Martedì, 04 ottobre 2022 - ore 18.24

World Inequality Report: dove si nasce conta meno della classe sociale

| Scritto da Redazione
World Inequality Report: dove si nasce conta meno della classe sociale

Secondo un sondaggio condotto in 28 paesi e presentato da Ipsos e dal Policy Institute del King's College di Londra nel marzo del 2021, le diseguaglianze in termini di reddito e ricchezza sono la principale preoccupazione per il 60% degli intervistati. La seconda preoccupazione, indicata dal 42% degli interpellati, è la disparità geografica, ossia “la disparità presente tra le aree più e meno svantaggiate”. Gli intervistati hanno ragione a preoccuparsi delle differenze economiche, mentre la disuguaglianza geografica potrebbe avere un ruolo più limitato nella fortuna delle persone. È uno dei punti chiave dell’ultimo rapporto sulle disuguaglianze nel mondo del World Inequality Lab, l’organizzazione creata dalla Paris School of Economics per monitorare le disuguaglianze attraverso la raccolta di dati e l’analisi. In parole povere, per spiegare la situazione economica di una persona qualsiasi nel mondo di oggi, dove nasce e cresce ha un impatto relativamente minore rispetto alla classe di appartenenza, alla ricchezza della famiglia di nascita.

Per meglio comprendere questo punto, gli autori del Rapporto fanno ricorso all’indice di Theil, un indicatore che permette di confrontare la disuguaglianza tra i diversi paesi con la disuguaglianza interna in termini di reddito. Come si vede dal grafico che mostra l’andamento degli ultimi due secoli, le due disuguaglianze non hanno sempre contato allo stesso modo. Nel 2020, si legge nel rapporto, “la disuguaglianza tra paesi costituisce circa un terzo della disuguaglianza globale tra individui. Il resto è dovuto alla disuguaglianza all'interno dei paesi”.

“Nel 2020 la disuguaglianza tra paesi costituisce circa un terzo della disuguaglianza globale tra individui. Il resto è dovuto alla disuguaglianza all'interno dei paesi.World Inequality Report 2022

Oggi come durante l’apice del colonialismo

In termini di sguardo tra nord e sud del mondo, un dato interessante che emerge dal Rapporto è che la disuguaglianza globale che viene rilevata nel 2020 è paragonabile a quella dei primi decenni del Novecento, all’apice del periodo coloniale. Va comunque sottolineato che nel secondo Novecento la situazione era anche peggiore.

Il grafico mostra la disuguaglianza come il rapporto tra il reddito medio del 10% più ricco della popolazione mondiale e quello del 50% più povero. L’andamento storico di questo indicatore dice che nel 1910 il reddito medio del 10% più ricco della popolazione mondiale era pari a 41 volte quello del 50% più povero. Negli anni Ottanta, questo rapporto era di 53 volte, mentre nel 1820 era di 18. Tra il 1820 e il 1910, nella grande accelerazione della Rivoluzione industriale e sotto la spinta del colonialismo europeo, la distanza tra ricchi e poveri nel mondo è praticamente raddoppiata ed è la stessa che c’è ancora oggi.

Andando un po’ più nel dettaglio, come ha fatto nel suo primo editoriale dedicato al Rapporto, il direttore Telmo Pievani, se “prendiamo in considerazione le entrate globali: esclusa l’Europa, il 50% della popolazione più povera ha l’8% delle entrate globali. Il 10% della popolazione più ricca si prende dal 40 al 60% di tutte le entrate”.

 

In termini di distribuzione della ricchezza, oggi il 50% della popolazione mondiale detiene appena il 2% della ricchezza mondiale, mentre l’1% più ricco ne controlla il 38%. E lo stesso vale per i redditi: tutto il lavoro di metà della popolazione mondiale conta per appena l’8,4% dei redditi. Al contrario, i redditi dell’1% più ricco quasi un quinto (19,3%).

“Il lavoro di metà della popolazione mondiale conta per appena l’8,4% dei redditi totaliWorld Inequality Report 2022

Ricchezza: una questione privata

Un altro aspetto cruciale per comprendere le differenze economiche di oggi è chi detiene la ricchezza. Non c’è solo una distribuzione ineguale tra una piccola porzione ricca e una maggioranza assoluta molto povera, ma c’è anche una sempre maggiore concentrazione in mano ai privati. Il che, per dirle con le parole di Pievani, “le nazioni, negli ultimi decenni, sono diventate più ricche, in senso assoluto. Ma i governi diventano sempre più poveri”.

Se mettiamo insieme tutti i redditi di tutti gli Stati del mondo e utilizziamo questo parametro per meglio comprendere dove stia la ricchezza, se nel mondo privato o in quello pubblico, scopriamo una differenza enorme. Nel 2020, la ricchezza in mano ai privati era pari al 545% del reddito globale, mentre la ricchezza in mano pubblica era pari ad appena il 41%. Non solo, come mostra il grafico, questa forbice tende a divergere sempre di più, con il risultato che i governi hanno sempre meno risorse per funzionare.

 

Le grandi assenti: le donne

Per la prima volta il World Inequality Lab stima la disuguaglianza economica subita dalle donne in termini di reddito e guadagno. Complessivamente, la quota delle donne sul reddito totale da lavoro (reddito da lavoro) si avvicinava al 30% nel 1990 e oggi è inferiore al 35%.

 

In un mondo equo di genere, le donne guadagnerebbero il 50% di tutto il reddito da lavoro. “In 30 anni”, si legge nel rapporto, “i progressi sono stati molto lenti a livello globale e le dinamiche sono state diverse tra i paesi, con alcuni che hanno registrato progressi ma altri hanno visto riduzioni della quota di reddito delle donne”.

 

Soluzioni?

Il World Inequality Report 2022 contiene molti altri dati, alcuni anche vagamente rassicuranti se si vive in Europa. Nonostante la tendenza generale all’aumento delle differenze, l’Europa è il continente meno disuguale in termini di reddito.

 

Ma come fare a restringere questa differenza in generale? Gli autori del Rapporto hanno pochi dubbi. “Dato il grande volume di concentrazione della ricchezza”, scrivono “imposte progressive modeste possono generare entrate significative per i governi”. Quanto modeste? Secondo i loro calcoli, sarebbe sufficiente recuperare l’1,6% dei redditi globali per reinvestirlo in istruzione, salute pubblica e transizione ecologica per garantire un impatto significativo. A patto, ovviamente, di prelevare soprattutto dalle persone che detengono di più. Potrebbero anche non essere così poche, visto che secondo il Rapporto nel 2021 “62,2 milioni di persone nel mondo possedevano più di 1 milione di dollari.  La loro ricchezza media era di $ 2,8 milioni, per un totale di $ 174 trilioni”.

202 visite
Petizioni online
Sondaggi online

Articoli della stessa categoria