(CR) Fabio Abeni saluta suo padre Evelino
Stamane, 21 novembre, si è svolto il funerale di Evelino Abeni esponente di spicco della sinistra cremonese e dell’allora Partito Comunista Italiano
Caro Evelino, siamo qua con tante persone care per affrontare questo momento che, sapevamo, sarebbe prima o poi arrivato. Per chi non mi conoscesse, sono il figlio di Evelino Abeni, o meglio, il figlio di Abeni. Sì, questo modo di identificarmi che, in alcune fasi della vita, mi faceva uno strano effetto, come se io non avessi altra identità, adesso voglio che sia l’incipit di questo ultimo saluto.
Mi scuso di aver preso la parola per questo unico saluto. Nel rispettare tutte le ultime volontà di Evelino, sto obbedendo all’imperativo di evitare discorsi che, certamente sentiti, rischierebbero di essere involontariamente ridondanti per questa situazione, anche perché abbiamo pochi minuti a disposizione. So, e vi ringrazio, che alcuni tra voi avrebbero cose importanti da dire in questa occasione, ma la regola che ci siamo dati con Evelino è quella di evitare di cadere nel “sono sempre i migliori a lasciarci”. Ogni persona ci lascia una serie di toni e di sfumature che solo attraverso la frequentazione quotidiana e l’amore ad essa associato definiscono quello che è stato un rapporto speciale e unico e ciascuno di noi lo porta nel profondo dei suoi ricordi.
Questa, dunque, non è una commemorazione, ma il semplice saluto di un figlio a nome della famiglia. Presto, probabilmente, ci sarà una occasione appropriata e il tempo giusto a disposizione per ricordare meglio la parte pubblica di Evelino grazie a un libro che si sta completando.
Come prima cosa, voglio ringraziare tutti quanti che, siano oggi presenti o no, hanno voluto ricordare in queste ore la figura di mio padre. Dicevo, tante persone che ringrazio certamente per la vicinanza di queste ore, che non nego ci stia parzialmente aiutando a sopportare il dolore, ma soprattutto per la vicinanza che queste hanno manifestato a Evelino e alla nostra famiglia nel corso di una vita. Infatti, se guardo i visi presenti, rivedo ogni passione, ogni momento importante, felice, magari anche critico o doloroso, ma pienamente vissuto da lui.
La prima passione, centro della sua vita, la politica. Non voglio perdere nemmeno un istante in comparazioni tra la politica intesa da chi ha condiviso con lui pezzi di storia del nostro paese e quanto inteso oggi da altri. Spendo invece una parola per ricordare i suoi momenti di approfondimento nel dibattito profondo: ad esempio, non so se qualcuno ricorda un suo importante intervento su Rinascita in merito agli aspetti organizzativi del partito, in un dibattito coordinato da Adriana Seroni. Scusate, vi ricordate cos’erano i dibattiti su Rinascita? Oppure la passione con cui si è occupato di sanità in Regione Lombardia, insieme a carissime persone che hanno con lui condiviso quell’impegno e che oggi sono qua per ricordarlo. Ma una delle sue più belle avventure che ricordavamo spesso insieme erano le grandi feste provinciali dell’Unità alle Colonie Padane, con le quali condivideva con tutte le compagne e i compagni della Federazione di Cremona momenti misti di ansie e preoccupazioni che poi, per fortuna, sfociavano in grandi feste e soddisfazioni. Certo, era quando era segretario provinciale; per lui, come uomo, un momento fondamentale: per questo ha voluto a tutti i costi da me la garanzia di essere ricoperto dalla bandiera di quella Federazione.
Mi ha sempre colpito e influenzato la sua grande attenzione per il mondo cattolico e per gli splendidi rapporti che ha maturato proprio con alcuni avversari politici del passato dai quali sono poi scaturite amicizie che hanno coinvolto le famiglie nel lungo periodo.
La giovanile attenzione per il mondo della cooperazione, ma ancor più la matura attenzione per l’ANPI, una delle priorità nei suoi interessi nella fase dopo gli impegni istituzionali, hanno aggiunto una ricca rete di rapporti personali profondi. Ed è in buona parte associata al rapporto con l’ANPI la splendida avventura che ha condiviso con me per fare crescere una ricerca, poi trasformata in un libro, sulla azione guidata da UDI e PCI insieme alle altre forze della sinistra nel secondo dopoguerra per la protezione e il ristoro dei bambini delle zone più colpite dal conflitto. Con questo passaggio, abbiamo ancor più condiviso l’orgoglio delle nostre origini e di quello che i suoi genitori gli hanno trasmesso. La mamma, appunto, la passione per la politica partendo proprio dal concetto di solidarietà per aiutare i bambini delle zone più disastrate; il papà, la passione per la musica lirica.
Così passiamo alla sua altra grande passione. Anche qui, non voglio parlare degli aspetti più recenti e più noti della sua melomania, libri inclusi. Vorrei ricordare uno degli aspetti che mi hanno più sorpreso da ragazzo, quando l’ho scoperto DJ della lirica nelle radio locali di Cremona con il nome di Liricus, la domenica mattina, quando il resto della settimana era impegnato soprattutto nel suo ruolo di consigliere regionale. Scusate, ma per me è stato grandioso.
Lo sport, non lo posso dimenticare. Dalla attività di arbitro di calcio da giovane, a un goffo nuoto in fase di mezza età, e non ultimo le bocce. Ve la immaginate la mia emozione nel passare le notti con lui a seguire la gara notturna estiva di bocce alle società lungo il Po, con risotto di mezzanotte come intervallo? Momenti impagabili, mi spiace per chi non li ha vissuti.
E l’attenzione discreta, mai invadente, nelle mie scelte formative e poi professionali. Ricordo ancora la prima e unica volta che è voluto venire a sentire un mio intervento in fiera a Cremona: per me uno degli esami più difficili, perché la correttezza di una esposizione orale, di qualsiasi argomento si trattasse, per lui era fondamentale.
La famiglia, anche con la sua laicità, l’ha sempre vissuta come un elemento fondamentale. Siamo sempre stati molto importanti uno per l’altro, Evelino, mamma ed io. Poi è arrivata mia figlia Sara e ricordo il commento di mia madre sul cambiamento di carattere di mio padre: è diventato una persona più dolce e premurosa.
Amici e compagni sono stati importanti per lui. Anche loro, tranne alcuni che purtroppo ci hanno lasciato negli ultimi anni, sono qua oggi a confermarlo.
Quello che ho appena ricordato è solo una parte; il resto sono emozioni e sentimenti di cui è difficile parlare perché vanno solo vissuti.
Tutto questo vi sembra poco?
Ho citato alcune delle belle avventure e dei bei momenti che abbiamo condiviso. Ne mancava uno: vedere insieme il film “Berlinguer. La grande ambizione”. Io sono andato a vederlo con Laura al venerdì sera e te ne avrei parlato il sabato, ma tu non eri più in condizioni di ascoltarmi e parlarmi.
Magari te lo racconto se ci rivediamo.
Grazie di tutto papà
Cremona 21 novembre 2024


