Venerdì, 20 maggio 2022 - ore 16.02

ANGOLO DEL DIALETTO CREMONESE (3) | Agostino Melega

EUGENIO CALVI, IL POETA DI RIVOLTA D’ADDA.

| Scritto da Redazione
ANGOLO DEL DIALETTO CREMONESE (3) | Agostino Melega

ANGOLO DEL DIALETTO CREMONESE (3) | Agostino Melega 

EUGENIO CALVI, IL POETA DI RIVOLTA D’ADDA.

Eugenio Calvi è ricordato da Gianfranco Taglietti come poeta, scrittore, storico, studioso serio della storia del suo paese, Rivolta d’Adda, ed inoltre come valido e stimato docente di lettere nelle scuole superiori.

  Però lo stesso critico non ha inserito nessuna sua composizione del Calvi nel libro “Le voci dei nostri dialetti” e quindi per poter leggere una sua poesia abbiamo dovuto ricorrere all’aiuto della Biblioteca Comunale del paese natio dello stesso poeta. E così ci è stata inviata una lirica intitolata “Preghiera a Sant’Albert”, ossia preghiera rivolta a Sant’Alberto Quadrelli, patrono di Rivolta d’Adda.

 Confesso che prima di questa ricerca non conoscevo nulla di questo santo, però mi è bastato cercare notizie su Wikipedia, la libera enciclopedia informatica, per saperne di più.  Il santo, nato in Rivolta di Ghiaia d’Adda nel 1103 e deceduto il 4 luglio 1173, è stato vescovo cattolico italiano. Prevosto di Rivolta d’Adda, divenne parroco dello stesso borgo e poi prevosto della chiesa di “Ripalta Sicca” (antico nome di Rivolta d’Adda nel 1143). Su mandato di papa Alessandro III, Alberto Quadrelli fu scelto dal clero e dal popolo di Lodi come proprio vescovo. Si distinse lungo il suo ministero non solo per la carità e l’aiuto ai poveri, ma soprattutto nella formazione del clero, come mostra la fondazione, nel 1173, di una confraternita sacerdotale, il cosiddetto Consorzio del clero. Il presule morì il 4 luglio 1179 in fama di santità per le sue virtù.

  Il suo corpo riposa presso il Duomo di Lodi in un avello di marmo, mentre la reliquia dell’osso della sua tibia si trova, dal 1856, nella chiesa a lui dedicata a Rivolta d’Adda, nel luogo dove fu la sua casa.

  Il poeta Calvi gli si rivolge con grande trasporto e fede. E lo invoca con passione definendolo: “Gloria del Cielo, splendore incoronato di stelle”, “ornamento di Santa Madre Chiesa”.  

  Ma ascoltiamo per intero questa poesia, o meglio questa invocazione poetica, questa preghiera scritta con la fede e col cuore, e proposta in un vernacolo che ha affinità accentuate – come scrive Gianfranco Taglietti – “sotto il profilo morfologico e lessicale, con il milanese, mentre sotto il profilo fonetico, ha una propria individualità, cioè può considerarsi autonomo ed in sé caratterizzato”.

 

PREGHIERA A SANT’ALBERT

patrono da Riólta

nunc et in hora mortis

 

O Sant’Albèrt Quadrèli

Vèscuf e Cunfesùur,

glòria da ‘l Ciél, splendùur

ancurunàat da stèli;

Ti ta sée l’urnamènt

da Santa Madre Chiesa:

Ti pàder, Ti diféša

da tüta la To gèent.

Tì ta sé celebràat

Per la To gran buntà:

e pür a chi tèmp là

T’è semper castigàat

tüta la cativéria

di preputènt, che a’l mùnt

j è sémper ansì prùnt

a sfrütà quèi an mišéria.

Quanti laùur adès

i pararés cambiàat:

a’l vìif ‘l è rinuàat,

gh’è i màchini, ‘l prugrès.

Ma se la puertà

da alùra la gh’è pü

sa ‘l sà che giù per sü

a’l munt ‘l è amò quèl là.

E Tì, o Albèrt beàat

Vàrdum amò, ‘n piešè;

prutégium tüc, perché

sém sémper bandunàat.

 

PREGHIERA A SANT’ALBERTO, patrono di Rivolta... adesso (e) nell’ora della nostra morte,/ O

Sant’Alberto Quadrelli/ Vescovo e Confessore,/ gloria del Cielo, splendore/ incoronato di stelle;// Tu sei l’ornamento/ di Santa Madre Chiesa;/ Tu padre, Tu difesa/ di tutta la tua gente.// Tu sei celebrato/ per la Tua grande bontà:/ e pure a quei tempi/ Tu hai sempre castigato/ tutta la cattiveria/ dei prepotenti, che al mondo/ son sempre così pronti/ a sfruttare quelli in miseria.// Quante cose adesso/ sembrerebbero cambiate:/ la vita è rinnovata,/ ci son le macchine, il progresso./ Ma se la povertà/ di allora non c’è più/ si sa che giù per su/ il mondo è ancora quello./ E Tu, o Alberto beato/ guardaci ancora, per favore;/ proteggici tutti, perché/ siamo sempre abbandonati.// (Traduzione nostra)

 UMBERTO CARANTANI, VOCE DEL “CREMONESE ILLUSTRE”

 Umberto Carantani, in arte “Carumba”, è una delle voci poetiche - come annota Mario Muner -  del cosiddetto “Cremonese Illustre”. Nato il 9 Novembre 1901 a Cà de Bonavogli, nel Comune di Derovere (CR), egli  venne meno il 25 aprile 1979 a San Pellegrino (BG).

