Mercoledì, 16 giugno 2021 - ore 01.02

Senza natalità non c’è futuro

| Scritto da Redazione
Senza natalità non c’è futuro

“Ringrazio il Santo Padre per la sua presenza, questa presenza testimonia ancora una volta come le questioni sociali ed economiche abbiano prima di tutto una dimensione umana ed etica”. Così il Presidente del Consiglio Mario Draghi, intervenuto questa mattina all’apertura degli Stati generali della Natalità, promossi dal Forum delle Associazioni Familiari presieduto da Gianluigi De Palo, alla presenza di Papa Francesco.

“La questione demografica, come quella climatica e quella delle diseguaglianze, è essenziale per la nostra esistenza”, ha osservato il Premier che ha poi citato la “dimensione etica” del desiderio di formare una famiglia e avere figli, richiamando i dati italiani secondo cui “le coppie italiane vorrebbero avere in media due figli, ma in realtà ne hanno 1,24”.

“La consapevolezza dell’importanza di avere figli è un prodotto del miglioramento della condizione della donna, e non antitetico alla sua emancipazione”, ha sottolineato. “Lo Stato deve dunque accompagnare questa nuova consapevolezza” e “mettere la società – donne e uomini – in grado di avere figli” intervenendo, in primis, sul fronte economico anche se non è l’unico ad incidere visto che “anche nelle società che crescono più della nostra, la natalità è in calo”.

“Per decidere di avere figli, ho detto spesso che i giovani hanno bisogno di tre cose: di un lavoro certo, una casa e un sistema di welfare e servizi per l’infanzia. In Italia, purtroppo, siamo indietro su tutti questi fronti”, ha riconosciuto Draghi. “Nel 2020 sono nati solo 404.000 bambini. È il numero più basso dall’Unità d’Italia e quasi il 30 per cento in meno rispetto a dieci anni fa”, ha ricordato sostenendo che “un’Italia senza figli è un’Italia che non ha posto per il futuro è un Italia che lentamente finisce di esistere”.

Il tema è “prioritario” per il Governo che “si sta impegnando come sapete su molti fronti per aiutare le coppie e le giovani donne”, a cominciare dall’assegno unico universale che a luglio “entrerà in vigore per i lavoratori autonomi e i disoccupati, che oggi non hanno accesso agli assegni familiari. Nel 2022, la estenderemo a tutti gli altri lavoratori, che però anche nell’immediato vedranno un aumento degli assegni esistenti”.

“Le risorse complessivamente a bilancio ammontano ad oltre 21 miliardi di euro, di cui almeno sei aggiuntivi rispetto agli attuali strumenti di sostegno per le famiglie e come ho detto al Presidente De Palo, si può star tranquilli anche per gli anni a venire che l’assegno unico ci sarà. È una di quelle trasformazioni epocali su cui non è che ci si ripensi l’anno dopo”, ha assicurato Draghi.

Il premier ha quindi citato le misure previste nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza - realizzazione di asili nido, scuole per l’infanzia, l’estensione del tempo pieno e il potenziamento delle infrastrutture scolastiche – per circa “venti miliardi”, e la “clausola generale per incentivare le imprese a assumere più donne e giovani, quale condizione per partecipare agli investimenti previsti nel Piano”.

Quindi, il Presidente del Consiglio ha anticipato che la prossima settimana il Governo presenterà il decreto “Imprese, lavoro, professioni”, con cui “lo Stato garantisce ai giovani gran parte del finanziamento necessario per l’acquisto della prima casa e ne abbatte gli oneri fiscali”.

“Dobbiamo aiutare i giovani a recuperare fiducia e determinazione”, ha concluso. “A tornare a credere nel loro futuro, investendo in loro il nostro presente”.

La parola è poi passata a Papa Francesco: “ringrazio tutti voi, che oggi riflettete sul tema urgente della natalità, basilare per invertire la tendenza e rimettere in moto l’Italia a partire dalla vita, a partire dall’essere umano. Ed è bello che lo facciate insieme, coinvolgendo le imprese, le banche, la cultura, i media, lo sport e lo spettacolo. In realtà ci sono molte altre persone qui con voi: ci sono soprattutto i giovani che sognano”, ha esordito il Santo Padre.

“Perché il futuro sia buono, occorre prendersi cura delle famiglie, in particolare di quelle giovani, assalite da preoccupazioni che rischiano di paralizzarne i progetti di vita”, ha esortato Bergoglio, che, “guardando alla ripartenza”, ha voluto “offrire tre pensieri che spero siano utili in vista di un’auspicata primavera, che ci risollevi dall’inverno demografico”.

