Lunedì, 06 dicembre 2021 - ore 22.44

29 settembre -5 ottobre 1944 Marzabotto, memoria di sangue e di martirio di Giorgino Carnevali

Guardare al passato perché non si ripeta in futuro. La lezione della Storia non va mai dimenticata. Si corre sempre su di un filo, il “Filo della memoria”.

| Scritto da Redazione
29 settembre -5 ottobre 1944 Marzabotto, memoria di sangue e di martirio di Giorgino Carnevali 29 settembre -5 ottobre 1944 Marzabotto, memoria di sangue e di martirio di Giorgino Carnevali 29 settembre -5 ottobre 1944 Marzabotto, memoria di sangue e di martirio di Giorgino Carnevali 29 settembre -5 ottobre 1944 Marzabotto, memoria di sangue e di martirio di Giorgino Carnevali

Da queste profonde convinzioni ognuno di noi deve trarre vigore per dar vita ad un itinere migliore, soprattutto i nostri giovani. La vicenda risale al 1944, tra il 29 sett e il 5 ott, con più di 1.800 le vittime. Quella di Marzabotto fu una delle stragi più efferate compiute dai nazi-tedeschi. Lo scopo era quello di annientare la Brigata Partigiana «Stella Rossa» che dal '43 operava sulle colline bolognesi, infliggere un duro colpo a questa organizzazione e ai civili che l'appoggiavano.  Tra le vittime donne, bambini e cinque sacerdoti. Una tragedia di proporzioni immani, una vera «caccia all'uomo» che non escluse neppure i luoghi sacri. Civili rifugiati in chiesa, il parroco che viene ucciso sull'altare e i parrocchiani vicino al cimitero. Nell'oratorio di Cerpiano a Monzuno altre 49 vittime, tra cui 20 bambini uccisi con bombe a mano. Una «marcia della morte» iniziata in Versilia. Il maresciallo Kesserling, per proteggersi dai partigiani, aveva ordinato di fare terra bruciata alle sue spalle, lui, mandante di una strage che nessun'altra superò per dimensioni e per ferocia. Walter Reder fu l’esecutore materiale della strage. “L’UOMO CHE VERRA’ ”, un’emblematica quanto suggestiva pellicola a testimoniare quella disumana strage nazista attraverso gli occhi della piccola Martina di appena otto anni, costretta ad assistere impotente di fronte alla cieca e disumana furia delle truppe tedesche. Una memoria di sangue, di fuoco, di martirio, del più vile sterminio di popolo, voluto dai nazisti e da quei soldati di ventura dell’ultima servitù di Salò per ritorcere azioni partigiane. Anche in questi giorni di inizio autunno, in quella piccola comunità di terra emiliano-romagnola, si accenderanno tante fiaccole, quelle della dignità della "persona", che quando i tempi lo richiedono, sanno offrire il meglio di se stessa, perchè altri abbiano a seguirne l'esempio. Quanto di più vero e di attuale appare oggi testimoniare che LA MEMORIA NON VA MAI IN PRESCRIZIONE! 

N.B. I nazisti misero a ferro e a fuoco l'intera Marzabotto distruggendo anche 800 appartamenti, una cartiera, un risificio, quindici strade, sette ponti, cinque scuole, undici cimiteri, nove chiese e cinque oratori. Infine, la morte nascosta: prima di andarsene Walter Reder, l’esecutore materiale della strage, fece disseminare il territorio di mine che continuarono a uccidere fino al 1966 altre 55 persone. In totale, le vittime di Marzabotto, Grizzano e Vado di Monzuno furono 1.830. 

Fra i caduti, 95 avevano meno di sedici anni, 110 ne avevano meno di dieci, 22 meno di due anni, 8 di un anno e quindici meno di un anno. Il più giovane si chiamava Walter Cardi: era nato da due settimane. Dopo la liberazione Reder, che era riuscito a raggiungere la Baviera, fu catturato dagli americani. Estradato in Italia, fu processato dal tribunale militare di Bologna nel 1951 e condannato all'ergastolo. Dopo molti anni trascorsi nel carcere di Gaeta, fu graziato nel 1985 per intercessione del governo austriaco. Morì pochi anni dopo in Austria senza mai essere sfiorato dal rimorso. 

VIVA L’ITALIA LIBERA, sempre ed in ogni dove!

Giorgino  Carnevali (Cremona)

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