Lunedì, 20 settembre 2021 - ore 03.32

Il 1° maggio 1945 a Cremona. Piazza Duomo rosseggiava di bandiere

Ci ricorda Emilio Zanoni . “ La prima manifestazione di massa della classe lavoratrice cremonese non poteva aver luogo che il 1° maggio 1945.”

| Scritto da Redazione
Il 1° maggio 1945 a Cremona. Piazza Duomo rosseggiava di bandiere Il 1° maggio 1945 a Cremona. Piazza Duomo rosseggiava di bandiere Il 1° maggio 1945 a Cremona. Piazza Duomo rosseggiava di bandiere

Ho ritrovato questi appunti sul 1° maggio 1945 a Cremona che ripropongono all’attenzione dei lettori, giovani in particolare.

Ci ricorda Emilio Zanoni . “ La prima manifestazione di massa della classe lavoratrice cremonese non poteva aver luogo che il 1° maggio 1945. Subito dopo l’insurrezione del 1945 si costituì  la Camera del Lavoro presieduta da  Dante Bernamonti,  in qualità di segretario generale ed appartenente alla componente comunista (PCI). Gli altri componenti la segreteria erano: Giuseppe Formis, segretario aggiunto Democrazia Cristiana,Ottorino Fassi ( Partito Socialista Italiano ) poi  sostituito Dario Caporali segretario aggiunto Partito Socialista Italiano. Per la Federterra i segretari erano : Errico Bonetti ( Pci), Angelo del Varo Rossi ( Psi) ed Aldo Cervi ( Democrazia Cristiana). Furono costituite succursali a Crema,Soresina e Casalmaggiore. L’ultimo 1° maggio di lotta e di libertà era stato celebrato nel 1922 a Cremona e Soresina  sotto l’occhiuta vigilanza  delle squadre di  Farinacci. Continua Zanoni: ‘Il primo maggio ’45 si celebrava nella piazza maggiore fra i monumenti eretti dell’amore e della forza creativa dei lavoratori del duecento. Piazza del Duomo rosseggiava di bandiere, ed era come incendiata dalla commozione e dall’anelito di migliaia di lavoratori. Vecchi, contadini e operai, memori del movimento prefascista . giovani lavoratori e intellettuali che da pochi giorni avevano deposto le armi vindici di libertà. Piazza del Duomo era il crogiuolo ove si confondevano ricordi , speranze, aneliti, certezze. La Camera del Lavoro e gli organismi sindacali si misero all’opera per la attuazione dei principi per cui i lavoratori avevano lottato e lavoravano”. Ercole Onagro , nel suo libro Camera del Lavoro  e lotte nelle campagne Cremonesi, ci evidenzia che : “ Il movimento dei lavoratori agricoli, riorganizzandosi sul piano sindacale in modo unitario, in base all’impegno sottoscritto nel “ patto di unità d’azione, da democristiani, socialisti  e comunisti già durante il periodo clandestino, proclamò anzitutto l’abrogazione dei contratti  fascisti “ conclusi in condizione di assoluta soggezione dei contadini di fronte agli agricoltori” e il ritorno ai principi dei vecchi Patti Colonici. Pertanto la commissione esecutiva della Camera del lavoro di Cremona e provincia, insediandosi ai primi di maggio 1945, come suo primo atto deliberò che “ l’orario di lavoro di ogni categoria contadina è di 8 ore, come nel Patto colonico del 1919”. Questo primo atto, dopo un lungo , intenso anno di discussioni, di confronti con gli agrari, di dibattito politico sul ruolo dei Consigli di Cascina , portò alla sigla, nel maggio del 1946, del primo patto colonico del dopoguerra  ( l’ultimo  era stato sottoscritto nel 1919). L’uomo che guidò questa prima fase della ricostruzione del sindacato unitario ( fra le tre principali  componenti politiche , la democristiana, la socialista e la comunista) fu eletto nel 1946 deputato per  il PCI alla Assemblea Costituente. La vita di Dante Bernamonti è una vita tribolata di un militante, prima socialista e poi comunista, che si era schierato da sempre contro il fascismo e che per lunghi anni aveva vissuto nell’ombra, nelle carceri e per lunghi anni come clandestino a Milano. Uomini duri che non si piegarono al fascismo e che ebbero la forza non solo di resistere ma di ricostruire le strutture democratiche del paese. A questi uomini, che ci hanno passato il testimone, rendiamo omaggio e rispetto. Se oggi il paese è democratico e pluralista il merito è tutto loro. In questa giornata di  festa, il 1 maggio, ricordiamoli è come “ cantare un inno alla vita e brindare al futuro”.