Il primo “verte attorno alla parola dono. Ogni dono si riceve, e la vita è il primo dono che ciascuno ha ricevuto”. Un figlio “è il dono più grande per tutti e viene prima di tutto”. Oggi “abbiamo dimenticato il primato del dono, codice sorgente del vivere comune. È avvenuto soprattutto nelle società più agiate, più consumiste. Vediamo infatti che dove ci sono più cose, spesso c’è più indifferenza e meno solidarietà, più chiusura e meno generosità. Aiutiamoci a non perderci nelle cose della vita, per ritrovare la vita come senso di tutte le cose”.

L’invito del Papa è dunque quello di “aiutarsi a ritrovare il coraggio di donare, il coraggio di scegliere la vita”.

Il secondo pensiero “ruota attorno alla parola sostenibilità, parola-chiave per costruire un mondo migliore. Si parla spesso di sostenibilità economica, tecnologica e ambientale e così via. Ma – ha sottolineato il Papa – occorre parlare anche di sostenibilità generazionale. Non saremo in grado di alimentare la produzione e di custodire l’ambiente se non saremo attenti alle famiglie e ai figli. La crescita sostenibile passa da qui. La storia lo insegna”.

Sostenibilità, ha aggiunto, “fa rima con responsabilità: è il tempo della responsabilità per far fiorire la società. Qui, oltre al ruolo primario della famiglia, è fondamentale la scuola”, ha rimarcato il Papa, sostenendo che essa “non può essere una fabbrica di nozioni da riversare sugli individui; dev’essere il tempo privilegiato per l’incontro e la crescita umana. A scuola non si matura solo attraverso i voti, ma attraverso i volti che si incontrano. E per i giovani è essenziale venire a contatto con modelli alti, che formino i cuori oltre che le menti”. Nell’educazione, ha aggiunto, “l’esempio fa molto, penso anche agli ambiti dello spettacolo e dello sport. È triste vedere modelli a cui importa solo apparire, sempre belli, giovani e in forma. I giovani non crescono grazie ai fuochi d’artificio dell’apparenza, maturano se attratti da chi ha il coraggio di inseguire sogni grandi, di sacrificarsi per gli altri, di fare del bene al mondo in cui viviamo”.

Infine, la terza parola: solidarietà. “Anche ad essa associo un aggettivo: come c’è bisogno di una sostenibilità generazionale, così occorre una solidarietà strutturale. La solidarietà spontanea e generosa di molti ha permesso a tante famiglie, in questo periodo duro, di andare avanti e di far fronte alla crescente povertà. Tuttavia – ha ammonito il papa – non si può restare nell’ambito dell’emergenza e del provvisorio, è necessario dare stabilità alle strutture di sostegno alle famiglie e di aiuto alle nascite. Sono indispensabili una politica, un’economia, un’informazione e una cultura che promuovano coraggiosamente la natalità”.

Dunque servono “politiche familiari di ampio respiro, lungimiranti: non basate sulla ricerca del consenso immediato, ma sulla crescita del bene comune a lungo termine”; occorre “dare ai giovani garanzie di un impiego sufficientemente stabile, sicurezze per la casa, attrattive per non lasciare il Paese. È un compito che riguarda da vicino anche il mondo dell’economia: come sarebbe bello veder crescere il numero di imprenditori e aziende che, oltre a produrre utili, promuovano vite, che siano attenti a non sfruttare mai le persone con condizioni e orari insostenibili, che giungano a distribuire parte dei ricavi ai lavoratori, nell’ottica di contribuire a uno sviluppo impagabile, quello delle famiglie! È una sfida non solo per l’Italia, ma per tanti Paesi, spesso ricchi di risorse, ma poveri di speranza”.

La solidarietà, ha detto ancora il Papa, “va declinata anche nell’ambito del prezioso servizio dell’informazione, che tanto incide sulla vita e su come la si racconta. Vanno di moda colpi di scena e parole forti, ma il criterio per formare informando non è l’audience, non è la polemica, è la crescita umana. Serve “un’informazione formato-famiglia”, dove si parli degli altri con rispetto e delicatezza, come se fossero propri parenti. E che al tempo stesso porti alla luce gli interessi e le trame che danneggiano il bene comune, le manovre che girano attorno al denaro, sacrificando le famiglie e le persone”.

La solidarietà “convoca poi i mondi della cultura, dello sport e dello spettacolo a promuovere e valorizzare la natalità. La cultura del futuro non può basarsi sull’individuo e sul mero soddisfacimento dei suoi diritti e bisogni. Urge una cultura che coltivi la chimica dell’insieme, la bellezza del dono, il valore del sacrificio”.

“Cari amici, vorrei infine dirvi la parola più semplice e sincera: grazie. Grazie per gli Stati Generali della natalità, grazie a ciascuno di voi e a quanti credono nella vita umana e nell’avvenire. A volte vi sembrerà di gridare nel deserto, di lottare contro i mulini a vento. Ma andate avanti, non arrendetevi, perché è bello sognare, sognare il bene e costruire il futuro. E senza natalità – ha concluso – non c’è futuro”. (aise) 

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