Domenica, 19 aprile 2026 - ore 14.30

Attilio Fontana, Sindaco di Varese, confermato Presidente Anci Lombardia

| Scritto da Redazione
Attilio Fontana, Sindaco di Varese, confermato Presidente Anci Lombardia

Il Presidente di ANCI Lombardia Attilio Fontana, che nelle scorse settimane aveva rimesso il suo mandato nelle mani degli associati, nel suo intervento all'assemblea ordinaria di questa mattina ha spiegato di persona le ragioni alla base della sua scelta, dichiarandosi ora disponibile a continuare nella sua funzione fino alla naturale scadenza dei mandati stessi, nel 2014. L'assemblea convenuta a Milano ha accolto la proposta di Fontana.

In un documento approvato all'unanimità sono stati menzionati gli importanti risultati raggiunti in questi anni dall'associazione e l'autorevolezza conseguita sia a livello istituzionale sia nei confronti dell'opinione pubblica, autorevolezza che è il prodotto di una gestione collegiale delle decisioni, unitaria e improntata alla forte autonomia, condizioni irrinunciabili per rendere più forti le ragioni dei Comuni.

ANCI Lombardia si impegnerà da subito nel confronto con il Governo all'interno della Commissione paritetica interistituzionale, in cui dovrà essere riaffermata con forza la pari dignità dei Comuni rispetto agli altri livelli della Repubblica. In particolare si riaffermerà la dignità dei piccoli Comuni, colpiti da norme improvvisate, che invece di perseguire obiettivi di efficienza e salvaguardia dell'autonomia attraverso percorsi razionali di gestione associata, rischiano di produrre risultati opposti. Soprattutto per la Lombardia si chiederanno limiti demografici e territoriali per l'associazionismo più rispondenti alla realtà del territorio.

Oltre a questo, ANCI Lombardia si farà promotrice di un nuovo patto per la crescita che superi i vincoli assurdi del patto di stabilità in vigore, e di proposte per la realizzazione di un federalismo istituzionale. Questo non potrà prescindere dal superamento del bicameralismo, dalla creazione di una Camera delle autonomie e da una Carta delle autonomie che superi duplicazioni di compiti e funzioni e ridisegni l'assetto delle istituzioni, a cominciare dalle province.

"L'autonomia dell'associazione - ha ribadito Fontana nel ringraziare i delegati alla fine dei lavori - sarà il principale riferimento che ci dovrà guidare. Solo così potremo tutelare l'autonomia dei Comuni e i diritti dei nostri cittadini. Credo in ANCI e credo nei sindaci, sono orgoglioso del lavoro fatto insieme finora. La nostra azione continuerà senza condizionamenti, ora più che mai sono convinto che se vogliamo salvare questo Paese, dobbiamo ripartire proprio dai Comuni".

L'assemblea ha richiesto l'impegno di tutti gli organi dirigenti a continuare a sostenere le ragioni dei Comuni, l'autonomia, l'unità e la collegialità dell'associazione in ogni sede e in ogni momento di confronto con le forze politiche, economiche e sociali e con tutti gli altri livelli istituzionali.

Ufficio stampa: 348.2393691
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Anci Lombardia difendere le ragioni e il ruolo dei Comuni, l'autonomia, l'unità e la collegialità dell'Associazione

