durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario, mise in evidenza la gravità della questione ambientale a Brindisi sottolineando che nel caso del rigassificatore «si è avuta piena conferma della ipotesi accusatoria sulla natura illecita di un’operazione che era destinata ad influire gravemente sull’ambiente».
Una situazione paradossale, da tragica commedia dell’arte: di fronte alla confisca della colmata destinata ad ospitare l’impianto, di fronte alla sbandierata decisione della British Gas di abbandonare il progetto (decisione comunicata ai media ma non ai competenti ministeri) inoltrando all’Autorità Portuale formale richiesta di recesso dall’accordo sostitutivo di concessione demaniale dell’area di Capo Bianco, di fronte ormai ad una manifesta e vasta opposizione istituzionale, politica e popolare, l’impianto sembra sopravvivere a se stesso grazie alla burocrazia ministeriale. Fatto di cui finora pare che si sia accorta solo la stampa.
Chiediamo perciò che fine abbia fatto la puntuale interrogazione, presentata a settembre del 2012 durante il governo Monti, con la quale il Senatore Salvatore Tomaselli chiedeva la revoca e/o l’annullamento dell’autorizzazione a suo tempo concessa. Annullamento che anche le nostre associazioni hanno ripetutamente chiesto e con una nota di un loro legale, datata 18/7/2012, hanno trasmesso copia della sentenza del Tribunale Penale di Brindisi del 13/04/2012, rilevando anche quanto segue:«la non definitività della sentenza non esime in alcun modo le autorità competenti dal dovere di verificare se ricorrono (e per le associazioni ricorrono “ad abundantiam”) le condizioni per addivenire alla annullamento o alla revoca della citata autorizzazione».
Brindisi, 24 Agosto 2013
Italia Nostra, Legambiente Brindisi, WWF Brindisi, Fondazione “Dott. Antonio Di Giulio”, Fondazione “Prof. Franco Rubino”, A.I.C.S., ARCI, ACLI Ambiente, Forum ambiente salute e sviluppo, Medicina Democratica, Salute Pubblica, Lipu, Comitato per la Tutela dell’Ambiente e della Salute del Cittadino, Comitato cittadino “Mo’ Basta!”, Comitato Brindisi Porta d’Oriente, PeaceLink.



