Venerdì, 22 gennaio 2021 - ore 10.35

La land inequality sta alimentando le altre disuguaglianze

L'1% delle imprese agricole più grandi gestisce più del 70% dei terreni agricoli del mondo

| Scritto da Redazione
La land inequality sta alimentando le altre disuguaglianze

Il rapporto “Uneven Ground: land inequality at the heart of unequal societies”, pubblicato dall’International Land Coalition (ILC) e in stretta collaborazione con Oxfam, rivela che la land inequality  – la disuguaglianza fondiaria – è peggiore di quanto si pensasse ed è in aumento nella maggior parte dei Paesi. Inoltre, nuovi calcoli e analisi dimostrano che «La land inequality è significativamente più alta di quella registrata in precedenza, con dati che riportano un aumento del 41% rispetto ai dati dei censimenti tradizionali».

L’International Land Coalition è una rete globale di oltre 250 organizzazioni di tutto il mondo che lavorano insieme per mettere le persone al centro del governo della terra, rispondendo ai bisogni e proteggendo i diritti delle donne, degli uomini e delle comunità che vivono su e con il territorio.

Quello pubblicato dall’ILC e da Oxfam è il primo rapporto del  suo genere e getta nuova luce sulla portata e la velocità di questo fenomeno in crescita, fornendo il quadro più completo disponibile oggi. Il rapporto è stato realizzato da un’ampia partnership grazie a 17 documenti di ricerca appositamente commissionati e a un’accurata analisi dei dati.

Uno degli autori del rapporto de e coordinatore dell’iniziativa, Ward Anseeuw, del Centre de coopération internationale en recherche agronomique pour le développement (Cirad) e dell’ILC, sottolinea che «Nell’ambito di questo progetto, è stato sviluppato un nuovo modo di misurare la disuguaglianza terriera che va oltre la distribuzione delle dimensioni del terreno rilevata attraverso il censimento agricolo tradizionale.  Storicamente, i metodi per misurare la land inequality escludevano informazioni vitali, come il valore della terra, la proprietà multipla e l’assenza di terra, nonché il controllo che una persona o un’entità ha su di essa. Questi risultati modificano radicalmente la nostra comprensione dell’estensione e delle conseguenze di vasta portata che ha la disuguaglianza fondiaria, dimostrando che non solo è un problema più grande di quanto pensassimo, ma che sta minando la stabilità e lo sviluppo di società sostenibili».

I nuovi calcoli e misurazioni dimostrano che «Il 10% più ricco della popolazione rurale detiene il 60% del valore dei terreni agricoli mentre il 50% più povero della popolazione rurale controlla solo il 3% del valore dei terreni». Lo studio rileva «La land inequality minaccia direttamente i mezzi di sussistenza di circa 2,5 miliardi di persone coinvolte nella piccola agricoltura, così come gli 1,4 miliardi di persone più povere del mondo, la maggior parte delle quali dipende in gran parte dall’agricoltura per il proprio sostentamento».

Ana María Mendez, Directora de País  di Oxfam per il Guatemala, evidenzia che «La crescente disuguaglianza è il più grande ostacolo all’eliminazione della povertà. In Paesi come il Guatemala, l’estrema disuguaglianza costa vite. Oggi, mentre affrontiamo la pandemia di coronavirus e gli uragani catastrofici alimentati dai cambiamenti climatici, l’impatto della disuguaglianza terriera è ancora più forte e l’assoluto bisogno di affrontare il problema è urgente».

Gli esperti di disuguaglianza globale attribuiscono la tendenza all’aumento della disuguaglianza fondiaria in parte all’aumentato interesse delle corporations agricole e della finanza, come i fondi di investimento, per gli investimenti nei terreni agricoli. Con la crescita degli investimenti delle multinazionali agricole e finanziari, la proprietà e il controllo della terra diventano sempre più concentrati e sempre più opachi.

Il rapporto rivela che «Oggi, l’1% delle aziende agricole più grandi gestisce più del 70% dei terreni agricoli del mondo ed è integrato nel sistema alimentare aziendale, mentre oltre l’80% sono piccole aziende di meno di due ettari che sono generalmente escluse dalle catene alimentari globali. Questo fenomeno ha persino raggiunto le coste europee con meno del 3% delle aziende agricole che ora rappresentano più della metà della terra coltivata nell’Ue».

Inoltre, il rapporto porta inoltre alla luce nuove evidenze su come affrontare la land inequality sia fondamentale per rispondere efficacemente alle sfide più urgenti dei nostri tempi e abbia il potenziale per dare significativi risultati positivi i per l’umanità e il pianeta. Ma avverte: «Se non viene affrontato, e il trend continua, l’aumento della disuguaglianza terriera avrà conseguenze negative significative per tutte le società, sullo sviluppo economico e sociale, sull’ambiente, sulla democrazia e sulla pace».

Un’altra autrice del rapporto, Giulia Baldinelli dell’ILC, fa notare che «Quello che stiamo vedendo è che la land inequality è fondamentalmente un prodotto del controllo delle élite, degli interessi delle corporation e delle scelte politiche. E sebbene l’importanza della disuguaglianza fondiaria sia ampiamente accettata, gli strumenti per affrontarla rimangono scarsamente implementati e gli interessi acquisiti nei modelli di distribuzione della terra esistenti, difficili da modificare».

Tuttavia, lo studio rileva che «Il cambiamento è necessario e l’urgenza di affrontare la disuguaglianza fondiaria è alimentata dalla stessa urgenza con cui le persone chiedono un’azione sulle crisi globali contemporanee».

Mike Taylor, direttore dell’International Land Coalition Secretariat, conclude: «Mentre andiamo verso un mondo post-Covid, assisteremo a una maggiore pressione per un rapido guadagno economico a scapito delle persone e della natura. Tuttavia, c’è sempre un percorso più inclusivo per ricostruire le nostre economie, che enfatizza l’uso sostenibile delle risorse naturali, rispetta i diritti umani e affronta le cause sistemiche di disuguaglianza».

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