L’ASSEMBLEA ORDINARIA DI ANCI LOMBARDIA
Ritiene
che la situazione economica, sociale e istituzionale del Paese necessiti ora più che mai di un forte ruolo dei Comuni essenziali per lo sviluppo dei territori e per garantire la coesione sociale per promuovere un nuovo patto per lo sviluppo
che la situazione critica e difficile che l’Italia attraversa abbia bisogno di risposte di sistema, che guardino al futuro e rispondano ad una idea di fondo di riforma istituzionale ordinata e coerente
riafferma
la disponibilità dei Comuni di farsi carico, ancora una volta, del risanamento della Repubblica, sia dal punto di vista finanziario che istituzionale
ribadisce
che i Comuni in questi anni hanno raggiunto tutti gli obiettivi loro posti ed hanno diminuito il proprio indebitamento
che i Comuni hanno contribuito, diversamente dagli altri livelli istituzionali, al contenimento delle spese della politica con la riduzione del 20% dei Consiglieri comunali e degli Assessori, e con una riduzione delle già basse indennità di Sindaci, Assessori e dei gettoni di presenza dei Consiglieri comunali
ritiene
necessaria una risposta complessiva ai problemi del Paese che realizzi una riforma istituzionale federalista che:
-attui un vero riconoscimento della pari dignità istituzionale tra Stato, Regioni e Comuni come recita il titolo V della Costituzione
-diminuisca il numero dei parlamentari e superi l’attuale bicameralismo con la istituzione di una camera delle autonomie
-attui con la Carta delle Autonomie una chiara definizione delle funzioni dei diversi livelli istituzionali che superi ogni sovrapposizione e duplicazione di compiti che allungano tempi di realizzazione e rendono opache le responsabilità.
-comporti una riorganizzazione e uno snellimento dello Stato in conseguenza del decentramento delle funzioni ad altri livelli istituzionali mentre, invece, in questi anni la spesa centrale è aumentata più di quella delle Autonomie Locali
che il federalismo fiscale sia tale se riconosce autonomia politica, gestionale ed organizzativa ai Comuni e assicura certezza di risorse legate al territorio rendendo possibile la piena responsabilità amministrativa e contabile dei Comuni nei confronti dei cittadini e dello Stato
che le ultime manovre finanziarie hanno compromesso anziché favorito la capacità dei Comuni di esercitare le proprie funzioni di erogatori di servizi ai cittadini e promotori dello sviluppo territoriale, perché l’entità dei tagli previsti e degli obiettivi del Patto di Stabilità Interno è ben al di sopra del peso del comparto dei Comuni nella spesa pubblica nazionale ed è insostenibile per i Comuni
ricorda
che conseguenza del Patto di stabilità e dei tagli è stata la riduzione della spesa per investimenti del 30% e il blocco sempre più diffuso dei pagamenti alle imprese che aggrava la loro già difficile situazione
che la mancata riduzione della tassazione da parte dello Stato in conseguenza delle riforme fiscali federaliste e la necessità di reperire risorse rischia di costringere i comuni a ridurre il livello di prestazione dei servizi ovvero ad aumentare il livello di tassazione locale
che sui Comuni si scaricheranno anche le conseguenze dei tagli effettuati sulle spese dei Ministeri e delle Regioni a partire dai fondi per le politiche sociali, più che dimezzati, ponendo così di fatto a rischio servizi essenziali per i cittadini e le famiglie più in difficoltà
sottolinea
che tutto questo contraddice i principi del federalismo e della responsabilità delle proprie scelte di fronte ai cittadini e vanifica il percorso fin qui svolto
ricorda
il grande impegno dispiegato in questi anni dall’associazione dei Comuni, e da ANCI Lombardia in particolare, a rappresentanza degli interessi dei Comuni, sia nei rapporti con le istituzioni statali e regionali, sia per informare e sensibilizzare gli attori economici e sociali e l’opinione pubblica sulle difficoltà degli enti locali a garantire servizi e investimenti
sottolinea
come la autorevolezza conseguita sia a livello istituzionale che nell’opinione pubblica sia stata il prodotto di una gestione collegiale, unitaria, di forte autonomia: condizioni irrinunciabili per rendere più forti le ragioni dei Comuni
riconosce
l’importante e positivo lavoro svolto dall’associazione su vari temi nel confronto con i diversi livelli istituzionali con una capacità di elaborazione e di presenza puntuale sui diversi temi e forte capacità di elaborazione
ricorda
in particolare come nel confronto con Regione Lombardia siano stati ottenuti importanti risultati riguardanti il ruolo dei Comuni, ad esempio nella gestione del Servizio Idrico Integrato, la definizione del Patto di Stabilità Territoriale, la elaborazione di criteri di misurazione della virtuosità finanziaria che potranno fornire un valido esempio ai legislatori nazionali
sostiene
