Lunedì, 21 gennaio 2019 - ore 14.21

Decreto Dignità, tutti i limiti della nuova legge anti-azzardo

Non si tratta soltanto di rischiare di perdere il Totocalcio. Il Decreto Dignità vuole dare una spallata decisiva all’industria del gioco d’azzardo, vietando completamente ogni forma di pubblicità sul settore. Una mossa che prima ancora di essere applicata concretamente ha già ricondotto un ripensamento da parte di chi l’ha proposta e portata avanti.

| Scritto da Redazione
Decreto Dignità, tutti i limiti della nuova legge anti-azzardo

In questi giorni infatti il Senato discute dei possibili emendamenti, con l’aumento del Preu sulle macchinette e soprattutto l’inclusione delle scommesse sportive nel novero dei “giochi d’abilità”, che in questo modo potrebbero essere pubblicizzati in quanto categoria differente dal gioco d’azzardo. Un compromesso per riconoscere un errore e i rischi che questo comporta.

I due emendamenti probabilmente vogliono cercare di porre rimedio al buco finanziario che verrebbe provocato dalla legge. Il governo incassa ogni anno circa 9 miliardi di euro dall’industria del gambling, e anche prevedendo un calo del 10% dovrebbe cercare di reperire altrove i 900.000 euro mancanti. A questo si aggiungano i disagi nel mondo del lavoro provocati dagli inevitabili licenziamenti che dovranno essere messi in atto nel momento in cui il settore non potrà più mantenere tutti i 150.000 italiani impiegati. La soluzione tuttavia non dovrebbe essere inasprire il peso fiscale sulle macchinette, una delle principali fonti di reddito per i gestori. Il guadagno per le casse statali non può passare da un ulteriore impoverimento di chi gestisce la filiera, soprattutto ora che si prevede una diminuzione delle giocate.

Importante anche l’idea di permettere alle aziende di pubblicizzare almeno le scommesse sportive, appunto inserendole all’interno dei giochi di abilità. Non solo le emittenti televisive, ma anche le società sportive hanno bisogno del denaro per poter gestire al meglio i propri affari, e una riduzione drastica avrebbe generato problemi anche all’interno di questo settore. Attenzione poi a sottovalutare il ruolo che elementi come l’autoesclusione online avevano nella gestione dei casi di ludopatia. Con una minore informazione data dalla pubblicità, il rischio è che i giocatori non sappiano di avere uno strumento a loro disposizione per allontanarsi dal demone del gioco. Senza dimenticare che spesso un indebolimento del settore legale non coincide con una diminuzione assoluta delle giocate, ma con un loro spostamento verso l’illegale. Tutti fattori su cui il governo dovrà riflettere prima che l’effettiva applicazione del Decreto Dignità, nato forse con la fretta di far vedere un cambiamento rispetto ai predecessori, porti a galla tutti questi problemi.

Il Piemonte rimane una delle regioni con maggiore attenzione al fenomeno della ludopatia, con diversi provvedimenti presi per contrastarla. Nonostante un volume di gioco che non si attesta nelle primissime posizioni nazionali, diversi enti locali hanno deciso di applicare misure volte a contrastare il gioco d’azzardo patologico. Il comune di Alessandria per esempio ha deciso di imporre il divieto di gioco agli apparecchi dalle ore 12 alle ore 15, sostanzialmente la pausa pranzo per molti dipendenti. Il modo migliore per contrastare almeno una categoria di potenziali ludopati, dando al contempo un segnale deciso a tutti i cittadini. Non resterà che capire come comportarsi a seguito delle imminenti decisioni dello Stato sulla questione. ( http://www.premioborciani.org/blog/2018/10/17/anno-zero-giochi-pubblici/ ).

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