Martedì, 11 agosto 2020 - ore 20.57

Cremona Fondazione Arvedi Buschini affida al MDV il violino Andrea Guarneri 1659

Fondazione Arvedi Buschini affida al Museo del Violino, del quale ha resa possibile l’apertura nel 2013 finanziando l’intervento di restauro e riqualificazione funzionale di Palazzo dell’Arte, e alla città di Cremona un nuovo gioiello: il violino Andrea Guarneri 1659.

| Scritto da Redazione
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Cremona Fondazione Arvedi Buschini affida al MDV il violino Andrea Guarneri 1659

Fondazione Arvedi Buschini affida al Museo del Violino, del quale ha resa possibile l’apertura nel 2013 finanziando l’intervento di restauro e riqualificazione funzionale di Palazzo dell’Arte, e alla città di Cremona un nuovo gioiello: il violino Andrea Guarneri 1659.

Lo strumento è stato presentato oggi all’Auditorium Giovanni Arvedi. Sono intervenuti Gianluca Galimberti, sindaco di Cremona e presidente della Fondazione Museo del Violino, Mario Caldonazzo della Fondazione Arvedi, Virginia Villa e Fausto Cacciatori, direttore generale e conservatore del Museo. Se ne è potuto anche apprezzare il suono eccellente grazie al breve recital solistico del maestro Federico Guglielmo.

 “Il violino costruito nel 1659 – spiega Fausto Cacciatori - presenta un’etichetta in perfetto stato di conservazione con la dicitura: Andeas Guarnerius fecit CremonÄ™ sub titulo / Sanctæ Teresiæ.

Il violino presenta tracce inconfondibili nel modello della cassa armonica che caratterizza gli strumenti di piccolo formato della famiglia Amati. Un modello già utilizzato da Girolamo nei primi decenni del Seicento e più tardi dal nipote Girolamo II, negli anni successivi alla morte di Nicolò Amati. Un violino che consente di cogliere una continuità non solo fra i liutai della famiglia Amati, ma anche fra questi e lo stesso Andrea e da questi al nipote Guarneri del Gesù”.

 Grazie alla Fondazione Arvedi Buschini il percorso museale diviene ancora più completo. Il violino di Andrea Guarneri, capostipite della famiglia, è ora esposto nello Scrigno dei Tesori a fianco di uno strumento del figlio Giuseppe conosciuto come filius Andræ, ed uno del nipote “del Gesù”: le tre generazioni dei liutai Guarneri sono oggi compiutamente rappresentate. È peraltro interessante che questo strumento ritorni a Cremona nell’anniversario della scomparsa del suo artefice, avvenuta il 7 dicembre 1698.

 “Il violino – osserva il cavalier Giovanni Arvedi, presidente della Fondazione Arvedi Buschini - è Cremona. Il saper fare liutario, inserito dall’Unesco tra i beni immateriali dell’umanità, è Cremona. La decisione della nostra Fondazione, di cui quest’anno ricorre il trentennale, di acquisire e affidare il “Guarneri 1659” alle sapienti mani del Museo del Violino, nasce da questo dato di fatto e rappresenta l’ideale prosecuzione del lungimirante pensiero che animò la creazione del Museo: mantenere aperta la grande porta della storia, della cultura, animati e spinti dal dovere e dalla volontà di conservare e tramandare il patrimonio di conoscenze artigianali, della maestria e abilità dei liutai cremonesi.

Il violino è uno strumento capace di trasmettere emozioni uniche. Un così alto livello di creatività è frutto non solo dalla qualità del legno, dell’abilità, dei segreti e misteri della tecnica, ma anche dalla sensibilità dello spirito e dall’ispirazione che ci giunge.

Il violino è una delle massime espressioni della genialità dell’uomo: pensare che dalle due fessure ad “effe” sgorghino e si diffondano suoni gravi, acuti, melodici di magistrale finezza tonale, appare come un miracolo. Tale prodigiosa meraviglia ispira e suscita al contempo la volontà di condivisione etica di beni che appartengono all’umanità intera”.

