Venerdì, 17 settembre 2021 - ore 18.27

Un mega striscione per dire no all’insensata corsa al gas

Legambiente: 110 infrastrutture dannose che ci costeranno 30,2 miliardi di euro

| Scritto da Redazione
Un mega striscione per dire no all’insensata corsa al gas

Goletta Verde approda in Campania e presenta il rapporto “L’insensata corsa al gas dell’Italia”, per raccontare i numeri che non giustificano l’apertura e l’implementazione delle centrali a gas. Un  messaggio lanciato a Napoli da Castel dell’Ovo da associazioni, volontari e volontarie per manifestare, a una settimana dall’inizio del G20, srotolando il mega striscione G20: Vedi Napoli e poi muoviti!, per chiedere al nostro Paese politiche vere ed incisive per rispondere alla crisi climatica.

Legambiente ricorda che «Per raggiungere gli obiettivi climatico-ambientali che l’Unione Europea ci chiede come Stato Membro (riduzione delle emissioni, quota FER, efficientamento energetico) ogni Paese ha identificato una strategia interna attraverso un Piano Energia e Clima. Per l’Italia ruolo cruciale sarà il phase out dal carbone, cioè la chiusura o riconversione al 2025 degli impianti alimentati a carbone presenti sul territorio».

Sono invece  110 le infrastrutture a gas previste nel nostro Paese  e graficizzate e raccontate nella webapp prodotta da Legambiente in collaborazione con GisAction che spiegano che «Tra nuove realizzazioni e ampliamenti di centrali, metanodotti, depositi, rigassificatori e nuove richieste sul fronte delle estrazioni di idrocarburi, in valutazione dal Ministero dell’Ambiente o in alcune Regioni previste per sopperire alla chiusura o riconversione definitiva delle centrali a carbone che causerebbe una necessità di nuova energia per 7.961 MW, e per rispondere al tema della flessibilità e sicurezza delle reti. Una corsa al gas che, se tutte le opere fossero approvate,  il nostro Paese pagherà dal punto di vista climatico ed economico con una spesa stimata di 30,2 miliardi di euro – 15 miliardi che pagheremo in bolletta per il nuovo sussidio a sostegno delle centrali che affronteranno i consumi di picco, 11 miliardi per l’ampliamento e la nuova costruzione di centrali a gas e 4,2 miliardi per i nuovi km di metanodotti. Un importo pari quasi a una finanziaria pre-Covid a disposizione del settore fossile».

I numeri presentati all’interno del rapporto da Legambiente testimoniano «I passi falsi che sta compiendo il nostro Paese in tema di transazione energetica e riduzione fino all’eliminazione delle fonti fossili, che disegnano uno scenario assolutamente non in linea con quelle che sono le politiche e le strategie per la decarbonizzazione del Paese e del Pianeta». Nel rapporto sono anche raccontati i 33 Nemici del Clima del settore energetico, cioè le aziende e le infrastrutture le cui attività contribuiscono in maniera drammatica al cambiamento climatico e all’inquinamento locale: «Centrali a carbone in transizione verso il gas, come La Spezia e Monfalcone per citarne alcune, centrali a gas in ampliamento, come la Centrale di Presenzano, in Provincia di Caserta. Ma anche depositi, gasdotti, pozzi petroliferi e addirittura corsi di laurea a Bologna ed Enna. Un quadro che dipinge bene la situazione in Italia, mettendo in luce che la strada da percorrere è ancora lunghissima».

Secondo il precedente rapporto di Legambiente “La decarbonizzazione in Italia non passa per il gas”, «L’errore principale è l’aver pensato che l’Italia avesse bisogno di nuove capacità di produzione per affrontare la chiusura degli oltre 7.900 MW di centrali a carbone. Gli oltre 40 GW di potenza già presenti nei territori sarebbero più che sufficienti a produrre quanto mancherebbe dal phase out del carbone, facendo lavorare le centrali da 3.200 ore l’anno a 4.000 (). Così l’uscita dal carbone rischia di essere un totale fallimento climatico, a causa di questa corsa al gas che sta avvenendo nel nostro Paese, a carico di cittadini e cittadine».

Katiuscia Eroe, responsabile energia di Legambiente, ha sottolineato che «Non sarà così che risolveremo l’emergenza climatica e aiuteremo territori, cittadini e cittadine – ma solo puntando su rinnovabili, accumulatori, pompaggi ed idrogeno verde lì dove necessario, e senza sprecare risorse pubbliche e private da destinare, invece, alla vera transizione energetica, quella fatta da infrastrutture ad emissioni zero. La sfida ora è investire su un nuovo modello energetico, accelerando l’installazione delle tecnologie pulite e lavorando sull’adeguamento della rete di distribuzione dell’energia elettrica, cosicché possa accogliere l’energia green prodotta, data, purtroppo, l’inadeguatezza delle nostre reti elettriche, come messo in evidenza nel Piano di Sviluppo del 2020 di Terna che mostra sofferenza e problemi di obsolescenza e scarsa magliatura nella distribuzione e snodo del sistema elettrico nazionale».

Il direttore nazionale di Legambiente, Giorgio Zampetti, spiega che «Per fare tutto questo è necessario che il Parlamento italiano, nell’approvare il Decreto Semplificazioni in discussione in questi giorni, proceda con una norma che sia davvero in grado di portare un cambiamento importante in termini di procedure e tempi di autorizzazione per l’energia da fonti rinnovabili, cambiando decisamente passo rispetto alla media attuale pari a circa 5 anni. Bisogna che il Governo rimetta mano al PNIEC per adeguarlo ai nuovi obiettivi di riduzione dei gas climalteranti che l’Unione Europea ha portato al 55% entro il 2030. Ci aspettiamo, infatti, un PNIEC all’altezza della sfida che dovremo affrontare per arrivare all’obiettivo emissioni zero nette, mettendo finalmente da parte il gas, che può avere solo un ruolo di transizione senza passare da nuove e inutili infrastrutture. Dobbiamo puntare alla rimodulazione ed eliminazione dei sussidi ambientalmente dannosi, pari a circa 15 miliardi di euro solo per il settore energia, entro il 2025. Un passo fondamentale che ci aspettiamo venga affrontato seriamente nella prossima Legge di Bilancio».

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