Martedì, 09 agosto 2022 - ore 00.11

La lotta contro la fame passa anche dai biocarburanti da fonti alimentari

Ciafani: ''In Italia usiamo circa 1 milione di tonnellate di olio di, metà miscelato nel gasolio dei motori diesel e l’altra metà per produrre “elettricità verde”. Si tratta di greenwashing''

| Scritto da Redazione
La lotta contro la fame passa anche dai biocarburanti da fonti alimentari

Oggi i leader del G7 porteranno sul tavolo del confronto, in Germania, gli strumenti per difendere la sicurezza alimentare globale, mentre la fame continua a crescere ovunque – in particolare in Africa orientale – anche a causa del blocco dei cereali ucraini provocato dell’invasione russa. Ma a spingere al rialzo i prezzi delle commodity alimentari c’è altro, a partire dall’impiego di biocarburanti e i biocombustibili ricavati da fonti alimentari e usati al posto del petrolio, del gasolio o della benzina.

Non a caso Regno Unito e Germania hanno annunciato di voler abbandonare la produzione di biocarburanti da colture alimentari e foraggere, a cui anche l’Italia dovrebbe allinearsi.

«Di fronte a una crisi alimentare globale non possiamo permetterci di bruciare cereali e oli vegetali nei serbatoi delle nostre auto. Il Governo italiano, che ha spesso manifestato la preoccupazione di una crisi alimentare, dovrebbe unirsi a Regno Unito e Germania che hanno annunciato l’intenzione di limitare i biocarburanti da coltura – spiega Carlo Tritto, policy officer di Transport & Environment Italia – In questi tempi di guerra, i biocarburanti vengono spesso presentati come un’alternativa al petrolio, ma la realtà è che arrivano a costare quasi due volte di più dei combustibili fossili. Il loro utilizzo è del tutto ingiustificato: oltre a contribuire ad esasperare una crisi alimentare, sono dannosi per il clima e più costosi per i consumatori. I miliardi sprecati per i biocarburanti dovrebbero essere investiti in energie veramente rinnovabili».

Basti osservare che l’Ucraina rappresenta il 40% delle esportazioni mondiali di olio di girasole ed è anche il più grande fornitore europeo di olio di colza, ma le merci che non possono uscire dall’Ucraina stanno esercitando una notevole pressione sulle forniture e, a loro volta, sui prezzi che sono fino a due volte e mezzo superiori rispetto agli anni precedenti.

Eppure il 18% della produzione mondiale di olio vegetale è destinato al biodiesel, mentre quasi tutto sarebbe adatto al consumo umano: negli ultimi anni, l’Europa ha immesso nelle sue auto e camion il 58% di tutto l’olio di semi di colza e il 9% di tutto l’olio di girasole consumato nella regione.

Secondo un nuovo studio di Transport & Environment, l’Europa brucia ogni giorno nei serbatoi di auto e camion oltre 17.000 tonnellate di olio di colza e di girasole, l’equivalente di 19 milioni di bottiglie. Ciò ha contribuito all’aumento vertiginoso dei prezzi dei generi alimentari, ulteriormente esasperato dall’invasione russa dell’Ucraina, portando anche allo svuotamento degli scaffali dei supermercati.

«Anche in Italia usiamo circa un milione di tonnellate di olio di palma – sottolinea Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – Metà miscelato nel gasolio dei motori diesel (i più inquinanti in circolazione) e l’altra metà per produrre “elettricità verde”. In entrambi i casi si tratta di “greenwashing”, come ha confermato la causa vinta da Legambiente, T&E e consumatori (Mdc) contro il “biodiesel” di Eni del gennaio 2019. Cereali e semi oleosi sono alimenti per il miliardo di esseri umani più poveri, non fonte energetica per lavare la coscienza dei governi statunitensi ed europei. L’Italia e l’Europa debbono togliere subito gli incentivi ai biocarburanti, falsi rinnovabili».

E alla vigilia del Consiglio Ambiente Ue che si terrà domattina, Greenpeace Italia amplia ancora l’orizzonte della battaglia, non ritenendo accettabile la proposta di cinque Paesi europei, inclusa l’Italia, di rinviare al 2040 lo stop alle vendite di auto a motore endotermico approvato dal Parlamento europeo al 2035.

«Lo stop alle auto a benzina e diesel al 2035 è già tardi se l’Europa vuole davvero rispettare gli obiettivi dell’Accordo di Parigi – dichiara Federico Spadini di Greenpeace Italia – Rimandare ulteriormente la transizione del settore automotive è un grave errore, perché danneggerebbe il clima e anche la nostra economia. Chiediamo al governo italiano e ai governi europei di non perdere l’occasione di mettere fine all’era delle auto inquinanti e di vietare le vendite ben prima del 2035. Dobbiamo accelerare la transizione all’elettrico, lo sviluppo delle fonti rinnovabili e delle relative infrastrutture e le forme di mobilità alternativa. Il governo italiano smetta di farsi influenzare dall’industria dei combustibili fossili e scelga ciò che è meglio per l’ambiente e per la nostra economia».

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