Caro Direttore,non bastano i ricordi per riassaporare i profumi di località turistiche, di cultura, di storia, di arte, per rivivere emozioni suscitate da più di una ventina di giorni di crociera, solcando i mari arabici, calpestando sterminati deserti di sabbia arancione, oppure “cazzeggiando” qua e là tra gli immensi centri commerciali che non finiscono mai di stupire, che non t’aspetti di trovare…dietro l’angolo. E poi grattacieli, grattacieli ed ancora avveniristici grattacieli, a Dubai, meglio che negli States. Per la povertà, caro direttore, c’è tempo, la povertà può attendere. D’altronde la ricchezza del petrolio ne fa di codesti “sottili” scherzi! Ma veniamo piuttosto a quella vicenda curiosa, singolare, sottintesa dal titolo medesimo, una vicenda dai contorni poco chiari, un poco enigmatica…anche, ma che al tempo stesso denota tanta insicurezza, tanta instabilità, soprattutto tanta paura che attraversa quotidianamente paesi quali l’Egitto. Il sabotaggio, o meglio, l’allarme bomba, rammenta direttore, è all’ordine del giorno. Così di buon mattino, a bordo di una nave da crociera battente bandiera italiana e provenienti niente meno che da Ancona, percorriamo in tutta la sua lunghezza l’interminabile canale di Suez, una via artificiale d’acqua strategica e navigabile che permette il transito dall’Europa verso l’Asia senza dover circumnavigare l’Africa. Davanti ai nostri occhi si presenta uno spettacolo unico nel suo genere per colori, vedute e sensazioni piacevoli. Il canale è presidiato, passo dopo passo, da inamovibili truppe militari accampate perennemente su una delle due sponde. L’approdo della nostra (“essifaperdire”!) nave da crociera è previsto nel suggestivo porto di Safaga (Egitto centro-orientale), nota località turistica sul Mar Rosso. Da lì, poi, si potranno realizzare interessanti escursioni in bus fino a Luxor, nella valle dei Re, brevi crociere in feluca sul Nilo oppure tuffi e bagni di sole sulle spiagge del Mar Rosso. Insomma, niente male, “chennedici”? Prima di scendere dalla nave ci viene consegnato una specie di Memorandum che “su per giù” così recita: “Ricordiamo che non è consentito portare a bordo armi o munizioni, esplosivi, fuochi artificiali, coltelli, mazze ferrate…..Vi invitiamo pertanto ad evitare l’acquisto dei citati oggetti acquistati a terra durante le escursioni. Se qualcuno di questi articoli verrà trovato in vostro possesso, prima di salire a bordo verrete perquisiti secondo le norme internazionali e sarete indi invitati dalla sicurezza della nave a lasciarlo a terra”. Detto fatto! Trascorsa l’intera giornata a visitare estasiati le ben conservate tombe dei faraoni nella stupenda valle dei Re ed il tempio di Carnac, si fa ritorno, dopo chilometri e chilometri in bus, alla nave.
Ore 20 tutti a bordo. Prima di cena (ore 20,30) mi riposo quel tanto che basta sprofondandomi su di una morbida poltrona di fantozziana memoria, nella hall centrale della nave. Improvviso un annuncio agli altoparlanti di servizio, in più lingue, mi scuote dal torpore. L’annuncio così si impone ai nostri orecchi “Si invita la proprietaria (o il proprietario!) di una borsetta di colore rosa dimenticata alla dogana egiziana a presentarsi immediatamente dalla sorveglianza della nave per essere accompagnati nella vicina dogana adiacente al nostro imbarco, riconoscere l’oggetto per poi essere ritirato”. L’annuncio viene ripetuto più volte anche con una certa concitazione poiché la nave è prossima a salpare. Non c’è tempo da perdere, soprattutto con la gendarmeria egiziana che, di questi tempi, sorveglia accuratamente tutto e più di tutto. Intanto la nave non si muove ancora dal porto. La hall è deserta, tutti gli ospiti (tranne ovviamente l’impenitente curioso di “io me”) si sono ormai portati nella sala da pranzo per cenare. Alle 20,30 vedo entrare dal fondo del corridoio luminosissimo, antistante la hall, niente meno che il Director Manager Hotel (una specie di vice del vice comandante, responsabile della sicurezza della nave). Divisa d’alta uniforme (come gli si compete), passo cadenzato, testa alta, completo rigorosamente bianco, papillon nero che fa bella mostra di se su collo brevilineo di quell’alto ufficiale. La “crapa pelaada” del marittimo viene illuminata da abbaglianti faretti posti tutt’intorno nella hall. Luccica…quella “pelaada” quel tanto che basta per farti capire che quello è un uomo dalla fronte “alta”! Si dirige senza batter ciglio, soprattutto con nonchalance verso il bancone dell’ufficio informazioni (una sorta di area “due per uno” metri quadri di “calca” di persone pigiate l’una sull’altra nei momenti di punta). “Brandisce”, impugna, fa bella mostra di quella tanto ricercata borsetta di colore rosa, si guarda attorno quasi compiaciuto di essere riuscito ad impossessarsi di quella “preda” tanto ambita che avrebbe permesso alla nave (finalmente) di salpare. Con un eccezione, direttore: quella borsetta appariva letteralmente distrutta, bruciata, se ne scorgevano solo alcuni lembi, forse una maniglia, ancora qualche sfilacciato lembo di colore rosa e…null’altro. La deposita sul quel balcone con un sogghigno un poco crudele (a me è parso). Poi rivolge il suo sguardo verso il sottoscritto (e chi “sennò”!…ero l’unico curioso in quella hall!). “Porcaccia miseria, cavolo che botta” esclamo al suo indirizzo. “Certo, signore, certo, l’hanno fatta brillare quelli della dogana egiziana prima di consegnarcela. Sa, qua la fifa è alle stelle. Sabotaggi, allarmi bomba, non vive più quella povera gente”, per tutta risposta. “Vacco cane (m’è uscita spontanea l’esclamazione dialettal-cremonese), ma tutti i documenti di riconoscimento, gli effetti personali e quant’altro….”. Mica che mi lascia finire…quel “crapa pelaada”, perché così mi incalza: “A loro, alla sicurezza egiziana…non gliene può fregar di meno; figuriamo a noi dell’equipaggio. Prima viene la nostra di sicurezza, quella della nave, poi viene il resto, caro signore. Buona serata, buona cena soprattutto buona crociera”. Toh, gira i tacchi e sparisce nel corridoio che immette nella hall. Vo a cena, va là, vo a raccontare l’accaduto a Gabri ed agli amici di tavolo. Chissà quale audience riporterò stasera stessa, chissà le domande….e le riflessioni, insomma un successone assicurato. Ce n’è di carne al fuoco. Raffinata considerazione finale: “Non ho nulla di nuovo da insegnare al mondo. La verità e la non violenza sono antiche come le montagne” (Gandhi). E’ così o non è così, direttore?
Giorgino Carnevali