   Durante il corso di dialettologia d’arte dello scorso anno, di questo raffinato Autore, abbiamo proposto le poesie Na gùsa (Una goccia), La mé tèra (La mia terra), La féra di spèsigòn (La fiera dei pizzicotti). Quest’anno andremo ad aggiungere a quel trittico la lirica Dèdrée dè la porta (Dietro la porta).

  E’ una poesia, questa, che contiene il mondo intero, per dire che abbraccia tutto l’archivio dei giorni della vita, rappresentati sinteticamente dall’immagine della semplice porta di casa, posta come al confine della dogana esistenziale a cadenzare col suo movimento oscillante il ritmo del tempo. Come se la porta stessa, piccolo e semplice pertugio di casa, fosse il direttore dell’orchestra che cadenza il novero degli anni, dei minuti e dei secondi che passano inesorabilmente.

 Quella quinta del tempo, parente stretta di Giano Bifronte, è situata come tutte le altre porte all’ingresso e all’uscita del tempio domestico, posta a regolare la dinamica del passato e dei giorni che devono ancora arrivare. Ed il piccolo e semplice uscio, caricato a fatica dal peso di un così arduo compito, fa temere al poeta  che esso si possa rompere di schianto da un momento all’altro.  

  Però la porta è forte pur con tutti i suoi limiti; è tenace, è sempre là a cadenzare il passato e l’avvenire. Non si spalanca mai di botto, e docilmente fa da coda ai passanti, li segue con riguardo, come se chi vi transita dappresso volesse prenderla sulle spalle. Ed appena il poeta si ferma, la porta gli si mette davanti, di traverso, e si sposta solo docilmente, piano piano, insieme al lunario che le è stato affisso in fronte.

 

DÈDRÉE DE LA PÒRTA

Dèdrée de la pòrta

gh’è tüti i dé dè la me vìta,

e dè la tùa:

chèi pasàa e chèi che vegnarà.

La pòrta l’è pìcula, débula,

dè ‘n spesùur sütìil,

pàr che la sè rùmpa

dè ‘n mumènt cun ‘l àter.

Però l’è sèmper là,

tra èl pasàat e ‘l àvenir.

Mài che la se spalànchi.

La ne vèn adrée,

‘l è cùm se gh’èsem

dè purtàla in spàla.

Apèna mè férmi,

la me sè mèt dénans,

dè travèrs,

e la sé spòsta piàn piàn

cun èl lünàari.

 

DIETRO ALLA PORTA. Dietro alla porta/ ci sono tutti i giorni della mia vita,/ e della tua: quelli che passano tutti i giorni della mia vita,/ e della tua:/ quelli (già) passati e quelli che verranno./ La porta è piccola, debole,/ di uno spessore sottile,/ sembra che si rompa/ da un momento con l’altro./ Però è sempre là,/ tra il passato e l’avvenire./ Mai che si spalanchi./ Ci segue,/ è come se dovessimo/ portarla in spalla./ Appena mi fermo,/ mi si mette davanti,/ di traverso,/ e si sposta pian piano con (sopra) il lunario.// (Traduzione nostra)

 

 A principiare da quell’iniziale dèdrée con la vocale -e- aperta rispetto alle stessa vocale chiusa usata all’ombra del Torrazzo, nel dialetto di Carantani  risuonano gli accenti della parte meridionale della provincia di Cremona, al confine con il Comprensorio dell’Oglio Po. Stessa cosa dicasi per tüti (tutti),  in luogo del töti urbano. Un tüti che è uguale alla pronuncia usata ad Annicco, ad una quarantina di chilometri a nord rispetto alla stessa Drùver (Derovere).

 Altre spigolature singolari sono riferite al dè la me vìta, diverso dall’espressione con la -e- chiusa cittadina riscontrabile in dé la me vìta. Stessa cosa per chèi rispetto a chéi, sütil (sottile) in luogo di sutìil; sè rùmpa (si rompa) invece di se róompa; àter diverso da ‘l àalter del capoluogo. Incontriamo, inoltre, un puro relitto della lingua latina, passato intonso lungo i secoli, ossia quel -cum- (con) conservato da quella che ci sentiamo di chiamare vibrante “archeologia verbale”. Infine impattiamo in un apèna mè férmi, che suona quasi tutto aperto rispetto allo stretto apéna me féermi

della città, per finire poi con l’articolo determinativo -èl-, aperto rispetto all’urbano -el-.

 

Nel prossimo appuntamento ricorderemo il poeta Alfredo Carubelli di Cremona.

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