Martedì, 28 settembre 2021 - ore 10.25

Salviamo le scienziate e gli studenti dell’Afghanistan

La lettera aperta alla presidente del Cnr Maria Chiara Carrozza, che è già stata firmata da 350 scienziate e scienziati italiani

| Scritto da Redazione
Salviamo le scienziate e gli studenti dell’Afghanistan

Vito Mocella, dell’Istituto per la Microelettronica e Microsistemi  del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR –IMM) ha pubblicato su change.org una la petizione/lettera aperta sulla condizione di scienziate/i e studenti in Afghanistan Indirizzata alla Presidente del CNR Maria Chiara Carrozza che è già stata firmata da 350 scienziate e scienziati del CNR e aperta ad altre sottoscrizioni. Ecco il testo: 

Cara Presidente:

Stiamo assistendo passivamente alla persecuzione di colleghe e colleghi scienziati, studenti e studentesse in Afghanistan. In particolare le donne di scienza e di cultura, le donne che in questi ultimi anni sono tornate a conquistare diritti fondamentali garantiti dalle convenzioni internazionali e dall’ONU, saranno impossibilitate a proseguire le proprie ricerche e i propri studi, vanificando quanto avevano finora potuto realizzare essendo costrette a nascondersi per non essere rapite, violentate, uccise o segregate da un regime che non contempla l’esistenza della donna come soggetto di diritto al di fuori dalla legge della sharia, come ha annunciato il portavoce del nuovo governo Zabihullah Mujahid.

In risposta al precipitare drammatico di queste condizioni, si stanno attivando le prime risposte della  comunità scientifica internazionale (si veda ad esempio l’iniziativa attivata dall’Università della California- Davis).

Poiché il CNR ha un ruolo centrale di riferimento e valorizzazione delle comunità scientifiche, anche in un quadro di cooperazione e integrazione internazionale in tutti i settori della conoscenza, chiediamo che Lei si faccia promotrice presso il nostro Governo:

per la richiesta di lavorare all’attivazione di tutti i canali diplomatici per porre fine alle barbarie a cui assistiamo;

per l’attivazione di corridoi umanitari dalle Università e i centri di ricerca Afgani verso basi da cui sia possibile raggiungere ponti aerei, per offrire ospitalità nel nostro Paese, presso il nostro Ente, alle studentesse e studenti, ricercatrici e ricercatori, che vogliano completare le proprie ricerche e i propri studi;

per la richiesta di reinvestire immediatamente a questo scopo quote dei fondi in precedenza destinati per le operazioni militari in Afghanistan;

Il CNR è l’unico Ente di ricerca nazionale in grado di accogliere tutte le professionalità e quindi farsi promotore di ospitalità, direttamente o per mezzo delle numerose collaborazioni con gli altri Enti di ricerca Italiani.

Le proponiamo, inoltre, di attivare tutti gli strumenti utili alla costruzione di progetti scientifici internazionali, di cui il CNR potrà essere promotore grazie alla sua multidisciplinarietà e lunga tradizione nello studio delle culture.

Il CNR è stato uno dei principali attori nella ricostruzione del museo virtuale di Bagdad dopo la guerra in Iraq. Allo stesso modo, il CNR potrebbe promuovere progetti di interesse storico, culturale e sociale per l’Afghanistan e per lo studio della condizione femminile tra le popolazioni del paese.

Le donne Afghane, fra cui le ricercatrici e le studentesse, non hanno in questo momento alcuna via di fuga. Noi rappresentiamo una possibilità di salvezza e abbiamo il dovere morale di intervenire ed offrire il nostro contributo al fine di aiutare le colleghe ad esercitare nel nostro o nel loro Paese la libertà di studio e ricerca, un diritto fondamentale per la dignità umana.

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