Martedì, 25 gennaio 2022 - ore 09.54

Colombia: quattro massacri nei primi 9 giorni del 2022

Indepaz: l’ultimo a Nariño con 3 morti e 4 feriti. Il Venezuela: proteggere la cittadinanza colombiana dal suo presidente

| Scritto da Redazione
Colombia: quattro massacri nei primi 9 giorni del 2022

L’Instituto de Estudios para el Desarrollo y la Paz (Indepaz) ha denunciato un nuovo massacro in Colombia, questa volta nel dipartimento meridionale di Nariño. Secondo l’ONG che si occupa di tutela dei diritti umani e ambientali, il massacro è avvenuto il 9 gennaio nel municipio di Colón: «Il quarto massacro dell’anno sarebbe stato commesso al termine delle feste locali (…) Il bilancio: tre persone uccise e quattro ferite». Le vittime sono state identificate come Ricardo Andrés Andrade Bravo (22 anni), Arnold Steven Montero Gallardo (19) ed Esteban Castillo Ordoñez (21).

La Colombia ha chiuso il 2021 con 97 massacri con 335 vittime  e  con l’assassinio di 171  leader sociali, difensori dei diritti umani ed ex combattenti delle FARC che hanno firmato l’accordo di pace del 2016, il che dimostra il chiaro fallimento la dura politica di sicurezza del presidente colombiano di destra Iván Duque, con il dispiegamento di esercito e polizia nelle aree più critiche dove, invece di portare sicurezza, spesso risultano coinvolti nei massacri.

Dall’inizio dell’anno, la situazione dell’ordine pubblico in Colombia sembra peggiorare ulteriormente: sempre il 9  gennaio Indepaz  aveva denunciato una strage con 3 morti nel dipartimento della Maddalena: «Le vittime sono state identificate come Jorge Hernández, Patricia Margarita de Armas e un ragazzo di 17 anni di nome William Hernández».

Indepaz ha anche messo in guardia sulla situazione umanitaria nella zona delle banane del dipartimento a causa della presenza di gruppi armati illegali nella zona.

L’associazione aveva già presentato una sintesi delle vittime di atti di violenza avvenuti nella prima settimana di gennaio 2022: 27 persone uccise (di cui due donne, due minorenni e quattro cittadini venezuelani) Secondo un rapporto della Fiscalía General de la Nación. 57 famiglie sfollate secondo la defensoría del Pueblo. 2.000 persone a rischio sfollamento secondo l’autorità del municipio di Tame. 50 persone scomparse fino al 3 gennaio, secondo i funzionari della defensoría del Pueblo di Tame.  I municipi interessati dai massacri nella prima settimana del 2022 sono stati Arauca, Arauquita, Tame, Fortul e Saravena.

Indepaz sottolinea che «Vista la grave situazione che si verifica ad Arauca e al confine con il Venezuela, le comunità e varie organizzazioni del nord-est della Colombia hanno manifestato chiedendo la cessazione delle ostilità tra gli attori armati e hanno anche formulato proposte per la trasformazione del conflitto nella zona . Tra le quali: Urgente attenzione umanitaria alle famiglie vittime di omicidi, sparizioni e reclutamento forzato. Attenzione agli sfollati e ai confinati nei villaggi dei comuni colpiti (Arauca, Arauquita, Tame, Fortul, Saravena). Corridoi umanitari nelle zone chiuse per la presenza di gruppi armati. Presenza di organismi di controllo nazionali e internazionali e assistenza umanitaria tempestiva e prevalere dei diritti della popolazione colpita. Sostegno alle comunità che si stanno mobilitando contro la violenza, chiedendo allo Stato e al governo nazionale pace e soluzioni. Esigere dai gruppi armati che agiscono nella regione il rispetto incondizionato della popolazione civile e il rispetto immediato e unilaterale delle norme del diritto internazionale umanitario che, tra l’altro, vietano di attaccare e sparare contro civili e persone indifese o indifese, la presa di ostaggi, il equestro di persona, il reclutamento forzato, il reclutamento di minori di età inferiore ai 18 anni, lo  sfollamento della popolazione, l’attacco alle missioni mediche e alla proprietà privata e pubblica, l’uso di armi di distruzione di massa, la tortura e maltrattamento dei detenuti, l’attacco a fonti d’acqua, energia e cibo. Obbligo per i gruppi armati di cessare il fuoco e sospensione delle dichiarazioni di guerra per evitare morte e danni. Necessità da parte dello Stato di investimenti efficaci a sostegno dei progetti di vita comunitari e dei programmi sociali per rispondere alla crisi sociale e sanitaria nel pieno della pandemia. Garanzie democratiche e di mobilità per la popolazione. Esigenza che il governo colombiano e quello degli Stati Uniti accettino le proposte per una soluzione diplomatica e pacifica alle divergenze con il governo venezuelano, accettando la determinazione delle Nazioni Unite sul governo Maduro».

E proprio il ministro degli esteri del Venezuela, Félix Plasencia, lha esortato il segretario generale dell’Onu António Guterres ad «Agire per proteggere i cittadini della Colombia, di fronte all’ondata di massacri che si registrano nel sud di quel Paese americano».

Plasencia, che si è tolto diversi sassolini dalle scarpe dopo la migrazione di massa dei venezuelani in Colombia e i tentativi di Bogotà di rovesciare il governo di Caracas appoggiando la parte più avventuristica dell’opposizione venezuelana,   si è rammaricato che «In soli 10 giorni nel 2022 siano stati commessi 4  massacri in territorio colombiano, una situazione che deriva dalla “violenza istituzionalizzata. Esortiamo il segretario generale delle Nazioni Unite ad agire, attraverso il Sistema delle Nazioni Unite e le sue Agenzie, per proteggere il popolo fratello della Colombia dalla violenza istituzionalizzata promossa dal malgoverno del signor Duque. Se continua così, il 2022 sarà il più sanguinoso della recente storia colombiana. Il che la dice lunga, vista la tragedia umanitaria del 2021. Non possiamo continuare a tacere».

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