Mercoledì, 12 maggio 2021 - ore 21.58

I fondali dei Faraglioni Capri e del Golfo di Napoli demoliti dai bracconieri

Procura e GdF rivelano i traffici di due bande di bracconieri del mare. Legambiente: ''Pirati senza scrupoli che distruggono le coste più belle dei nostri mari''

| Scritto da Redazione
I fondali dei Faraglioni Capri e del Golfo di Napoli demoliti dai bracconieri

Ha fatto scalpore, soprattutto per quanto riguarda la demolizione dei fondali dei faraglioni di Capri, l’inchiesta della Procura di Napoli e della Guardia di Finanza – Reparto Operativo Aeronavale di Napoli che ha svelato l’esistenza di due gruppi criminali, dediti alla raccolta professionale, indiscriminata e illegale di datteri di mare (Lithophaga lithophaga), che però in realtà riguarda l’intero Golfo di Napoli.

La Guardia di Finanza ricorda che «La specie marina è protetta da diverse convenzioni internazionali e direttive comunitarie, ed anche a livello nazionale il divieto di cattura, detenzione e commercializzazione risale all’anno 1988. La speciale tutela è giustificata dal grave ed irreparabile danno che subisce la scogliera e l’ecosistema sottomarino a seguito della frantumazione necessaria ad estrarre i pregiati molluschi, i quali necessitano di almeno 30 anni per incunearsi nella roccia calcarea e raggiungere, così, una misura idonea alla collocazione commerciale».

Anche se in molti sapevano quel che succedeva sott’acqua (e nei ristoranti), le indagini, durate più di 3 anni, hanno rivelato «L’esistenza di un vasto mercato illecito avente ad oggetto la specie protetta, con le due organizzazioni che avevano stabilito un vero e proprio rapporto di mutua assistenza per procacciare il prodotto ittico, specie nei periodi di maggiore domanda, quasi sempre in coincidenza delle festività natalizie e pasquali, quando per un chilo di datteri gli acquirenti erano disposti a pagare fino a 200 €. Gli appartenenti ai due gruppi delinquenziali si dedicavano, in maniera costante ed abitudinaria, sia al prelievo dei datteri di mare, catturati mediante la contestuale distruzione di interi tratti di scogliera campana, che alla successiva commercializzazione degli stessi presso numerosi ristoranti e pescherie della regione, nonché presso una variegata clientela, composta anche da esponenti di famiglie malavitose napoletane. Sono, in particolare, oltre 100 i soggetti, individuati nel corso delle indagini, a vario titolo operanti nell’ambito del “mercato nero” del dattero di mare. Nelle conversazioni intercettate, viene spesso utilizzato un codice segreto per evitare il riferimento esplicito alla specie protetta, nella piena consapevolezza della illiceità del relativo commercio».

I reati contestati sono associazione a delinquere aggravata e finalizzata alla consumazione di delitti ambientali, inquinamento e disastro ambientale, danneggiamento e ricettazione. Nei confronti di 6 indagati – i capi dei due gruppi di bracconieri marini – è stata adottata la misura custodiale in carcere perché «ritenuti responsabili della devastazione ecosistemica cagionata attraverso lo spregiudicato prelievo dei datteri dalle coste di Napoli e Capri».  Per altri6 è scattata la custodia domiciliare.  4 saranno obbligati a presentarsi quotidianamente alla Polizia Giudiziaria e per 3 è stato disposto il divieto di dimora e «In particolare, due militari, indagati per favoreggiamento e rivelazione di segreto d’ufficio, non potranno dimorare nella Regione Campania».

L’ordinanza dispone anche il sequestro preventivo di tre locali commerciali a Napoli e Castellammare di Stabia, dove venivano nascosti i datteri di mare per poi commerciarli abusivamente. E’ stato ordinato anche il sequestro dei profitti del commercio illegale, di due imbarcazioni e dell’attrezzatura utilizzate per la pesca di frodo.

La Gdf evidenzia che «L’alterazione dell’ecosistema marino e la compromissione della biodiversità, appurata con la collaborazione di un team di esperti di zoologia, ecologia e geologia ambientale di cui si è avvalsa la Procura di Napoli, è particolarmente grave nella porzione sommersa della scogliera esterna che protegge il porto di Napoli e nell’area dei Faraglioni di Capri. Amplissime zone investigate si sono disvelate desertificate, con la scomparsa quasi totale della specie protetta e della biodiversità associata».

E da Mariateresa Imparato, presidente Legambiente Campania, e Nabil Pulita, di Legambiente Isola di Capri, arriva «Un plauso alla Procura e forze dell’ordine, siamo davanti ad una vera e propria emergenza ambientale ed ad una vera e propria “industria” dell’illegale con un elevato giro d’affari che genera un danno incalcolabile all’ecosistema marino, pirati che senza scrupoli distruggono le coste più belle dei nostri mari. Oltre alla dura repressione del reato, l’unico strumento per far fronte a questa situazione è quello della sensibilizzazione e dell’informazione e azioni più efficaci che potrebbero essere rafforzate come l’istituzione di un’area marina protetta come chiediamo da tempo. Un appello ai consumatori: ordinare al ristorante un piatto di linguine ai datteri o comprarne in pescheria è illegale e si rende complice di un grave reato ambientale. Solo se si elimina la domanda si mette un freno a questo assurdo commercio».

Le stime di Legambiente denunciano una situazione di grave rischio: «Ogni volta che ordiniamo un bel piatto di linguine ai datteri, causiamo la distruzione di 16 individui, equivalenti a un quadrato di fondale di 33 centimetri di lato. Un dattero raggiunge 5cm di lunghezza dopo circa 20 anni: una crescita così lenta costringe i datterai a cambiare luogo di raccolta continuamente, distruggendo ettari di fondale, riducendo nel contempo la possibilità di produzione di nuove larve. Ogni anno l’azione di pesca di un datteraio può desertificare fino a 2.400 metri quadri di fondale, oltre 7 ettari quella di 30 datterai. In pratica, una fascia di costa di 5 km, per una profondità di 15 metri, ridotta a deserto».

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