che occorra riprendere con rinnovato vigore il confronto con il Governo, all’interno della Commissione paritetica interistituzionale ottenuta dalle autonomie locali, affermando con forza
la pari dignità dei Comuni rispetto agli altri livelli della Repubblica, a partire dai piccoli Comuni per i quali si chiede di cambiare radicalmente l'art. 16 della manovra estiva, che sta producendo effetti negativi su Unioni e gestioni associate già consolidate ed efficienti. Occorre con urgenza una normativa razionale che avvii alla gestione associata e alla ricerca di maggiore efficienza ed efficacia nell’erogazione di servizi adeguati, senza mortificare la democrazia locale e il valore sociale che l’istituzione comunale conferisce ai territori
ribadisce
i contenuti già avanzati nei precedenti documenti alla base delle iniziative di ANCI Lombardia e in particolare
chiede alle forze sociali ed economiche lombarde
di condividere l’impegno dei Comuni perché si possa attuare un nuovo patto per lo sviluppo e la crescita
chiede ai parlamentari lombardi
-di riconoscere la autonomia istituzionale e costituzionale dei Comuni e di riconoscere il loro ruolo di soggetti attivi per lo sviluppo e per la coesione sociale
-un impegno per la realizzazione di un federalismo istituzionale a partire dal superamento del bicameralismo e dall’istituzione della Camera delle Autonomie e la definizione di una Carta delle Autonomie che superi duplicazioni di interventi e sovrapposizioni di compiti e funzioni e ridisegni assetto e competenze delle Province
-di rivedere completamente l'art.16 della manovra estiva relativo ai piccoli Comuni, che contiene gravissimi elementi di irrazionalità e che, invece di riformare il patto di stabilità insostenibile per i comuni che già vi sono sottoposti, lo estende anche ai piccoli comuni che ne erano esclusi con effetti devastanti e ingestibili;
-di avviare immediatamente una verifica sullo stato di attuazione della legge delega sul federalismo fiscale, in particolare quello municipale, oggi messo in discussione dalle manovre economico-finanziarie
-di individuare da subito provvedimenti per la riduzione dei costi della politica a tutti i livelli, così come lo si è fatto per i Comuni, e per l’eliminazione di enti inutili, di centri di spreco e di costo e di privilegi corporativi
-la modifica degli obiettivi assegnati ai Comuni con una diminuzione degli obiettivi del Patto di Stabilità Interno e la modifica delle sue regole che preveda l’esclusione delle spese di investimento per l’edilizia scolastica, la sicurezza, l’assetto idrogeologico
-la possibilità di sbloccare l’utilizzo di residui passivi per immettere risorse, già impegnate e conteggiate nei bilanci comunali, nell’economia reale
-di reintegrare i fondi per il finanziamento delle politiche sociali senza i quali vengono messi radicalmente in discussione servizi essenziali per la popolazione più debole
-di eliminare, una volta concertati gli obiettivi finanziari da raggiungere, le irrazionali ed inique norme vincolistiche sul personale, lasciando all’autonomia organizzativa dei Comuni le scelte per il perseguimento di tali obiettivi
chiede ai Consiglieri Regionali lombardi:
-di istituzionalizzare il patto di stabilità territoriale attraverso una legislazione dedicata
-di riconoscere anche nei rapporti interni alle istituzioni regionali l’autonomia dei comuni, impostando la legislazione regionale sulla base del principio di sussidiarietà verticale
-di adottare le misure, nei tempi previsti, per mitigare per quanto possibile gli effetti irrazionali e dannosi dall'art.16 della manovra estiva, cominciando con il definire soglie dimensionali per le unioni di comuni inferiori ai 10.000 abitanti e pari a quelle precedentemente stabilite dall'art. 14 del dl 78/2010, convertito nella l. 122/2010;
-di avviare un confronto con ANCI per una legge di riordino territoriale in particolare sostenendo la gestione associata dei servizi attraverso l’Unione, ed eventualmente la fusione, con finanziamenti adeguati e reintegrando il fondo che in questi anni si è ridotto e risolvendo le problematiche legate alla presenza delle Comunità Montane oggi non riconosciute dalla -legislazione nazionale come gestione associata:
di garantire un confronto sulle politiche sociali che riconosca l’autonomia di programmazione e di scelta dei Comuni attraverso la programmazione dei Piani di zona
impegna
tutti gli organi dirigenti ed i loro membri a sostenere e difendere le ragioni e il ruolo dei Comuni, l'autonomia, l'unità e la collegialità dell'Associazione in ogni sede e in ogni momento di confronto con le forze politiche, economiche e sociali e con tutti gli altri livelli istituzionali, come ha fatto finora, mettendo in campo ogni utile strumento di mobilitazione.
Milano 18 ottobre 2011

 

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