Lunedì, 03 ottobre 2022 - ore 06.06

I diritti umani devono essere al centro del piano Onu per salvare la biodiversità

I diritti umani devono essere al centro del piano Onu per salvare la biodiversità

| Scritto da Redazione
I diritti umani devono essere al centro del piano Onu per salvare la biodiversità

«Se vogliamo garantire il futuro della vita sul nostro pianeta, il progetto di piano delle Nazioni Unite per preservare e proteggere la natura deve essere modificato per mettere i diritti umani al centro». A dirlo è David Boyd, relatore speciale Onu  sui diritti umani e l’ambiente, che ha aggiunto: «Lasciare i diritti umani alla periferia semplicemente non è un’opzione, perché la conservazione basata sui diritti è il percorso più efficace, efficiente ed equo per salvaguardare il pianeta. Esorto gli Stati membri a porre i diritti umani al centro del nuovo Global Biodiversity Framework».

L’appello di Boyd riguarda i negoziati in corso per la Conferenza delle parti della Convention on biological Diversity (Cbd) che si terrà a ottobre a Kunming, in Cina, dove i rappresentanti di 190 governi metteranno a punto l’United Nations Post-2020 Global Biodiversity Framework, affrontando le minacce per la biodiversità, il  benessere umano e il futuro della vita sulla Terra.

Secondo l’inviato speciale Onu, «Per salvare la biodiversità e garantire il rispetto dei diritti umani per tutti, gli Stati devono discostarsi da un approccio “conservation as usual”. Un approccio più inclusivo, giusto e sostenibile alla salvaguardia e al ripristino della biodiversità è un obbligo, non un’opzione».

Il vertice di Kunming lavorerà sulla bozza di quadro pubblicata a luglio dal Segretariato della Convention on Biological Diversity che punta a realizzare «Un mondo che vive in armonia con la natura» entro il 2050, in parte proteggendo almeno il 30% del pianeta a mare e a terra e ripristinando le funzionalità ecologiche su almeno il 20% entro il 2030.

Per Boyd, «Questo nuovo quadro è di vitale importanza perché gli sforzi accelerati per espandere le aree protette si sono purtroppo rivelati insufficienti per fermare o addirittura rallentare l’ondata di distruzione ambientale che sta investendo il pianeta. La rapida espansione delle aree protette per coprire il 30% delle terre e delle acque della Terra è essenziale per conservare la biodiversità, ma non deve essere ottenuta a spese di ulteriori violazioni dei diritti umani contro le popolazioni indigene e altre popolazioni rurali».

L’inviato speciale dell’Onu, è convinto che «Occorre prestare particolare attenzione ai diritti delle popolazioni indigene, delle persone di discendenza africana, delle comunità locali, dei contadini, delle donne rurali e dei giovani rurali, nessuno dei quali ha una priorità adeguata nell’attuale bozza, nonostante i recenti miglioramenti. Questi individui e gruppi devono essere riconosciuti come partner chiave nella protezione e nel ripristino della natura. I loro diritti umani, fondiari e di proprietà, la conoscenza e i contributi alla conservazione devono essere riconosciuti, rispettati e sostenuti».

Boyd ha messo in guardia contro gli approcci tipo “fortezze della conservazione” «Volti a ripristinare la natura selvaggia incontaminata, libera da abitanti umani. Questo approccio ha avuto un impatto devastante sui diritti umani sulle comunità che vivono in aree target, comprese le popolazioni indigene e altri abitanti rurali. L’attuale progetto di Framework non menziona i diritti umani, trascurando il fatto fondamentale che tutti i diritti umani dipendono in ultima analisi da una biosfera sana. Gli Stati devono migliorare la bozza del Post-2020 Global Biodiversity Framework garantendo che gli approcci basati sui diritti siano obbligatori in tutte le azioni per conservare, ripristinare e condividere i benefici della biodiversità, compreso il finanziamento della conservazione. E’ anche imperativo che il Framework riconosca che tutti, ovunque, hanno il diritto di vivere in un ambiente sicuro, pulito, sano e sostenibile, un diritto che include ecosistemi sani e biodiversità».

Espandendo il suo rapporto “Human Rights Depend on a Healthy Biosphere”, che ha presentato nell’ottobre 2020 all’Assemblea Generale, Boyd ha ora sviluppato il  documento politico “Human rights-based approaches to conserving biodiversity: equitable che chiede un approccio più inclusivo, giusto e sostenibile alla salvaguardia e al ripristino della biodiversità e che delinea i costi per i diritti umani costi e limitata efficacia della conservazione escludente.

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