Mercoledì, 11 febbraio 2026 - ore 20.23

Formare, tras-formare, per-formare: noi e i contesti in cui viviamo

Il bando nasce, insieme ad altre iniziative (la discesa del Po fra queste) per ricordare, anzi far rivivere, la figura di Umberto Chiarini,

| Scritto da Redazione
Formare, tras-formare, per-formare: noi e i contesti in cui viviamo

 

Formare, tras-formare, per-formare: noi e i contesti in cui viviamo

Umberto. Il bando nasce, insieme ad altre iniziative (la discesa del Po fra queste) per ricordare, anzi far rivivere, la figura di Umberto Chiarini, insegnante, genitore, ambientalista, che ha animato e guidato con grande passione, generosità e competenza tecnica molte delle iniziative di conoscenza, tutela, promozione, lotta a favore dell’ecosistema locale, provinciale, nazionale. È il caso di ricordare qui sul piano didattico il volume “la terra bassa”; sul tema nucleare il volume “la bassa contro l’atomo”; e l’ultima, avvincente mobilitazione legata al referendum sull’acqua pubblica. La morte di Umberto ha sollecitato familiari e amici a compiere quella che in sociologia si chiama “transizione del carisma”, cioè a cimentarsi nel tentativo di proseguire le idealità concrete di Umberto creando un’associazione e promuovendo iniziative, di cui questo bando è un esempio.

Ambienti. Gli studi organizzativi ci informano che ciascun soggetto collettivo (scuola, azienda, associazione, gruppo) vive, cresce, grazie ad un continuo scambio fra ambienti interni e ambienti esterni. Questo è il primo dei motivi per cui dal 2012 l’associazione Persona Ambiente ha proposto un bando rivolto alle scuole di ogni ordine e grado delle quattro province (Cremona, Mantova, Parma, Reggio Emilia) rispetto alle quali è baricentrica: l’intento era, ed è, di valorizzare quelle esperienze che connettono lo studio in aula con l’intervento nei contesti ambientali in cui sono inserite. Vale la pena ricordare che non esistono organizzazioni “chiuse”, impermeabili, non foss’altro per il fatto che i propri protagonisti - stavolta insegnanti e studenti - sono attori sociali, vivono nel mondo; e che queste informazioni, queste esperienze sono quelle che il maestro e pedagogista Mario Lodi definiva come le fondamenta su cui erigere i processi formativi. Allearsi con il contesto, tessere relazioni con altri attori (enti, volontari, genitori, nonni) significa dunque dare vita a interazioni ancora più comprensive, capaci di creare connessioni che rimarranno impresse nella biografia di ciascun partecipante. In un gioco di parole potremmo affermare che “contesto” in sillabe diviene “con te sto”: cerco di conoscermi, di conoscere il gruppo con cui partecipo, e chi altri condivide con noi questa esperienza (umani, vegetali, animali).

Formare non è in-formare. I fornai infornano, i media informano, i docenti formano. E per definizione conoscono materie, strumenti, metodologie; ma possono scoprire quali saranno gli esiti delle proprie proposte solo grazie alle interazioni con i propri allievi. E, di nuovo, fra loro e i contesti che abitano. Il che riveste un particolare significato nella contemporaneità, che spesso viene frequentata con una “dieta mediatica” fortemente sbilanciata verso la dimensione digitale.

Dunque l’idea portante del bando è stata sin dall’inizio quella di valorizzare esperienze stimolanti, innovative, “analogiche” (fisiche, tattili, sensoriali, proattive), aperte all’esterno dei plessi per valorizzare il lavoro, spesso isolato, silenzioso, di insegnanti curiosi, attenti sia ai propri gruppi in formazione che alle interazioni con il mondo, sia pure nella sua dimensione locale; che, peraltro, spesso non è che il riverbero di informazioni, trasformazioni, provenienti dal “fuori” (ad esempio: la presenza di alunni provenienti da famiglie con background migratorio è un sedimento di processi sovraordinati rispetto alla singola classe; così come la presenza di specie vegetali o animali ritenute “aliene”, che al tempo stesso sono modificate dall’ambiente – basti pensare ai cambiamenti climatici e alla vicenda del granchio blu - e modificano l’ambiente, perché trasformano profondamente le interazioni con le specie che da più tempo lo abitano).

Pro-gettare. Il lavoro per progetti è stato individuato come un metodo interessante per sollecitare a manifestarsi per tutte quelle esperienze che comportano l’uscita (fisica, mentale, didattica, operativa) da una sorta di comfort zone, e il cimentarsi in qualcosa di sperimentale; proprio per sperimentarsi, per allenare stimoli, suggestioni. Per generare nuove proposte. In questo senso la scelta è stata da subito quella di rivolgersi alle scuole non tanto per inviare esperti in classe, quanto piuttosto di, per dirla in uno slogan, “formare i formatori”, così da renderli co- protagonisti consapevoli del proprio impegno, che è sia ordinario (si tratta pur sempre di attività didattiche) che extra ordinario (in quanto innovativo). Pro-gettare significa lanciarsi, e lanciare semi, per poi prendersene cura, con l’auspicio che a loro volta germinino, vivano, crescano. Così negli anni abbiamo proposto incontri di formazione sulla metodologia del lavoro per progetti, e poi elaborato una scheda semplificata che permettesse a ciascun partecipante di sintetizzare in maniera chiara il proprio progetto. Come per ogni bando che si rispetti, ogni progetto è stato valutato da una commissione, che ha elaborato l’elenco dei progetti ritenuti più meritevoli e assegnato i diversi riconoscimenti.

 La nostra sorpresa è stata grande, fin dalle prime edizioni, scoprendo che anche una piccola associazione, che metteva a disposizione risorse economiche non enormi (provenienti dalla famiglia Chiarini), creava grande entusiasmo, cioè che non solo l’intento era compreso, ma che davvero chi partecipava trovava un supporto per poter realizzare il proprio progetto, e insieme a questo scopriva di potersi raccontare ad un pubblico più ampio. Quello che si è generato, insomma, è stato un processo di riconoscimento reciproco: rafforzato, negli ultimi due anni, dalla collaborazione con l’Istituto Alcide Cervi, che ha ospitato il momento delle premiazioni, e dal patrocinio della Riserva MAB UNESCO Po Grande. È il caso di ricordare, a proposito delle connessioni fra contesti locali e dimensione globale, l’intuizione di Alcide, che ha voluto che il suo trattore, pionieristico all’epoca, fosse sormontato da un globo. Micro e macro cosmi al lavoro. Insieme.

Innescare. Quello che si è innescato, insomma, e che oggi prende la forma preziosa del taccuino dell’Istituto Alcide Cervi, è sia un processo di formazione trasformativa (che era già in atto, a cui abbiamo solo offerto un sostegno) che la tessitura di una rete leggera di alleanze possibili; i cui protagonisti sono, rimangono, coloro che, con le loro idee, con i loro corpi, ci aiutano a pensare che il mondo, sia pure nella veste del microcosmo che frequentiamo, non si concluda necessariamente, con noi, e con cupezza; e che, invece, altri mondi, gioiosi, curiosi, sostenibili, abitabili, sono possibili. Anche grazie al contributo, generoso e competente, di chi ha partecipato e parteciperà a questa avventura.

Ferrari Mauro

 

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