Gian Carlo Storti (Cremona)

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Il patto di Roma del 9 giugno del 1944 denominato "dichiarazione sulla realizzazione dell’unità sindacale” che fu alla base della costituzione delle strutture sindacali delle Cgil unitaria

L’evento. La firma del Patto di Roma è un evento straordinario, non solo per gli effetti che produce (l’apertura di una fase straordinaria nella storia del sindacalismo italiano, quella della CGIL unitaria [1944-1948]), ma anche per il lavoro di tessitura unitaria che lo precede e per il modo in cui viene siglato. È bene sempre ricordare, infatti, come l’intesa venga raggiunta in piena clandestinità durante l’occupazione nazista; la prima firma viene posta nella notte tra il 3 e il 4 giugno 1944, prima della Liberazione della capitale da parte degli Alleati, mentre l’accordo ufficiale porta la data del 9 giugno 1944. L’eccezionalità dell’evento è dunque accentuata soprattutto dalla drammaticità del momento; l’uccisione da parte dei nazisti del socialista Bruno Buozzi, ultimo Segretario Generale della CGL prefascista e indiscusso protagonista del Patto di Roma, avvenuta poche ore prima della firma dell’intesa, è la testimonianza più intensa di quella barbarie. Il Patto di Roma trae la sua forza da due elementi. In primo luogo, dal coraggio dei suoi firmatari, che nei mesi precedenti tessono una trama unitaria “sotto il naso dei tedeschi”  I primi incontri tra Buozzi e Di Vittorio avvengono nel carcere parigino della “Santé” nel febbraio 1941; nel 1942, quando Di Vittorio è al confino a Ventotene, si hanno incontri importanti a Torino tra Grandi e Buozzi e tra Buozzi e Roveda. Sono proprio questi uomini i protagonisti della ricostruzione del sindacato libero e democratico già a partire dai primi giorni dopo la caduta di Mussolini del 25 luglio 1943 quando, con la regia di Leopoldo Piccardi, nuovo Ministro dell’Industria, del Commercio e del Lavoro del Governo Badoglio, i vecchi sindacati fascisti vengono commissariati; Buozzi andrà a guidare la Confederazione ddei lavoratori dell’industria (col comunista Roveda e il democristiano Quarello come Vice), Grandi la Confederazione dei lavoratori dell’agricoltura (con Vice Lizzadri), mentre Di Vittorio guiderà i braccianti. E sarà proprio Buozzi, insieme al Commissario di Confindustria Mazzini, che il 2 settembre 1943 firmerà il primo accordo sindacale libero dopo la fine della dittatura. L’accordo ripristina nelle fabbriche italiane le Commissioni Interne, cancellate dal fascismo con l’accordo di Palazzo Vidoni dell’ottobre 1925. Per molti anni le Commissioni Interne saranno l’unica forma di rappresentanza sindacale nei luoghi di lavoro. La Cgil unitaria ( comunisti,socialisti e democristiani) si romperà nel 1948 a seguito della proclamazione dello sciopero generale dopo l'attentato a Palmiro Togliatti  con l'uscita dei democristiani e la costituzione della CISL.

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In allegato una nota su  Dante Bernamonti 

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