Sabato, 02 luglio 2022 - ore 16.17

Le politiche climatiche cambiano gli atteggiamenti delle persone

Ma in Italia la politica climatica ''funziona'' al contrario, tra false preoccupazioni, greenwashing e pubblicità

| Scritto da Redazione
Le politiche climatiche cambiano gli atteggiamenti delle persone

Secondo lo studio “The economics of climate change with endogenous preferences”, pubblicato su Resource and Energy Economics da Linus Mattauch (Potsdam-Instituts für Klimafolgenforschung – PIK e università di Oxford University) , Cameron Hepburn e Fiona Spuler (Oxford Martin School) e Nicholas Stern (Grantham Research Institute on Climate Change and the Environment – ESRC e London School of Economics and Political Science). «I responsabili della politica climatica dovrebbero ripensare al modo di pensare delle persone», perché, al contrario di quanto credono i politici – soprattutto in Italia – «Il rispetto delle politiche rispettose del clima cambia effettivamente il modo in cui le persone pensano a ciò che fanno. Le preferenze delle persone sono più malleabili di quanto spesso presuppongono i libri di testo di economia».

Per questo il prestigioso quartetto di ricercatori consiglia ai politici di «Teere conto del cambiamento delle preferenze quando si personalizzano politiche come le carbon tax o si costruiscono infrastrutture low carbon».

Un consiglio che in questi giorni in Italia potrebbe essere esteso anche a imprenditori e giornalisti preoccupati delle ricadute su lavoratori e classi meno abbienti del passaggio – entro il 2035 – alle auto elettriche e alla fine di quelle a combustione intensa. Una preoccupazione che lascia qualche dubbio visto che la stessa apprensione non viene riservata per il basso livello dei salari italiani, l’altissimo livello di lavoro precario, malpagato e in nero, la scarsa sicurezza e le tutele sociali sempre più attaccate dagli stessi preoccupati per le auto diesel e a benzina.

Mattauch ricorda che «La progettazione delle politiche di mitigazione climatica si basa su modelli economici. La nostra ricerca mostra che è possibile migliorare tali modelli per rappresentare i cambiamenti nelle preferenze. Le preferenze rappresentano valori e abitudini, intendendo essenzialmente cosa ci piace e non come individuo, cosa preferiamo consumare di più e cosa di meno. Gli economisti in genere presumono che siamo  fondamentalmente nati con un insieme fisso di valori e preferenze che rimangono tali per tutta la vita. Semplifica i calcoli, ma è una semplificazione rispetto alla realtà. E, soprattutto, se si presume che le preferenze rimarranno sempre le stesse, un vero cambiamento come la transizione verso un’economia decarbonizzata è più difficile».

Ed è esattamente quel che presume la parte più arretrata di Confindustria e il centro-destra (e non solo) italiano, a partire da Fratelli d’Italia e Giorgia Meloni, seguiti da Matteo Salvini. Insomma, come direbbe qualcuno, i “ricchi” si interessano dei “poveri” solo quando servono a loro e la parola “cambiamento” in politica spesso viene utilizzata per non cambiare proprio niente perché “lo chiede la gente”.

Eppure, come fanno notare i ricercatori, «I cambiamenti delle preferenze sono ben documentati in passato: quando gli impatti negativi del fumo  sulla salute sono stati mostrati nelle campagne educative insieme agli interventi sui prezzi e ai divieti, sempre più persone hanno smesso di fumare: l’economia raramente lo interpreta come un cambiamento nelle preferenze».

Sir Nicholas Stern, che nel 2006 ha pubblicato la famosa Stern Review sull’economia dei cambiamenti climatici, sottolinea che «Il prezzo del carbonio è indispensabile per raggiungere gli obiettivi climatici. Tuttavia, se il prezzo del carbonio cambia le preferenze delle persone – e ci sono prove che lo fa – questo ha delle implicazioni. Ad esempio, se i cittadini vedono i prezzi del carbonio come un’indicazione della determinazione della politica in direzioni che ritengono sensate, la risposta al prezzo del carbonio potrebbe essere migliorata».

Le persone non agiscono semplicemente come consumatori: come cittadini sviluppano preferenze low carbon e appoggiano una determinata aliquota fiscale che potrebbe ottenere una maggiore protezione ambientale.

Per Mattauch, «Un altro esempio è la riprogettazione urbana. Se un governo mette i soldi e rende le infrastrutture di una città più adatte alle biciclette, i cittadini passeranno dalla guida di auto all’uso dei mezzi pubblici o di biciclette. Questo comportamento rimarrà, anche in diverse infrastrutture, portando ulteriori benefici all’ambiente e alla nostra salute. Prendere in considerazione questi vantaggi può abbassare la soglia per rendere utili investimenti così grandi».

Qualche neoliberista potrebbe obiettare che puntare ai cambiamenti delle preferenze è qualcosa che le politiche non dovrebbero fare (ma però possono farlo impunemente greenwashing e pubblicità), ma Mattauch ribatte: «La nostra breve risposta generale a questa obiezione è: se la società non discute su come si formano le preferenze, rischiano di essere modellate da e a beneficio di gruppi di interesse speciali piuttosto che in modo democratico. Per l’enorme sfida di ridurre drasticamente le emissioni di gas serra nel prossimo futuro, riconoscere che gli strumenti di politica climatica modificano il processo di formazione delle preferenze può produrre politiche climatiche migliori per tutti e contribuire a far avanzare la recente raccomandazione dell’Intergovernmental Panel on Climate Change di utilizzare il lato della domanda misure per ridurre le emissioni di carbonio».

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