Mercoledì, 20 gennaio 2021 - ore 20.21

USA SOTTO SHOCK: IL MONDO CONDANNA TRUMP

| Scritto da Redazione
USA SOTTO SHOCK: IL MONDO CONDANNA TRUMP

Gli Stati Uniti e il mondo sono sotto shock. L’assalto al Congresso della più antica democrazia mondiale di ieri pomeriggio di Washington (nella serata italiana) da parte dei sostenitori del Presidente uscente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha scosso il mondo. E non solo quello politico. Intanto, il parlamento USA, dopo l’evacuazione di ieri sera, ha potuto riprendere i lavori, ratificando il voto del novembre scorso e proclamando Joe Biden e Kamala Harris rispettivamente come nuovi Presidente e Vice Presidente degli Stati Uniti d’America.

Le parole infuocate di Trump in mattinata, in cui ha sostenuto ancora una volta il “furto” delle elezioni ai suoi danni e anche ai danni dei suoi candidati in Georgia, dove il Partito Democratico ha vinto ieri i due ballottaggi che hanno dato al partito di Biden/Harris due seggi fondamentali per ottenere la maggioranza anche in Senato; la protesta montata da parte dei suoi sostenitori contro la ratifica del voto, presieduta tra l’altro dal vicepresidente del Tycoon, Mike Pence; l’assalto armi in mano a Capitol Hill; le foto che fanno il giro del mondo e sconvolgono il pianeta; Biden che esce a parlare in televisione per dire che “questi non sono i veri Stati Uniti”, e invocando un intervento immediato di Trump per ritirare i suoi; poi il messaggio a doppio binario di Trump su Twitter, in cui da un lato chiede ai suoi di “tornare a casa in pace”, dall’altro li chiama “patrioti” e dice di “amarli”; poco più tardi quasi una minaccia, sempre sul Social Network preferito dall’ormai ex Presidente: “Questo è ciò che succede quando una vittoria ampia e sacrosanta viene sottratta a dei patrioti”; una signora intanto muore nell’assalto, sotto i colpi da fuoco esplosi da uno degli agenti di Capitol Hill (lasciati a gestire una situazione gravissima quasi da soli), e ancora altri tre morti per emergenze e complicazioni mediche; 13 feriti; 52 arresti; infine il coprifuoco e la ripresa dei lavori in un’aula offesa e deturpata.

In qualsiasi altro paese del mondo si sarebbe parlato di Colpo di Stato, ma nel “tempio” della democrazia si è un po’ più restii a farlo. Ma quello che è successo ieri è e rimane un’enormità, e resterà nella storia come un gravissimo, probabilmente il più grave, attacco alle istituzioni USA dell’età contemporanea.

“Furia di Trump, assalto al Congresso”, ha titolato il Corriere della Sera. “Usa, un giorno da golpe”, la Repubblica. “C’era una volta l’America”, la Stampa, “Spari sulla democrazia”, il Giornale, “Trump, guerra civile e feriti”, il Fatto quotidiano, “America violata”, il Messaggero, “The End”, Il Manifesto, “Assedio alla democrazia”, Avvenire.

Non è passata inosservata neanche tra la stampa italiana all’estero. America Oggi ha aperto con un editoriale dal titolo “Trump incendia l’America”, mentre La Voce di New York ha aperto con l’editoriale del direttore Stefano Vaccara, dal titolo “Trump è il mandate degli squadristi, rimuoverlo subito dalla presidenza”.

Ed è arrivata unanime la condanna dal mondo. L’ex Presidente Barack Obama ha parlato di “grande disonore e vergogna”, ma non “una completa sorpresa” perché, a suo parere, la violenza è stata “incitata da un presidente che ha continuato a mentire sul risultato delle elezioni”. George W. Bush, ex presidente repubblicano, ha parlato invece di “Repubblica delle Banane”, e la condanna è arrivata anche dagli ex presidenti democratici, Bill Clinton e Jimmy Carter. Ma anche da tutti i leader europei hanno condannato le violenze di Washington, dalla Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, al Presidente francese Emmanuel Macron, passando per il Premier inglese Boris Johnson, per il Premier spagnolo, Pedro Sanchez, e per Josep Borrell, Alto rappresentante dell'Unione Europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza. Di rabbia e tristezza ha parlato la Cancelliera tedesca Angela Merkel: “deploro che Trump non abbia riconosciuto la sconfitta alle elezioni”, che ha portato, di fatto, “agli eventi della notte scorsa”, mentre David Sassoli, presidente del Parlamento Europeo, ha definito “preoccupanti” le scene di ieri. “I voti democratici devono essere rispettati - ha aggiunto -. Siamo certi che gli Stati Uniti garantiranno che le regole della democrazia siano protette”.

Dall’Italia, invece, ha parlato il Primo Ministro, Giuseppe Conte, che con un tweet ha detto: “La violenza è incompatibile con l'esercizio dei diritti politici e delle libertà democratiche. Non vediamo l'ora di lavorare assieme al Presidente Biden e alla Vice Presidente Kamala Harris per promuovere insieme un'agenda globale di crescita, sostenibilità e inclusione”. Per il Ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, quello che “sta avvenendo a Washington DC è davvero gravissimo. Un attacco all'esito democratico del voto popolare”. Il Ministro per gli Affari Europei, Vincenzo Amendola, ha scritto sui social: “Nel passato chi ha cercato stupidamente di ottenere il potere cavalcando la tigre ha finito per esserne divorato”.

Dopo essere stato bannato dai suoi molto cari Social Network, ha parlato ancora Donald Trump, ormai isolato anche da molti dei suoi supporter politici, tra cui il vicepresidente, nonché presidente del Senato, Pence, attraverso una nota della Casa Bianca, sottolineando nuovamente di essere “totalmente in disaccordo con l’esito delle elezioni”, ma ha anche garantito “una transizione ordinata il 20 gennaio”. “È la fine del più grande mandato presidenziale della storia - ha aggiunto -. Ma è solo l’inizio della nostra lotta per fare l’America di nuovo grande”. Intanto nel suo governo sembrano esserci già, secondo fonti USA, dimissioni nell’aria, a partire dal suo consigliere per la sicurezza nazionale, Robert O’Brien, o come quelle già presentate dal suo vice Matt Pottinger e da Stephanie Grisham, portavoce e capo dello staff della Firs Lady, Melania Trump. E il Congresso sta anche pensando all’ipotesi impeachment.

E mentre il Sindaco di Washington ha esteso lo stato d’emergenza, che durerà, dopo i colpevoli ritardi della polizia di ieri, fino al 21 gennaio, il giorno prima, il prossimo 20 gennaio, Biden e Harris giureranno e si insedieranno alla guida degli Stati Uniti. Cercando di alleviare il senso di shock che la serata di ieri ha portato negli Stati Uniti. (lu.mat.\aise) 

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