 “Le collezioni del Museo del Violino – sottolinea Gianluca Galimberti, Sindaco di Cremona e presidente della Fondazione Museo del Violino - si arricchiscono di un nuovo gioiello. Il violino di Andrea Guarneri, affidato dalla Fondazione Arvedi Buschini al Museo del Violino. In realtà è tutta la città di Cremona che si arricchisce di un nuovo gioiello. Perché in effetti è proprio così. La liuteria e i capolavori del Museo del Violino sono patrimonio di tutta la città, ne hanno segnato la storia, come figli di un percorso di secoli, ne segnano ora il presente di prestigio e bellezza e ne indicano anche il futuro di sviluppo. Già, perché questo violino Guarneri custodito dal Museo arricchisce tutto il Distretto della liuteria di Cremona e il Distretto rappresenta elemento essenziale per lo sviluppo della città. L’obiettivo infatti è quello di rendere il Museo del Violino scrigno che custodisce opere d’arte che rappresentino tutta la storia della liuteria classica e tutti i liutai cremonesi che l’hanno fatta grande! E queste opere d’arte sono capaci di continuare ad attrarre visitatori da tutto il mondo, che ormai frequentano la città in modo sempre più evidente, generando economia e lavoro. Ma questa nuova presenza aumenta anche il patrimonio di conoscenza che ogni opera d’arte custodita nel Museo rappresenta! I nostri strumenti sono infatti patrimonio di conoscenza, di informazioni e di idee, da studiare, analizzare, ascoltare dentro percorsi di formazione e ricerca a disposizione anche dei nostri liutai e dei nostri laboratori. Non ci stancheremo mai di ripetere la verità così bella e strategica: il nostro Distretto della liuteria è un ecosistema unico al mondo, sostenuto con denaro e idee da Istituzioni pubbliche e private, riconosciuto e stimato dall’Europa e dall’Unesco, in cui, grazie alla presenza delle collezioni storiche, delle botteghe dei liutai, dei laboratori di ricerca, delle Università, della scuola di Liuteria, dei luoghi della musica, si generano conoscenza nuova e incontro tra innovazione e tradizione. Questa conoscenza e questa innovazione continua sono per i nostri artigiani artisti uno strumento straordinario di crescita e un elemento di forza anche nella competizione internazionale. E sono anche possibilità strategica di attrarre giovani studenti e artigiani da tutto il mondo, perché la nostra città ha bisogno di giovani e di forze nuove.

Ascolteremo il suono del Guarneri anche perché la logica di conservazione nel nostro Museo è originale e innovativa: conservare per studiare e conservare per permettere agli strumenti di essere suonati e generare così la bellezza profonda che contengono: la musica che emettono.

In pochi anni è il secondo strumento che arricchisce il nostro patrimonio, dopo il piccolo Storioni. A testimonianza della vitalità profonda che segna il nostro Museo e il nostro Distretto.

Questo violino Guarneri è certamente speciale e preziosissimo. Allora grazie ancora una volta alla Fondazione Arvedi per la consueta generosissima lungimiranza, che caratterizza tutti i suoi interventi e che ogni volta riesce a stupirci. Sempre secondo l’idea fondante la sua generosità: i doni fatti alla comunità devono vivere e generare vitalità culturale, economica, di comunità. Il Museo del Violino è un ‘regalo’ straordinario! Lo è se vive e cresce: questo nuovo dono del Guarneri affidato al Museo aiuta il Museo a vivere. E aiuta la vita del Distretto su cui tanto abbiamo investito e tanto investiremo per il futuro della nostra città e per interpretare fino in fondo la responsabilità che di fronte al mondo la storia ci assegna: essere il luogo straordinario e unico in cui l’energia di Stradivari e di Guarneri e della liuteria classica si rinnova continuamente e genera nuova arte e nuovo sviluppo”.

 “L’affidamento del violino Andrea Guarneri 1659 – conclude il direttore generale Virginia Villa – è un momento significativo non solo per il valore storico e liutario dello strumento, peraltro importantissimo, ma anche perché testimonianza di valori di attenzione al Museo, alla città ed ai cremonesi. La Fondazione Arvedi Buschini ha permesso il restauro ed il recupero funzionale di Palazzo dell’Arte. Ora il Museo, nato grazie quell’intervento, si arricchisce di un nuovo capolavoro.

Ringrazio la Fondazione Arvedi Buschini per la generosa sensibilità con cui accompagna la vita quotidiana del Museo e per aver rese, oggi, le sue Collezioni ancora più complete ed interessanti. In questa presenza discreta e determinante vi è testimonianza di come il mecenatismo civico e modelli efficaci di collaborazione diano contributi straordinari alla vita del Museo e della comunità, di come sia possibile il passaggio da sistema chiuso ad aperto, partecipato, nell’accezione anglosassone del cultural heritage, del patrimonio cioè come eredità attiva e condivisa”.

cremona 7 dicembre 2019

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