Mercoledì, 27 maggio 2020 - ore 18.10

Finalmente uno studio epidemiologico nazionale su inquinamento atmosferico e Covid-19

''Le ipotesi più accreditate indicano che un incremento nei livelli di PM rende il sistema respiratorio più suscettibile all’infezione e alle complicazioni della malattia da coronavirus. Su questi temi occorre uno sforzo di ricerca congiunto inter-istituzionale''

| Scritto da Redazione
Finalmente uno studio epidemiologico nazionale su inquinamento atmosferico e Covid-19

L’inquinamento atmosferico è uno dei fattori in grado di aggravare l’impatto di Covid-19 sulla popolazione? Finora tutti gli studi condotti nel merito a livello internazionale – in larga parte non ancora sottoposti a peer-review – suggeriscono di sì, ma la comunità scientifica è ancora lontana dall’adottare una posizione condivisa sul tema: nessuno è riuscito ancora a dimostrare un chiaro nesso causale e la richiesta di ulteriori approfondimenti è unanime.

In Italia a rispondere saranno direttamente l’Istituto superiore di sanità (Iss), l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) e il Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (Snpa), che si avvarranno anche di una collaborazione scientifica con la Rete italiana ambiente e salute (Rias). Insieme hanno appena avviato uno studio epidemiologico a livello nazionale per valutare se e in che misura i livelli di inquinamento atmosferico – in particolare l’esposizione a particolato (PM) – siano associati agli effetti sanitari dell’epidemia.

«Lo studio odierno – spiega il presidente dell’Iss, Silvio Brusaferro – mira ad esplorare il possibile contributo dell’inquinamento atmosferico alla suscettibilità all’infezione da Sars-Cov-2, alla gravità dei sintomi e degli effetti sanitari dell’epidemia».

Alcuni studi suggeriscono che il particolato atmosferico possa essere un supporto (carrier) in grado di diffondere per via aerea il contagio da coronavirus Sars-Cov-2, ipotesi che dalla Rias giudicano però «improbabile». La maggioranza delle ricerche finora condotte in materia si concentra però su altro, ovvero sull’ipotesi che una popolazione esposta cronicamente ad elevate concentrazioni di inquinamento presenti delle fragilità sanitarie (legate all’apparato respiratorio e cardiovascolare ad esempio) in cui il virus trova terreno “fertile” in cui agire. Una considerazione valida anche per il fumo da tabacco: le ultime ricerche nel merito prese in esame dall’Iss mostrano che un terzo in più dei fumatori positivi al Covid-19 presentava all’atto del ricovero una situazione clinica più grave dei non fumatori, e che per loro il rischio di aver bisogno di terapia intensiva e ventilazione meccanica è più che doppio.

«L’inquinamento atmosferico – spiegano Iss, Ispra e Snpa – aumenta il rischio di infezioni delle basse vie respiratorie, particolarmente in soggetti vulnerabili, quali anziani e persone con patologie pregresse, condizioni che caratterizzano anche l’epidemia di Covid-19. Le ipotesi più accreditate indicano che un incremento nei livelli di PM rende il sistema respiratorio più suscettibile all’infezione e alle complicazioni della malattia da coronavirus. Su questi temi occorre uno sforzo di ricerca congiunto inter-istituzionale».

Gli obiettivi dello studio epidemiologico nazionale verteranno in particolare sul ruolo dell’esposizione a PM nell’epidemia di Covid-19 nelle diverse aree del paese, per chiarire in particolare l’effetto di tale esposizione su distribuzione spaziale e temporale dei casi, gravità dei sintomi e prognosi della malattia, distribuzione e frequenza degli esiti di mortalità: si seguiranno approcci e metodi epidemiologici per lo studio degli effetti dell’inquinamento atmosferico in riferimento alle esposizioni sia acute (a breve termine) che croniche (a lungo termine), con la possibilità di controllo dei fattori socio-demografici e socio-economici associati al contagio, all’esposizione a inquinamento atmosferico, all’insorgenza di sintomi e gravità degli effetti riscontrati tra i casi di Covid-19.

Un’importante iniziativa che va dunque ad aggiungersi a quella promossa dal progetto Pulvirus – lanciato pochi giorni fa da Enea, Iss, Ispra e Snpa –, che valuterà invece le conseguenze del lockdown sull’inquinamento atmosferico e sui gas serra e le interazioni fra polveri sottili e virus.

 

FONTE greenreport.IT

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