Lunedì, 29 aprile 2024 - ore 14.23

Cremona: iniziativa a sostegno della grecia

| Scritto da Redazione
Cremona: iniziativa a sostegno della grecia

Domenica 17 dalle ore 17, presso la sede di Cremonapalloza (chiostro di via Gioconda 3) a Cremona, si terrà un aperitivo benefit per Helleniko, organizzazione di personale volontario che ad Atene presta assistenza gratuita alle persone che non possono più usufruire della sanità pubblica, a causa dei continui tagli governativi.

Alla serata sarà presente un'attivista di Donne nella crisi, che ha incontrato in Grecia i medici di Helleniko e che farà un resoconto della situazione drammatica che stanno vivendo e seguiranno microfono aperto, proiezioni e canti popolari con "I giorni cantati".

L'iniziativa si pone all'interno della campagna di solidarietà promossa da “Donne nella crisi”, una rete nazionale che si batte contro le politiche di austerity e tagli indiscriminati che penalizzano il servizio pubblico, riducono al minimo le prestazioni, aumentano il carico dei ticket e rischiano di portare ad una sanità solo per chi se lo può permettere.

Durante l'aperitivo verranno raccolti fondi e medicinali da destinare ad Helleniko.

Aderiscono (in aggiornamento sulla pagina dell'evento facebook https://www.facebook.com/events/222422907931123/?fref=ts) :

ACG "Controtempo",Acli,Arci - Comitato Territoriale di Cremona,Associazione Latino Americana di Cremona,Comitato antisfratto Cremona,Commercio equo solidale,Cremonapalloza,FdCA / Alternativa Libertaria,Gruppo di Acquisto Solidale Cremona,Rete Donne Cremona - Se non ora, quando?,Rifondazione Comunista

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Di seguito il comunicato che accompagna l'iniziativa

LA SALUTE E’ UN DIRITTO UNIVERSALE, NO AI TAGLI ALLA SANITA’ PUBBLICA!

Ci apprestiamo ad assistere a nuovi tagli alla Sanità pubblica: il blocco del turn-over e il taglio degli straordinari ridurrà ancora gli organici con la conseguente eliminazione di posti letto o reparti. Il governo annuncia inoltre un tavolo con le Regioni dove verranno concordati “risparmi”. La sanità pubblica ha già subito numerosi tagli, con le conseguenze che conosciamo: licenziamenti di lavoratrici e lavoratori, chiusura di reparti o di interi ospedali, allungamento delle liste d’attesa, abbassamento della qualità delle cure, aumento dei ticket.

Esiste inoltre un rapporto diretto tra le condizioni di lavoro del personale sanitario e la qualità del servizio. L’esternalizzazione dei servizi, i ritmi di lavoro da catena di montaggio, la soppressione di ferie e riposi riducono l’attenzione professionale e umana all’ammalato/a.

Ci stiamo avvicinando alla condizione della Grecia, dove gran parte della popolazione ha perso il diritto all’assistenza sanitaria. La rete “DONNE NELLA CRISI” ha iniziato nel mese di marzo una campagna di solidarietà con le donne greche che possono accedere al parto assistito solo a costi proibitivi per una popolazione con un elevatissimo tasso di disoccupazione e in cui salari, stipendi e pensioni hanno subito drastiche riduzioni.

 

La campagna non è solo di solidarietà con le donne di un altro paese; serve anche a contribuire alla costruzione in Italia della lotta coordinata di lavoratori, lavoratrici e utenti per la salute come diritto universale.

La rete “Donne nella crisi” tra la fine di ottobre e la prima metà di novembre attraverserà l’Italia con un CAMPER portando nelle diverse città una mostra sugli effetti delle politiche di austerità sui sistemi sanitari europei. Raccoglierà contemporaneamente medicinali e soldi per un’organizzazione di personale sanitario volontario (HELLENIKO) che ad Atene presta assistenza gratuita alle persone che non possono più usufruirne.

In Grecia come in Italia il mutuo soccorso accompagna e non sostituisce la lotta per un sistema sanitario pubblico efficace, per l’aumento degli investimenti e perché gli eventuali risparmi siano tutti ricavati dalla lotta agli sprechi e alla corruzione. Questo sarà possibile se il pubblico non sarà più il regno delle caste politiche e degli interessi privati. Solo la partecipazione di utenti e lavoratori alle decisioni e il loro controllo sul modo in cui i soldi vengono spesi potrà davvero cambiare le cose. Serve anche una diversa politica economica che faccia pagare la crisi a chi l’ha prodotta: banche, multinazionali, burocrazie di partito e di Stato.

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