Mercoledì, 22 aprile 2026 - ore 10.52

Associazione Gabbie Vuote: ‘Basta caccia, diamo ai cacciatori un videogame’

La Presidente Corrieri: «Oltre al massacro degli animali, fra le vittime ci sono anche cento umani ogni anno. Perché continuare a sostenere la caccia?»

| Scritto da Redazione
Associazione Gabbie Vuote: ‘Basta caccia, diamo ai cacciatori un videogame’

Quando sui quotidiani leggiamo articoli relativi agli animali, questi vengono presentati come creature abiette, fameliche di sangue, mostri distruttori e non come ciò che in realtà sono, creature facenti parte della catena della vita. Perciò la parola d’ordine che scorre come un fiume impetuoso fra le tante è quella che noi italiani, per gli animali, sappiamo pronunciare e sperimentare al meglio: uccidere.

Siano cinghiali, caprioli, daini cervi o mufloni, in questi giorni gli ungulati sono nel mirino dei fucili dei cacciatori grazie alla proposta di legge presentata dall’Assessore regionale toscano Remaschi. Proposta di massacro che si vorrebbe estendere a livello nazionale, con una bella formula matematica: 3 su 4, in quanto la legge 157/92 viene considerata obsoleta mentre la caccia, dalla preistoria a oggi, non ha ancora tale autorevole marchio. Ha cambiato anche la motivazione, che da sopravvivenza è passata a sport, arte, ecologia e, per i cuori deboli, «rifornimento delle mense dei poveri», ma non la violenza di cui si nutre.

Tutto questo orgasmo per il massacro è basato sui rarissimi episodi di animali che aggrediscono, sconfinano nelle strade o vanno a cibarsi nei campi coltivati per la nostra incapacità di gestire il territorio. II problema poi viene ingigantito e lo scopo lo sappiamo bene: giustificare il coinvolgimento dei cacciatori che, altrimenti, poveretti, resterebbero senza il loro appassionante gioco.

Perché avvengono questi rarissimi assalti di cinghiali se il cinghiale è un animale altamente tranquillo e intelligente? «Nomade e amante del quieto vivere la sua presenza è incompatibile con un sovraffollamento umano», «se non è provocato o ferito non aggredisce l’uomo ma, continuamente attaccato o costretto a fuggire dai cani ha aquisito una tale avversione verso questi animali da attaccare tutti quelli che gli capitano a tiro», «l’attaccamento della madre ai figli è notevole; essa non esita ad affrontare qualsiasi avversario» (da Il cinghiale, di Franco Nobile, cacciatore ed esperto di cinghiali). Probabilmente perché numerosi sono gli ostacoli al nomadismo del cinghiale che ama variare il luogo del suo foraggiamento, il deterioramento dei boschi, i limiti ambientali.

Quando qualcuno chiede: «Pur avendo in Toscana il calendario venatorio più ampio d’italia perché non si è riusciti a contenere la crescita demografica?», la risposta dell’Assessore è quella ambigua che usa chi intende dare a bere fischi per fiaschi: «Non è del tutto così». Tanto le parole sono parole mica pallottole! E quando gli chiedono: «Perché non usare metodi incruenti?», da quel politico sapiente e conoscitore dell’argomento risponde: «Io non conosco sistemi che in tempi rapidi consentano di ridare sicurezza ai cittadini e salvaguardare le eccellenze».

I cacciatori che hanno portato all’estinzione il cinghiale autoctono maremmano, piccolo, poco prolifico, diffidente, per alimentare la loro sanguinaria passione (diversamente non si può chiamare nel terzo millennio) quella di uccidere vite di esseri senzienti, hanno pensato bene di attingere al supermercato del cinghiale alloctono del centro-est Europa, grande, confidente, prolifico. Ma perché è stato loro permesso?

La caccia produce ogni anno, tra gli umani, oltre un centinaio di morti, mutilati e feriti ritenuti danni collaterali da chi sostiene che la tradizione vada, comunque, rispettata. Perché continuare a sostenerla?

Noi proponiamo per i cinghiali rimedi non cruenti, per i politici attenzione ai bisogni e non agli interessi e per i cacciatori un bel videogame. Infine, per i giornalisti, la ricerca della verità.

Domani, 29 settembre, davanti alla Regione Toscana, in Via Cavour, a Firenze, le Associazioni toscane terranno un presidio di protesta.

Mariangela Corrieri, Presidente Associazione Gabbie Vuote Onlus Firenze

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