Lunedì, 17 gennaio 2022 - ore 20.24

Cosa ci fa una zanna di un mammut a più di 3.000 metri di profondità nell’Oceano Pacifico?

Una incredibile scoperta e un fragile promemoria dei molti misteri rimasti degni della nostra protezione

| Scritto da Redazione
Cosa ci fa una zanna di un mammut a più di 3.000 metri di profondità nell’Oceano Pacifico?

Nel corso di  una delle spedizioni nelle oscure profondità dell’oceano Pacifico al largo della California centrale, effettuate dall’R/V Western Flyer, nel 2019, il pilota di  ROV Randy Prickett e lo scienziato Steven Haddock del Monterey Bay Aquarium Research Institute (MBARI) hanno fatto una scoperta sconcertante che raccontano così_ «Durante l’esplorazione di una montagna sottomarina situata a 300 chilometri al largo della California e una profondità di 3.070 metri il team ha individuato quella che sembrava una zanna di elefante».

Allora il gteam di ricercatori era stato in grado di raccogliere solo un piccolo pezzo della zanna, ma il MBARI è tornato in forza nel luglio di quest’anno per recuperare l’esemplare completo. Ora, Haddock e i ricercatori del Paleogenomics Lab , del Genomics Institute dell’università della California Santa Cruz  e del Department of Earth and Planetary Sciences dell’università della California, Santa Cruz (UCSC)  e del Museum of Paleontology dell’università del Michigan (UM) sono esaminando la zanna.

I ricercatori hanno confermato che «La zanna, lunga circa un metro, proviene da un mammut columbiano (Mammuthus columbi)». L’ambiente freddo e l’alta pressione delle profondità marine hanno preservato in modo unico la zanna, dando ai ricercatori l’opportunità di studiarla in modo più dettagliato. Le scansioni di tomografia computerizzata (TC) riveleranno l’intera struttura interna tridimensionale della zanna e ulteriori informazioni sulla storia dell’animale, come la sua età. 

Haddock non ci crede ancora del tutto: «Quando esplori il mare profondo, inizi ad “aspettarti l’inaspettato”, ma sono ancora sbalordito dal fatto che ci siamo imbattuti nell’antica zanna di un mammut. Siamo grati di avere un team multidisciplinare che analizza questo straordinario esemplare, tra cui un geocronologo, oceanografi e paleogenomici dell’UCSC e paleontologi dell’università del Michigan. Il nostro lavoro per esaminare questa entusiasmante scoperta è appena iniziato e non vediamo l’ora di condividere più informazioni in futuro».

Daniel Fisher, un paleontologo dell’università del Michigan specializzato nello studio di mammut e mastodonti, aggiunge che «L’ambiente di conservazione di questo esemplare in acque profonde è diverso da quasi tutto ciò che abbiamo visto altrove. Altri mammut sono stati recuperati dall’oceano, ma generalmente non da profondità superiori a poche decine di metri».

Fisher e i suoi colleghi del Museo di Paleontologia della UM useranno la loro conoscenza della struttura e della composizione delle zanne di mammut per analizzare le scansioni TC del campione. 

Un team di ricercatori del Department of Earth and Planetary Sciences dell’UCSC indagherà su quando e come la zanna potrebbe essere arrivata così in profondità e così al largo.

Il team ritiene che «Potrebbe essere la più antica zanna di mammut ben conservata recuperata da questa regione del Nord America». La datazione della zanna è stata effettuata dall’UCSC Geochronology Lab guidato da Terrence Blackburn, che ha analizzato i radioisotopi dimostrando che  la zanna ha molto più di 100.000 anni: «La nostra stima dell’età sulla zanna si basa in gran parte sul decadimento radioattivo naturale di alcuni isotopi di uranio e torio nella zanna dall’oceano. Se la zanna fosse stata trovata a terra, decifrare la sua storia non sarebbe stato così semplice». Christopher Edwards e Patrick Drake esamineranno le correnti oceanografiche per individuare meglio la provenienza della zanna. 

I ricercatori dell’UCSC Paleogenomics Lab guidati da Beth Shapiro, hanno in programma di sequenziare l’antico DNA dal campione, che potrebbe fornire preziose informazioni su come i mammut hanno colonizzato il Nord America. Katherine Moon, una ricercatrice del laboratorio di Shapiro, ha accompagnato Haddock durante la crociera di luglio per recuperare l’esemplare completo e insieme recupereranno anche il DNA antico conservato all’interno della matrice della zanna, che confronteranno con il DNA che è già stato recuperato da altri mammut. 

Shapiro evidenzia che «Esemplari come questo rappresentano una rara opportunità per dipingere un’immagine sia di un animale quando era vivo sia dell’ambiente in cui viveva. I resti di mammut dal Nord America continentale sono particolarmente rari, quindi ci aspettiamo che il DNA di questa zanna ci porterà lontano per perfezionare ciò che sappiamo sui mammut in questa parte del mondo».

Il MBARI conclude: «L’oceano rappresenta il 99% percento dello spazio in cui può esistere la vita su questo pianeta, eppure ne sappiamo ancora molto poco. Poiché l’interesse per lo sfruttamento del mare profondo mediante l’estrazione di metalli preziosi è cresciuto, con il potenziale di mettere in pericolo molti animali marini, questa sorprendente scoperta, nascosta sul fondo del mare per eoni, serve come fragile promemoria dei molti misteri rimasti degni della nostra protezione».

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