Martedì, 28 settembre 2021 - ore 09.00

Accaparramento della terra e sfruttamento illimitato delle risorse naturali

Accaparramento della terra e sfruttamento illimitato delle risorse naturali

| Scritto da Redazione
Accaparramento della terra e sfruttamento illimitato delle risorse naturali

A quattro anni dal primo, è uscito in luglio il nuovo rapporto “I padroni della Terra” della FOCSIV (Federazione Organismi Cristiani Servizio Internazionale Volontario), che dimostra nelle sue quasi 150 pagine come anche in quest’ultimo anno e mezzo nel quale il mondo si è fermato a causa del COVID-19 l’accaparramento delle terre a danno dei popoli originari e delle comunità più vulnerabili è proseguito con la medesima intensità, se non maggiore.

Se nel 2018 nelle pagine di quel primo Rapporto si denunciava come l’agrobusiness concentrasse nelle sue mani 88 milioni di ettari di terre, nel 2020 questo fenomeno ha raggiunto e superato i 93 milioni di ettari, strappati alle popolazioni locali e ai Paesi e consegnati ad un sistema “estrattivista” che sta portando il nostro pianeta ad un punto di non ritorno. Un sintomo evidente ne è la pandemia, come già denunciato un anno fa nel terzo Rapporto, che ci mostra la fragilità della Terra, e con essa, dei

suoi abitanti, di fronte ad uno sfruttamento smodato, non regolamentato ed illimitato delle risorse naturali, in un mondo in cui invece le risorse naturali sono limitate e sempre più rare.

Questi 93 milioni di ettari di terra (pari alla superficie di Germania e Francia messe insieme) sono oggetto di accaparramento da parte di un sistema fagocitante che produce scarti e che, in un loop infinito, genera nelle persone del mondo occidentale nuove necessità effimere, funzionali al mantenimento del sistema stesso.

L’interconnessione delle crisi generate da questo modello esaspera e ne accelera la non sostenibilità, minandone dall’interno la parabola temporale: cambiamenti climatici, migrazioni causate anche dalla desertificazione di numerose aree del mondo, incremento delle diseguaglianze tra gli abitanti del pianeta, che a seconda della loro posizione sullo scacchiere mondiale hanno garantiti o meno i propri

diritti umani più basilari.

L’accaparramento delle terre e le crescenti disuguaglianze, come si legge nel Rapporto, colpiscono le comunità più vulnerabili e più fragili economicamente e pesano in maniera ancora maggiore su donne, ragazze e bambine, schiacciate da società patriarcali e da tradizioni secolari di discriminazioni. Le più vulnerabili tra i vulnerabili pagano il prezzo maggiore anche rispetto al fenomeno del land grabbing.

Nelle pagine del Rapporto sono messe in evidenza le storie di resistenza dei popoli indigeni nella difesa della propria terra e dei propri diritti, primo tra tutti il diritto alla vita e a un ambiente sano. Sono storie di lotta per la difesa e la tutela della Terra, che è bene universale e bene comune, come lo sono le sue risorse. Lotta per la difesa dei diritti umani, che quando violati e calpestati ne minano l’effettività e il riconoscimento ovunque e per tutti. Una resistenza portata avanti con coraggio soprattutto dalle donne, che emergono come protagoniste, attiviste per i diritti e contro le iniquità e le ingiustizie, per il diritto al possesso della terra e la difesa delle sue risorse naturali.

(Fonte FOCSIV)

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