Venerdì, 30 ottobre 2020 - ore 03.23

Cina, a 25 anni da Tiananmen denuncia di Amnesty

Persecuzione degli attivisti sbugiarda le riforme del presidente Xi

| Scritto da Redazione
Cina, a 25 anni da Tiananmen denuncia di Amnesty

La massiccia persecuzione degli attivisti alla vigilia del 25esimo anniversario della repressione di piazza Tiananmen rivela, secondo Amnesty International, le bugie che si nascondono dietro la maggiore apertura e le riforme proclamate dal presidente Xi Jinping.

Nelle ultime settimane, denuncia l’organizzazione per i diritti umani, decine di attivisti sono stati arrestati, posti agli arresti domiciliari o convocati per interrogatori dalla polizia solo per aver cercato di commemorare le centinaia, se non migliaia, di manifestanti pacifici e di civili uccisi o feriti a Pechino la notte tra il 3 e il 4 giugno 1989.

“Il 25esimo anniversario di Tiananmen doveva essere un test fondamentale per mettere alla prova le promesse di maggiore apertura. Ma il presidente Xi ha preferito la repressione alle riforme” – ha dichiarato Salil Shetty, segretario generale di Amnesty International, che si trova in questi giorni a Hong Kong per commemorare le vittime della repressione. “La reazione delle autorita’ cinesi, quest’anno, e’ stata ancora piu’ dura che in passato. L’obiettivo e’ sempre lo stesso: cancellare dalla memoria gli eventi del giugno 1989” – ha commentato Shetty.

Tra gli arrestati delle ultime settimane figurano l’avvocato per i diritti umani Pu Zhiqiang e la nota giornalista Gao Yu. Altre persone, tra cui la portavoce delle Madri di Tiananmen Ding Zilin, sono state poste agli arresti domiciliari.

Da un quarto di secolo i familiari delle vittime di Tiananmen lottano per avere giustizia, pagando un elevato prezzo personale. La maggior parte delle Madri di Tiananmen e’ ormai anziana e parecchi dei membri originari del gruppo, sia madri che padri, sono deceduti. “Invece di continuare a giocare alla politica con i fatti storici, la leadership cinese dovrebbe fornire giustizia alle vittime. Queste famiglie devastate dal dolore meritano una piena e aperta ammissione dei fatti da parte del loro governo” – ha proseguito Shetty.

“Non e’ troppo tardi perche’ Xi cambi direzione. Amnesty International lo sollecita a lanciare un’indagine pubblica e indipendente sulla violenta repressione del 1989” – ha concluso Shetty.

Ulteriori informazioni Venticinque anni dopo il bagno di sangue di Tiananmen, il governo cinese continua a ricorrere a ogni mezzo per impedire ai cittadini di esprimere opinioni critiche nei confronti della retorica ufficiale. Le autorita’ imprigionano attivisti con accuse pretestuose e usano violenza contro coloro che cercano di proteggere i diritti umani all’interno del sistema giuridico. Il 2014 e’ stato finora segnato da un ampio giro di vite nei confronti dei sostenitori delle riforme, in particolare coloro che fanno parte del Movimento dei nuovi cittadini, le cui richieste di maggiore trasparenza e di fine della corruzione riecheggiano quelle delle proteste del 1989. Numerosi attivisti del movimento sono stati condannati a lunghe pene detentive. “Questo evidente disprezzo per lo stato di diritto mostra quanto il governo sia sordo alla crescente richiesta dei cittadini cinesi di partecipare alla vita politica. Se la leadership cinese intende seriamente accelerare le riforme, deve allentare la sua morsa soffocante nei confronti della liberta’ di parola e di riunione” – ha commentato Shetty. Alla vigilia del 25esimo anniversario di Tiananmen, Amnesty

International rinnova al governo cinese le seguenti richieste:

- riconoscere pubblicamente le violazioni dei diritti umani commesse

durante la repressione del 1989;

- lanciare un’inchiesta pubblica e indipendente e chiamare a rispondere i responsabili delle violazioni dei diritti umani;

- risarcire le vittime e i loro familiari;

- porre fine alle minacce e alla persecuzione nei confronti di chi vuole commemorare o parlare delle proteste di Tiananmen e chi, piu’ in generale, esercita il suo diritto alla liberta’ di espressione e di riunione.

Fonte: Amnesty International Italia

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