Domenica, 25 luglio 2021 - ore 02.10

La Grande Barriera Corallina Australiana sia dichiarata Patrimonio dell’umanità in pericolo

Wwf: ''L'Australia deve impegnarsi in una politica climatica coerente con gli 1,5 gradi''

| Scritto da Redazione
La Grande Barriera Corallina Australiana sia dichiarata Patrimonio dell’umanità in pericolo

Raccomandando che la Grande Barriera Corallina Australiana venga  iscritta nell’elenco del patrimonio mondiale in pericolo, l’Unesco ha inviato al governo negazionista climatico dell’Australia un forte avvertimento: deve fare di più nella lotta contro il  cambiamento climatico e per la qualità dell’acqua per proteggere il gigantesco habitat di coralli.

Stanotte, l’Unesco ha infatti emesso una bozza di decisione sullo status di patrimonio mondiale della Barriera Corallina Australiana, una decisione che sarà presa in considerazione dal World Heritage Committee che si terrà dal 16 al 31 luglio in Cina.

I punti chiave del progetto di decisione includono che il World Heritage Committee  «Prende atto con la massima preoccupazione e si rammarica delle conclusioni del 2019 Great Barrier Reef Outlook Report (2019 GBR Outlook Report) secondo cui le prospettive a lungo termine per l’ecosistema del Patrimonio si sono ulteriormente deteriorate, da scarse a molto scarse, che il deterioramento del i processi ecologici alla base dell’Outstanding Universal Value (OUV) del Patrimonio sono stati più rapidi e diffusi di quanto non fosse precedentemente evidente e che il Patrimonio ha sofferto in modo significativo di eventi di sbiancamento dei coralli di massa nel 2016, 2017 e 2020; Rileva inoltre con la massima preoccupazione che, nonostante molti risultati positivi, i progressi sono stati ampiamente insufficienti nel raggiungere gli obiettivi chiave del Reef 2050 Plan, in particolare gli obiettivi di qualità dell’acqua e di gestione del territorio, come evidenziato dalle conclusioni delle Reef Quality Report Cards 2017-2018 e del 2019; Prendendo atto della conclusione del 2019 GBR Outlook Report, secondo il quale il cambiamento climatico rimane la minaccia più grave peril Patrimonio e riconoscendo che è urgentemente necessaria un’azione da parte della comunità internazionale e di tutti gli Stati parti della Convenzione per affrontare le minacce del cambiamento climatico, ritiene che le azioni per costruire la resilienza del Patrimonio e affrontare altri fattori rimangono della massima importanza; Decide di iscrivere la Grande Barriera Corallina (Australia) nella Lista del Patrimonio Mondiale in Pericolo.

Il governo liberal-nazionalista australiano ha reagito subito: le ministre dell’ambiente Sussan Ley e degli esteri Marise Payne hanno detto di aver chiamato la direttrice dell’Unesco Audrey Azoulay e la Ley ha aggiunto che «Abbiamo messo in chiaro che contesteremo questo approccio sbagliato, che è stato avviato senza adeguata consultazione». La ministro dell’ambiente australiana si è detta d’accordo sul fatto che «Il cambiamento climatico è la maggiore minaccia per la barriera, ma il World Heritage Committee  non è il luogo per fare considerazioni su questo tema».

Richard Leck, responsabile  oceani cdel Wwf – Australia, sottolinea che «Dopo tre eventi di sbiancamento di massa in 5 anni, l’Unesco afferma che è fondamentale per l’Australia e le altre nazioni fare tutto il possibile per limitare l’aumento della temperatura globale a 1,5° C. La raccomandazione dell’Unesco è chiara e inequivocabile: il governo australiano non sta facendo abbastanza per proteggere il nostro più grande patrimonio naturale, in particolare dai cambiamenti climatici. La prospettiva di perdere lo status di Patrimonio dell’Umanità della nostra barriera corallina sarà un enorme shock per molti australiani, ma è un messaggio potente sul fatto che il nostro governo deve innalzare urgentemente le sue ambizioni per quanto riguarda le minacce alla sua esistenza: il cambiamento climatico e la qualità dell’acqua».

Lo status di Patrimonio dell’Umanità della Grande Barriera Corallina è a rischio da quando nel 2011 il World Heritage Committee  dell’Unesco ha espresso per la prima volta «estrema preoccupazione» per la barriera corallina. Nel 2015 il governo federale australiano e quello del Queensland hanno risposto con il Reef 2050 Plan, che includeva il divieto di scaricare i detriti dei dragaggi e altre riforme, ma che passava in gran parte sotto silenzio la più grande minaccia per la barriera corallina: il cambiamento climatico.

Il World Heritage Committee  ha preso atto delle misure approvate nel 2015 ma ha chiesto di vedere miglioramenti nella salute della barriera corallina e ha detto che avrebbe preso in considerazione di nuovo la questione nel 2020. Una decisione rinviata al luglio 2021 a causa del Covid.

Leck spiega che «Le vittorie storiche del 2015 per la conservazione si sono concentrate sul miglioramento della qualità dell’acqua e su altre azioni localizzate. Da allora, i principali scienziati hanno stimato che gli eventi di sbiancamento back-to-back nel 2016 e nel 2017 abbiano ucciso fino al 50% dei coralli delle acque poco profonde. Chiaramente, la significativa mortalità dei coralli ha spinto l’Unesco a sollecitare il governo australiano a fare di più sul clima. Il governo federale dovrebbe cogliere l’opportunità di trasformare la nazione in una superpotenza energetica rinnovabile. L’Australia potrebbe diventare il principale esportatore mondiale di energie rinnovabili entro il 2030. Darebbe impulso ai posti di lavoro, rinvigorirebbe le comunità, potenzierebbe la nostra economia e darebbe alla barriera corallina una possibilità di lottare».

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