Domenica, 15 dicembre 2019 - ore 18.55

I film del 2010 che ricorderemo

| Scritto da Redazione
I film del 2010 che ricorderemo

Cinema sociale, i film del 2010 che ricorderemo
L'Aquila, Napoli, la storia d'Italia. Poi gli spunti politici del cinema europeo e americano, le riflessioni lanciate dall'Iran. Le pellicole impegnate che hanno segnato l'anno: Draquila provoca la polemica maggiore, Noi credevamo è l'opera che resterà
di Emanuele Di Nicola
Dal terremoto dell'Aquila fino alla condizione di Napoli. Dalla memoria storica del paese - con riferimento alle stragi nazifasciste - alla vita degli operai di oggi, al tempo della crisi economica. E poi l'anniversario dei 150 anni dall'Unità di Italia che cade nel 2011, celebrato nel capodopera di Martone Noi credevamo. A fine anno, possiamo dire che i maggiori spunti di cinema sociale e impegnato degli ultimi dodici mesi vengono proprio dall'Italia: una manciata di pellicole, in netta minoranza rispetto alle grandi produzioni, che sono ancora capaci di provocare le coscienze alimentare il fuoco del dibattito. Discussioni ovviamente non riconciliate, come si addice alla storia del nostro Stato, dove i dubbi e i punti interrogativi sono più stimolanti delle facili risposte. E sullo sfondo naturalmente restano i registi europei e americani, capaci da parte loro di sollevare questioni non meno spinose e complesse.
Draquila vince il premio ideale della maggiore polemica del 2010. Il documentario di Sabina Guzzanti, che smaschera la "cricca" di speculatori sul terremoto in Abruzzo, non è piaciuto al ministro dei Beni culturali Bondi. Attacchi più svariati sono arrivati da tutto il centrodestra, a partire dalla presentazione al Festival di Cannes, dove il film - come sempre si dice - avrebbe dato "una cattiva immagine dell'Italia". In realtà a livello cinematografico, ispirandosi a Michael Moore, Guzzanti offre un affresco dall'Aquila post-sisma, dove la tragedia diventa una macchina elettorale, incombe l'ombra della new town e i cittadini colpiti sono costretti in case di plastica, come da "miracolo" berlusconiano. La metafora del titolo allude al paesaggio apocalittico della città distrutta dove, come nelle storie di vampiri, i governanti al potere "succhiano il sangue" delle persone colpite dalla ....

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