Venerdì, 14 agosto 2020 - ore 10.39

Una nuova tregua nel Donbass tra Ucraina e Russia. Già violata

Una nuova tregua nel Donbass tra Ucraina e Russia. Già violata

| Scritto da Redazione
Una nuova tregua nel Donbass tra Ucraina e Russia. Già violata

La scorsa settimana i negoziatori di Ucraina, Russia e dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (Osce) hanno raggiunto un accordo per il cessate il fuoco nella regione del Donbass. La tregua è entrata in vigore lunedì 27 luglio dopo il sostegno manifestato congiuntamente nel corso di una telefonata dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky e dall’omologo russo Vladimir Putin. Il conflitto, che ha provocato circa 13.200 vittime, risale al 2014, quando la Russia portò a termine con successo l’annessione della Crimea e iniziò una guerra nel Donbass sostenendo militarmente i separatisti.

L’Ucraina ha confermato la sua volontà di attenersi ai termini dell’accordo. Il ministro della Difesa di Kiev Andriy Taran ha dichiarato che il documento dimostra la volontà politica del suo Paese di giungere alla pace . Tuttavia, la tregua sarà sospesa al primo bombardamento da parte delle milizie russe. “Nessuno aspetterà di essere ucciso. C’è l’Articolo 51 dello Statuto delle Nazioni Unite che ci assicura il diritto di autodifesa”, ha sottolineato il ministro.

Dalla presidenza ucraina hanno inoltre chiarito che una tregua concreta e onnicomprensiva è la precondizione per un accordo politico, che sarà raggiunto soltanto dopo una compiuta de-escalation, il ritiro delle truppe russe dalla zona militare, il ripristino del controllo di Kiev sul confine russo-ucraino e dopo lo svolgimento delle elezioni, da organizzare secondo la legge ucraina e gli standard di Copenhagen dell’Osce.

Già violato il cessate il fuoco

A questo punto la domanda è: la tregua continuerà e potrà eventualmente condurre a una duratura risoluzione del conflitto? La risposta è no. E infatti, appena poche ore dopo l’entrata in vigore del cessate il fuoco, secondo l’esercito ucraino lo stesso sarebbe stato già violato da parte dei separatisti filo-russi. Ci sono, del resto, diversi motivi per non essere ottimisti riguardo a un successo nell’adempimento di questo accordo. 

Innanzitutto, questo è il ventottesimo cessate il fuoco dall’inizio della guerra. Tutte le tregue precedenti erano state concepite per rimanere in vigore a tempo indeterminato, ma nessuna di esse è stata capace di fermare gli scontri a fuoco. Ad oggi, il tentativo più efficace di fermare le violenze si ebbe nel 2016, quando la tregua durò 6 settimane.

In secondo luogo, le tensioni tra le parti del conflitto sono aumentate nelle ultime settimane. All’inizio del mese, il 13 luglio, si sono registrati incidenti nelle cosiddette ‘zone senza copertura’ lungo le frontiere, quando dei separatisti russi hanno attaccato tre medici ucraini e hanno ucciso un medico militare che avrebbe dovuto trasferire un uomo dell’esercito ferito con un ordigno esplosivo. 

Mosca ordina esercitazioni militari al confine

Inoltre, il 17 luglio, il presidente Putin ha richiesto una rapida esercitazione militare su larga scala vicino all’Ucraina. Secondo il ministero della Difesa russo, gli addestramenti militari coinvolgono 150.000 soldati, 27.000 veicoli militari, più di 400 velivoli e più di 100 battelli militari e hanno l’obiettivo di proteggere “la sicurezza nel sudovest della Russia” oltre ad avere l’obiettivo di allenare l’esercito per un evento ancor più grande, i giochi militari “Caucaso-2020”, nella seconda metà dell’anno. Le esercitazioni saranno svolte, tra i tanti luoghi, nel Mar Nero e nel Mar Caspio.

Da ultimo, il 3 luglio, Kiev ha riferito ai delegati dell’Osce presso il foro di cooperazione per la sicurezza dell’Organizzazione, che “in totale, il numero di truppe di terra russe dispiegate lungo il confine con l’Ucraina vedono impegnati circa 87.000 militari, fino a 1100 carri armati, 2600 veicoli da combattimento blindati, 1100 sistemi di artiglieria, 360 sistemi di lanciarazzi e 18 sistemi di missili balistici strategici… [Inoltre] tre gruppi interspecie, che sono in grado di condurre improvvise operazioni d’attacco sul territorio ucraino senza annunciare la loro mobilizzazione, sono già stati posizionati al confine.” Ciò significa che sono già pronti ad attaccare non appena se ne presenti l’opportunità.

È chiaro che la scelta di condurre esercitazioni militari e aumentare il dispiegamento delle forze militari al confine, oltre agli episodi e all’intensificazione di violenza descritti in precedenza, sono tutte mosse di Mosca per intimidire l’Ucraina, motivo per cui il presidente Zelensky ha optato per una tregua, un’opportunità per prendere tempo e calmare le acque. E in risposta agli addestramenti militari russi, anche Kiev ha annunciato l’intenzione di condurre esercitazioni militari entro la fine di settembre, così da “dimostrare la preparazione delle Forze armate ucraine nel respingere qualsiasi tentativo da parte della Federazione russa di aggravare la situazione o dare inizio ad ostilità su larga scala”, ha dichiarato il ministro della difesa ucraino Taran.

Il vero obiettivo di Putin

Infine, la terza e più importante motivazione per la quale il cessate il fuoco non è destinato a durare ha a che fare con la natura del conflitto stesso. Per la Russia, la guerra in Ucraina è un lungo gioco di contenimento del vicino lì dove la Russia pensa che debba rimanere, cioè nella sfera di influenza russa. L’obiettivo principale è guadagnarsi un certo controllo sul governo di Kiev per poi influenzarne le politiche interne ed estere e impedire l’integrazione dell’Ucraina nelle istituzioni euro-atlantiche.

Dopo aver schierato le truppe militari al confine ucraino e aver investito grandi risorse finanziarie in questa guerra (per non parlare delle sanzioni dell’Occidente che continuano a colpirlo), non c’è motivo per cui il Cremlino debba adesso tirarsi indietro prima che i suoi obiettivi siano raggiunti. Putin è semmai “obbligato” ad adottare un atteggiamento irremovibile sulla guerra in Ucraina. Ecco perché il conflitto è ben lontano dall’essere risolto.

Traduzione dall’originale in inglese a cura di Milena Di Nenno

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